Nel suo recente saggio Tramonti. Un mondo finisce e un altro non inizia (Ed. Giubilei Regnani, 2017) Marcello Veneziani, forse l’unico pensatore rimasto alla cultura di destra in Italia, compendia la crisi del nostro tempo nel «dominio assoluto del divenire sull’essere, del desiderio sulla natura, del soggetto sulla realtà, della possibilità sui limiti». Si tratta di una geremiade (absit iniuria) antica ma che oggi è motivata da una quantità sterminata di fatti – relativi all’economia come alla società, alla cultura come alla religione – che, se non inducono l’autore a parlare di ‘decadenza dell’Occidente’, certo lo portano a ritenere che un ciclo storico si è concluso e finora non se ne intravvede un altro. [Leggi di più…]
Un appunto a Piero Sansonetti su fascismo e comunismo
Piero Sansonetti, un giornalista che ha acquisito non poche benemerenze per il suo impegno etico-politico in difesa delle ‘garanzie della libertà’ – minacciate dalle procure montagnarde –, a conclusione del suo articolo, No, la rivoluzione d’ottobre aveva un’idea il fascismo no («Il Dubbio», 7 novembre 2017), scrive di non aver mai «creduto che si possano mettere sullo stesso piano la rivoluzione d’ottobre e il fascismo, o il nazismo. Non perché ci siano grandi differenze nella furia totalitaria e nella ferocia dei massacri. Ma perché mi pare che sia sbagliato mettere sullo stesso piano un movimento puramente reazionario e violento, privo di una strategia, di una visione – di una utopia – come fu il nazismo, con un gigantesco fenomeno rivoluzionario, fallito, ma ricco di esperienze, d’idee, di possibilità». [Leggi di più…]
Irresponsabilità e fanatismo dell’antifascismo
Non so cosa sia passato nella mente di Mario Di Napoli, Presidente dell’Azione Mazziniana Italiana (AMI) e direttore dell’importante rivista «Il pensiero mazziniano». In una lettera aperta al leader dell’Esquerra Republicana de Catalunnya Oriol Junqueiras, che è poi il Vice di Charles Puidgemont, ha scritto: «A mio parere i repubblicani catalani dovrebbero cambiare obiettivo: non la secessione da Madrid ma la trasformazione dell’intera Spagna in una Repubblica federale, con il superamento della monarchia e la liquidazione dei residui franchisti in vista degli Stati Uniti d’Europa». È strano che il responsabile di un’associazione che si richiama a Giuseppe Mazzini proponga alla Spagna una soluzione – quella federalista – che il profeta genovese criticò aspramente non per contingenti motivi di polemica anti-municipalista e anti-proudhoniana ma per ragioni storiche e teoriche che non potevano sfuggire a un pensatore politico profondo come lui (e, aggiungiamo, tra i più prestigiosi esponenti della democrazia ottocentesca, assieme a Jules Michelet e a pochissimi altri). [Leggi di più…]
La vera inciviltà italiana? L’assenza di legittimazione reciproca
Sul «Corriere» del 19 agosto, Belardelli è intervenuto sulla questione delle società incivili sollevata da «Paradoxa» 2/2017. Riprendendo il suo spunto, mi chiedo, a mia volta, come possano esserci associazioni bridging in un paese in cui tra le subculture politiche, religiose, filosofiche (lato sensu) etc. più forti e più diffuse non c’è mai stata legittimazione reciproca. Negli anni in cui Berlusconi è stato al governo non c’era quasi professore, nelle scuole di ogni ordine e grado, che non facesse ai suoi allievi quadri cupi della nuova dittatura in cui eravamo ripiombati. [Leggi di più…]
Retorica e vecchi belletti
Come ha scritto Biagio de Giovanni, sul «Mattino» del 3 luglio – Insieme contro, il solito vizio della sinistra – «Per l’Italia, il 4 dicembre, la bocciatura della proposta referendaria, è la data che fa da spartiacque: nessuno intendeva attribuire a quella riforma una funzione salvifica, e non era difficile vedere suoi difetti e limiti, ma là dentro c’era la possibilità di un nuovo corso politico, e magari di tensioni e conflitti ma finalmente marcati dal segno di un passaggio costituzionale e politico di grande portata». Si può essere d’accordo o in disaccordo con lo studioso rimasto uno dei pochi cervelli pensanti della sinistra italiana ma i fatti sono inconfutabili e i fatti, dicevano gli Antichi, sono divini. [Leggi di più…]
E se scegliessimo la parte sbagliata della storia?
Un grande giornalista italiano di area liberaldemocratica – ma in gioventù dirigente della Federazione Giovanile Comunista –prendendosela con i philosophes parigini, che in odio a Emmanuel Macron hanno deciso di non recarsi alle urne – non potendo, certo, dare il voto a una nazionalista come Marine Le Pen – ha scritto che «rischiano di stare dalla parte sbagliata della storia». Che la mostrificazione di Macron sia un errore, ne sono convinto anch’io: se fossi francese, come Alain Finkielkraut, lo voterei ‘par défaut’ ma il punto non è questo. È l’invito a non porsi contro la storia che ha suscitato in me un invincibile senso di inquietudine. «Sapere dove va il mondo» o «dove va la Storia» (con la esse maiuscola) è sempre stata, infatti, la caratteristica fondamentale della mens totalitaria, di destra e di sinistra. Per i nemici della ‘società aperta’, gli individui, con i loro desideri, le loro paure, le loro speranze, le loro istanze morali, i loro bisogni «umani troppo umani», vanno incontro alla nullificazione ontologica se si mettono a nuotare controcorrente. Solo se alzano le vele seguendo la direzione del vento giungeranno in un porto sicuro. [Leggi di più…]
Considerazioni di un liberale non libertario, laico non laicista sull’aborto
Se quella materia vivente, che somiglia a un mostriciattolo con fattezze umane, giunta al terzo mese dal concepimento, si ribella all’isterosuttore e si sforza con penosa fatica di non esserne risucchiata, non si distingue da una cisti seborroica o da un’appendice da asportare subito per non farla degenerare in peritonite, come credeva la radicale Adele Faccio (e come forse crede Emma Bonino), il problema non si pone. L’aborto è un ascesso dentario che la mutua può benissimo ‘passare’ (forse l’esempio è mal scelto giacché le cure medico-dentarie sono a carico del paziente, ma il discorso è chiaro). Mettiamo, però, che per alcuni le cose non stiano proprio così, ritenendo fin dall’inizio del concepimento ci si trovi dinanzi a una persona: è difficile crederlo, sulla base dei testi di medicina, ma questa è la posizione dei cattolici che si richiamano al principio della sacralità della vita, indisponibile in quanto dono di Dio. Si tratta di due stili di pensiero opposti e affini. Per i laicisti – spesso atei razionalisti – il feto è nulla, per i credenti il feto è già, in quanto persona, titolare di diritti: per i primi, liberarsene è eticamente irrilevante, per i secondi è un reato (e si potrebbe aggiungere: una colpa morale e un peccato). [Leggi di più…]