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Articoli scritti da: Gianfranco Pasquino

La politica domani. A latere della discussione

28 Febbraio 2019 di Gianfranco Pasquino 3 commenti

A latere della discussione/confronto con Enrico Letta su La politica domani, mi fa piacere aggiungere alcune, poche, ma precise considerazioni. Senza scherzare, anzi, con non poca preoccupazione, ripeto che, purtroppo, la politica ‘domani’ è già largamente pregiudicata dall’oggi. Sarà, e mi rivelo seguace di von Clausewitz, la politica di oggi perseguita con altri mezzi. Enrico Letta ha dichiarato che almeno uno di quegli altri mezzi lo sta già utilizzando: Instagram. [Leggi di più…]

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I garantisti dell’impunità (con o senza punto interrogativo)?

31 Gennaio 2019 di Gianfranco Pasquino 3 commenti

«Il termine garantismo indica una concezione politica che sostiene la tutela delle garanzie costituzionali del cittadino da possibili abusi da parte del potere pubblico». Questa è la definizione che si trova su Wikipedia. È una definizione minima, vale a dire che costituisce la base di qualsiasi riflessione e al di sotto della quale non si può e non si deve proprio andare. Sostenere che garantismo equivale a sottrarre i parlamentari e i ministri dal giudizio dei tribunali della Repubblica significa affermare che i detentori del potere pubblico godono di privilegi rispetto ai ‘comuni’ cittadini. Al contrario, dovrebbe essere chiaro che, proprio poiché dotati di poteri significativi, parlamentari e ministri dovrebbero essere come la moglie di Cesare, vale a dire al di sopra di ogni sospetto. È lecito, invece, sospettare che chi invoca il garantismo voglia sottrarre al processo, si badi bene non al giudizio, a prescindere da qualsiasi altra considerazione, ‘senza se e senza ma’, i parlamentari e i ministri. Di conseguenza, questa versione di garantismo diventa semplicemente garanzia di impunità. [Leggi di più…]

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The Ideal of Democracy and Real Democracies

12 Novembre 2018 di Gianfranco Pasquino 2 commenti

Comfortably seated in the Parisian coffee place Les Deux Magots, smoking a Gauloise and sipping Pernod, spending the week-end in their cabin at the lake of Konstanz, holding the weekly meeting of a progressive Roman newspaper, enjoying cherry in an exclusive London club, vocally criticizing their political leaders and fellow citizens in a crowded Latin-American restaurant, presenting their powerpoint slides at an academic workshop in a Greek island, participating in a conference admirably organized by Fudan University in Shanghai, many Western intellectuals, philosophers, sociologists, political scientists somberly decry the sad, though inevitable, demise of liberal democracy. [Leggi di più…]

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Quale partito per il prossimo segretario del PD?

6 Settembre 2018 di Gianfranco Pasquino 1 commento

Dalla rumorosa cavalcata di Veltroni nell’estate-autunno 2007 fino all’inusuale ri-elezione nel 2017 di un ex-segretario sconfitto al referendum costituzionale, le battaglie (impropriamente definite ‘primarie’) per la conquista della segreteria del Partito Democratico hanno regolarmente eluso il tema di ‘quale partito’ debba essere il PD. Tutti i potenziali segretari hanno raccontato qualche storia più o meno credibile, più o molto meno nuova, più o meno infiorettata, sulle ‘magnifiche sorti e progressive’ che avrebbero introdotto nel governo del paese. Con quale partito non si è saputo mai. Con quale successo lo si è visto poi. Nelle democrazie contemporanee, alla faccia di tutte le estemporanee analisi che accentuano la personalizzazione della politica (in Svezia? Norvegia? Danimarca? Finlandia? Germania? Gran Bretagna? tutte democrazie davvero pochissimo ‘personalizzate’, e altre se ne potrebbero aggiungere), che sostengono che i partiti sono spariti, che trovano, per assolvere gli italiani, inconvenienti simili alla sgangherata politica italiana un po’ dappertutto, i partiti continuano a esserci, in uno stato di salute accettabile, e quelle che chiamiamo crisi della democrazia sono problemi di funzionamento nelle democrazie. Quei problemi sono più evidenti e più gravi proprio laddove i partiti sono più deboli. [Leggi di più…]

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Una traccia di storia da bocciatura

28 Giugno 2018 di Gianfranco Pasquino 1 commento

Per fortuna, gli esami non finiscono mai. A settembre potrò ripetere la prima prova alla quale sono stato giustamente bocciato. Infatti, ho negato qualsiasi rilevanza al contributo di Aldo Moro alla costruzione dell’Europa. Ho scritto che, primo, citare un suo discorso del 1975, quando il Mercato Comune era già in esistenza da 18 anni, mi pareva anacronistico e, uh uh, ho ceduto all’esagerazione/esasperazione, aggiungendo addirittura: sbagliato. A quale fine poi? Costruire il santino di Aldo Moro? Ho sostenuto, secondo, che non è minimamente possibile mettere sullo stesso piano, per quel che riguarda l’Europa, De Gasperi e Moro. Lo statista trentino ha quasi tutti i meriti iniziali, ma, anche per questo, cruciali, mentre il politico pugliese arriva dopo, tardi e poco. Ad esempio, non è neppure citato nell’imponente indice dell’autorevole Oxford Handbook of the European Union (Oxford University Press 2012) dove De Gasperi ha quattro citazioni e Spinelli (appena menzionato nella Traccia) ne ha sei. Però, confesso subito, ma non faccio nessuna autocritica, anch’io neppure lo cito, Aldo Moro, nel mio volumetto L’Europa in trenta lezioni (UTET 2017). [Leggi di più…]

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La solitudine del numero primo

11 Giugno 2018 di Gianfranco Pasquino 7 commenti

Noi che non conosciamo personalmente i G(randi) 7 della Terra, ma abbiamo studiato la scienza politica e le relazioni internazionali, ci permettiamo di commentare da lontano l’esordio sul palcoscenico del mondo del Premier italiano Giuseppe Conte: la solitudine del numero primo. Le foto ce lo mostrano al tavolo degli incontri con le cuffie con le quali abitualmente si ascoltano le traduzioni, ma come mai né Angela Merkel né Christine Lagarde ‘indossano’ le cuffie? Poiché il tanto dettagliato curriculum del Professor Conte indica la conoscenza di molte lingue, dobbiamo dedurne che stesse parlando il Premier giapponese la cui lingua sappiamo essere da tempo patrimonio comune delle donne politiche francesi e tedesche. Le foto ci mostrano il Primo ministro italiano altresì mentre cammina da solo in coda al gruppetto dei Grandi. Eppure ci avevano insegnato che in questi incontri di vertice (splendida la traduzione spagnola: mitin de cupula), nelle riunioni plenarie si ratifica solo quanto previamente predisposto dagli sherpa, spesso ambasciatori e tecnici di lusso, e già approvato dai ministri competenti. [Leggi di più…]

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Saltare giù dal carro dell’opposizione

5 Aprile 2018 di Gianfranco Pasquino 4 commenti

Il procedimento, già sperimentato in altre, non altrettanto eclatanti, situazioni, è relativamente semplice. Prima si costruisce l’avversario, anzi, in, più o meno consapevole, omaggio al detto ‘molti nemici molto onore’, se ne mettono tanti, senza nessuna distinzione, di avversari in una grande sacca. Non ci si deve curare in nessun modo della loro provenienza, di quello che hanno effettivamente detto ed eventualmente scritto, delle loro differenze passate, della loro cultura, dei loro obiettivi. Trovato (o, meglio, costruito) un minimo comun denominatore, ecco che si può stilare, come ha fatto Paolo Mieli una decina di giorni fa sul «Corriere della Sera», ma come hanno prontamente ‘copiato’ altri giornalisti, una lista di intellettuali che agilissimamente sarebbero/sono pronti a saltare sul carro del vincitore, tale essendo reputato il Movimento Cinque Stelle. Se poi, c’è anche un caso esemplare, voilà, gli si dedica un profilo in prima pagina: Aldo Grasso, Stare all’opposizione? Per il Prof è eversivo, «Corriere della Sera», 11 marzo 2018, con tanto di foto mia e di titoli accademici. Il messaggio non proprio subliminale è: ‘Vedete dove si può finire oppure, peggio, come ha fatto mai questo tale a ottenere tutti questi ‘onori’ e poi scrivere che in una democrazia parlamentare chi [il due volte ex-segretario del Partito Democratico] si chiama fuori dal sistema compie un atto eversivo?’. Naturalmente, ‘eversione’ non è stare all’opposizione, ma stravolgere le regole della democrazia parlamentare negandosi a qualsiasi confronto. Eversione è anche imporre ai propri parlamentari nominati un comportamento oppositivo in spregio al dettato costituzionale dell’art. 67: rappresentare la nazione «senza vincolo di mandato». [Leggi di più…]

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