In politica internazionale, bisogna trovare alleati. Solo raramente quegli alleati sono, diventano, si trasformano in amici. Per fenomeni complessi come la guerra e la pace non bastano i buoni sentimenti, i sorrisi, gli abbracci. È assolutamente necessaria la condivisione di interessi, obiettivi, persino valori. Se il valore ultimo è la potenza, la grandezza della propria nazione, la condivisione del valore ultimo non è possibile. Nel migliore dei casi si può arrivare al riconoscimento delle reciproche preferenze e al loro sobrio rispetto. Che entrambi siano platealmente mancati nei due messaggi con i quali il Chief dei MAGA, Donald Trump, ha deliberatamente insultato Giorgia Meloni e ha voluto sminuirne la statura politica, è solo parzialmente sorprendente. Noto, anzitutto, che attacchi di tale ripetuta violenza Trump non ha rivolto né ai suoi avversari politici USA né ai nemici come Putin, Xi Jinping, gli iraniani. Azzardo, ma convintamente sostengo che la misoginia di Trump, che in patria si dirige contro Hillary, altre senatrici, le giornaliste, si è scatenata contro una donna italiana che, certo, lo ha variamente, ripetutamente, a mio parere esageratamente, blandito, salvo poi disobbedirgli, questo è il verbo più appropriato, in due situazioni da lui ritenute molto importanti.
Bisogna continuare a mantenere rapporti stretti, anche se non più privilegiati, con l’amico americano? Giorgia Meloni li voleva, da un lato, come un segno della sua distintività rispetto agli altri Stati-membri dell’Unione Europea (e della sinistra italiana). Dall’altro, poiché davvero credeva che l’amicizia con il tycoon si sarebbe riflessa positivamente sul suo (di Giorgia) sovranismo altrimenti orgoglioso, ma solitario. L’Occidente senza (l’America di) Trump non sarebbe tale e, comunque, risulterebbe fortemente indebolito. E poi le elezioni di metà mandato nel novembre di quest’anno potrebbero fare del Presidente un’anatra zoppa, a mio parere, incattivita e pericolosissima.
Da tempo, più o meno intelligentemente, la sinistra ha per lo più cercato di distinguere i governanti sgraditi e autoritari dai loro popoli che, pure, spesso li osannano. Nel 2024 Trump è stato eletto da settantasette milioni di americani. Quasi sicuramente, stando ai sondaggi, ne ha persi all’incirca un quinto. Ma il punto è che gli europei non possono limitarsi a sperare che Trump perda potere, meno che mai, come talvolta sembra che voglia Meloni, che rimanga l‘interlocutore imprescindibile per chi ha a cuore l’Occidente. Non è neanche vero che noi europei dovremmo attrezzarci per conversare con il popolo Maga tenendo conto delle loro inclinazioni e aspirazioni.
La ridefinizione di una alleanza seria e duratura con gli USA post-MAGA esige che gli europei riaffermino i valori universali non negoziabili a fondamento dell’Unione e che parlino con una sola voce con quegli americani disponibili ad una alleanza politica e militare rispettosa. Al bando qualsiasi photo opportunity speciale, particolare, personale.

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