Sono stato uno dei ventiquattro senatori della minoranza del Partito Democratico che non partecipò al voto sull’Italicum, mentre alla Camera dieci componenti, sempre della minoranza dem, della Commissione Affari Costituzionali furono sostituiti, una quarantina di deputati del Pd votarono contro (o non risposero alla chiamata) la fiducia posta dal governo sulla legge elettorale e il capogruppo Roberto Speranza si dimise da capogruppo.
A due anni di distanza, la Corte Costituzionale ha confermato la fondatezza di molti nostri rilievi a cominciare dal ballottaggio e, se mi è consentito, anche la giustezza della difesa intransigente dell’idea che, a maggior ragione dopo la bocciatura del «Porcellum», si dovesse ricercare un corretto equilibrio tra le esigenze della rappresentanza e quelle relative alla stabilità dei governi.
In una visione sistemica, e al netto quindi di chi ha contrastato con ragioni dimostratesi fondate l’iniziativa del Governo, per le forze politiche e per il Parlamento la pronuncia della Corte Costituzionale sull’Italicum rappresenta, però, una sconfitta tanto netta quanto amara. [Leggi di più…]