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Articoli scritti da: Dino Cofrancesco

I partiti politici hanno rovinato l’Italia?

17 Settembre 2018 di Dino Cofrancesco 2 commenti

A Roberto Pertici

 Nei giorni 10 e 11 settembre si è svolto a Santa Margherita Ligure, col patrocinio del Comune, della Regione Liguria, del Ministero degli Affari Esteri, del Corpo Consolare di Genova, il primo Festival della Politica in Liguria. A organizzarlo è stata l’Associazione Culturale Isaiah Berlin, intitolata al grande filosofo liberale di Oxford che trascorreva diversi mesi dell’anno nella sua villa sulle alture tra Santa Margherita e Portofino. Sono stati giorni di civilissimo confronto tra giuristi, economisti, storici, filosofi, politici di diversa area ideologica ma alieni dall’insulto, dalla criminalizzazione dell’avversario, dal processo alle intenzioni che ormai caratterizzano dibattiti televisivi, talk show, interviste sui quotidiani e, soprattutto, twitter. Temi caldi come la crisi della democrazia, la globalizzazione, il sovranismo, il populismo sono stati affrontati in maniera chiara e pacata: ciascun relatore, nelle sei tavole rotonde, ha esposto le sue ragioni senza aver l’aria di possedere la verità in tasca. Qualcosa a cui non si era più abituati. [Leggi di più…]

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Il ’68 è vivo e vegeto

30 Luglio 2018 di Dino Cofrancesco Lascia un commento

Nel suo elegante e meditato editoriale, L’eredità mitica del ’68: cosa resta e cosa fare di quel che resta, Laura Paoletti scrive che «si tratta di capire se davvero sia possibile una ‘storia’ del tutto scevra dal ‘mito’ o se questa stessa divisione, se assunta in modo troppo netto, non finisca per riapplicare lo stesso schema che denuncia, e per collocare i critici del mito dalla parte giusta della storia e dell’analisi storica (magari sostituendo il Liberalismo all’Antifascismo)». Comprendo il dubbio e, soprattutto, la messa in guardia da una demolizione del mito del ’68 – peraltro non registrabile in tutti i contributi del fascicolo di «Paradoxa» – suscettibile di convertirsi in un antimito made in Liberalism: immagine speculare dell’altro ma, in sostanza, parte dello stesso universo semantico, come i Guelfi e i Ghibellini lo erano dell  città-stato medievale. Non mi ritengo touché ma un chiarimento è necessario da parte mia. [Leggi di più…]

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Commentando Fausto Bertinotti

19 Aprile 2018 di Dino Cofrancesco 2 commenti

L’intervista rilasciata da Fausto Bertinotti a Federico Ferraù, M5S e Lega ci hanno rubato la rivoluzione è, a mio avviso, tanto emblematica quanto sottovalutata. Le tesi del fondatore nel 1991 di Rifondazione Comunista sono infarcite di preconcetti ideologici ma, altresì, di un realismo che «viene da lontano». Quest’ultimo emerge subito nell’incipit: «La vittoria di M5s e Lega è la manifestazione di una rivolta lungamente covata, inespressa, impossibilitata a emergere per la mancanza di soggetti politici capaci di darle forma». Forse sarebbe stato meglio dire che il 4 marzo è calata dal volto dell’elettorato di sinistra (almeno di una sua parte rilevante), quella maschera di ferro modellata da un partito che si richiamava a Lenin e a Gramsci, a Togliatti e a Berlinguer ma nascondeva fattezze antiche: di un popolo estraneo ai valori della ‘società aperta’, diffidente nei confronti del mercato e del capitalismo, pronto ad accusare le classi dirigenti dei loro guai («piove, governo ladro!»), convinto che lavoro ed occupazione debbano essere assicurati dallo Stato e non dall’intraprendenza della società civile. [Leggi di più…]

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Caro Macaluso, tu quoque?

1 Marzo 2018 di Dino Cofrancesco 3 commenti

A differenza di altri esponenti politici che, ad ogni tornata elettorale, parlano di «scelta di campo» – come ha fatto di recente Paolo Gentiloni, per il quale, da una parte, vi sono «i valori democratici, liberali, della società aperta, del Welfare, del dialogo con i popoli diversi; dall’altra parte, e non è mai stato così chiaro nella storia del nostro paese, ci sono l’odio, i muri, l’antieuropeismo, il sovranismo, la chiusura al dialogo e riaffiorano vecchi fantasmi del passato» – Emanuele Macaluso, difendendo Emma Bonino (sul «Dubbio» del 28 febbraio u.s.) ha scritto: «Ecco cosa vuole la destra. Anche i più moderati di questo campo chiedono “meno Europa”, e non solo in Italia. L’obiettivo “più Europa” è quindi una netta e radicale contrapposizione alla destra». Macaluso non è Ezio Mauro, non è Travaglio: non demonizza la destra anche se, ovviamente ne è lontanissimo, le sue considerazioni non hanno nulla a che vedere con lo stile violento e fazioso della campagna elettorale in atto e con l’evergreen della delegittimazione reciproca. Se la buona pianta del liberalismo avesse attecchito nel nostro paese, non ci sarebbe la tentazione di trasformare gli avversari politici in nemici mortali e le idee e i progetti politici non condivisi non diverrebbero la riprova di una congiura reazionaria, razzista, fascista, totalitaria, comunista, a seconda dei gusti e delle militanze. Con la consapevolezza che le opinioni, i valori, gli interessi politici stanno sullo stesso piano – nel senso che su nessuno di loro cade la benedizione dello Spirito Santo (perché in politica, come nella morale e nel diritto, non c’è verità) –, saremmo forse più aperti alle ragioni degli altri e più disposti ad ascoltare quanti in economia, in bioetica, in politica interna o internazionale, non condividono i nostri punti di vista. Purtroppo non è così e anche persone rispettabilissime come Macaluso finiscono per avallare divisioni di campo che ci riportano al tempo in cui l’Italia era divisa in due. [Leggi di più…]

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Nostalgie totalitarie e censure ‘democratiche’

19 Febbraio 2018 di Dino Cofrancesco 4 commenti

Guastato da una formazione intellettuale storicista, non ho mai creduto che tutti i conflitti sociali, politici, culturali possano risolversi col metodo del dialogo e della non violenza. Non vivrei sotto un regime totalitario – o semplicemente autoritario e poliziesco – neppure se mi si garantissero gli agi dei sultani delle Mille e una notte ma ciò non m’impedisce di riconoscere che anche le dittature più spietate – almeno in società caratterizzate da un certo livello di civilizzazione – hanno conosciuto una qualche forma di consenso. Questo significa che, quando vengono abbattute, restano sempre dei nostalgici che non pensano alle carceri, alle torture riservate agli oppositori politici, ai campi di prigionia (dei quali non sapevano o forse, per una indubbia forma di vigliaccheria, non volevano sapere nulla) ma ai suoi ‘lati buoni’, alle loro realizzazioni sociali, ai riassetti urbani, al ‘mantenimento dell’ordine’. [Leggi di più…]

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Via le tombe dal Pantheon! Considerazioni di un estimatore di Casa Savoia

15 Gennaio 2018 di Dino Cofrancesco 1 commento

Una sera del 1871, ricorda Federico Chabod nel suo capolavoro Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896 (1951), il grande romanista tedesco Theodor Mommsen, rivolgeva a Quintino Sella un «concitato richiamo»: «Ma che cosa intendete fare a Roma? Questo ci inquieta tutti: a Roma non si sta senza avere dei propositi cosmopoliti. Che cosa intendete di fare?».

 L’Urbe era la sede di un’Autorità spirituale planetaria: cosa poteva contrapporre ad essa il povero Regno d’Italia nato dieci anni prima e riguardato con sospetto dalle potenze cattoliche? La classe dirigente, nondimeno, accettò la sfida e specialmente con la Sinistra storica, fatta di ex mazziniani, mostrò di voler dare vita alla Terza Roma. [Leggi di più…]

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Postilla a Veneziani

27 Novembre 2017 di Dino Cofrancesco 1 commento

Nel suo recente saggio Tramonti. Un mondo finisce e un altro non inizia (Ed. Giubilei Regnani, 2017) Marcello Veneziani, forse l’unico pensatore rimasto alla cultura di destra in Italia, compendia la crisi del nostro tempo nel «dominio assoluto del divenire sull’essere, del desiderio sulla natura, del soggetto sulla realtà, della possibilità sui limiti». Si tratta di una geremiade (absit iniuria) antica ma che oggi è motivata da una quantità sterminata di fatti – relativi all’economia come alla società, alla cultura come alla religione – che, se non inducono l’autore a parlare di ‘decadenza dell’Occidente’, certo lo portano a ritenere che un ciclo storico si è concluso e finora non se ne intravvede un altro. [Leggi di più…]

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