Sostiene il noto politologo Lorenzo Guerini, membro della segreteria del Partito Democratico: «il ruolo che ci hanno assegnato gli elettori è quello dell’opposizione». Attendiamo un rapido endorsement di Romano Prodi. Con qualche sorpresa, rileviamo che, a sua insaputa, l’on. Guerini, debitamente rieletto grazie alla generosa legge Rosato, resuscita il vincolo di mandato, quello, curiosamente, che vorrebbero i pentastellati. Ovvero, addirittura sa, dopo un’intensa campagna elettorale di ascolto sul territorio, che gli elettori lo votavano poiché volevano mandarlo all’opposizione. Sì, visti gli esiti elettorali, è probabilissimo che l’ottanta per cento degli elettori italiani abbia voluto proprio questo, ma anche gli elettori del Partito Democratico lo hanno votato per mandarlo (e tenerlo) all’opposizione? [Leggi di più…]
Due o tre cose da sapere sulle democrazie parlamentari
Nelle democrazie parlamentari, il governo, bisogna continuare a dirlo e a ripeterlo, è espressione del Parlamento. Non è eletto dal popolo. Del Parlamento deve godere la fiducia e mantenerla. Se la perde, può essere sostituito da un altro governo che abbia una maggioranza in Parlamento. Tranne pochissimi casi, quelli anglosassoni caratterizzati da bipartitismo, i governi delle democrazie parlamentari sono formati da coalizioni di partiti. Una volta inaugurati, tutti i governi delle democrazie parlamentari sono a capo di una maggioranza parlamentare e la guidano. Quei governi hanno il dovere politico di attuare un programma. Lo faranno attraverso appositi disegni di legge. Nelle democrazie parlamentari, non sono i parlamentari, per quanto bravi e competenti, a fare le leggi. È il governo, che ha ricevuto un mandato, a elaborare le leggi. Il parlamento le discute, le emenda, le può, nei limiti definiti dal governo, cambiare, infine le approva (o respinge). [Leggi di più…]
Rappresentanza politica? Another time, another place, another law
L’anno 2017 si è chiuso con una buona notizia. Molti parlamentari del Partito Democratico, ma persino il sottosegretario, già ministro, Maria Elena Boschi hanno (ri)scoperto la rappresentanza politica. La cattiva notizia è che fanno una grande confusione. La loro concezione della rappresentanza si traduce nell’occuparsi del ‘territorio’, dei piccoli imprenditori e, naturalmente, delle banche purché si trovino nel loro collegio elettorale. È un peccato che l’ex-ministro delle Riforme Istituzionali non abbia letto con la necessaria attenzione l’art. 67 della Costituzione italiana dove è scritto chiaramente che «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione», non un collegio elettorale, neanche il suo. Non posso, me ne sono già convinto, supporre e meno che mai pretendere che Maria Elena Boschi e troppi parlamentari del PD, che le hanno dato sostegno e che ne auspicano la ricandidatura, abbiano letto gli importanti scritti di Sartori sulla rappresentanza politica che è tale sempre e soltanto se è elettiva. Altrimenti si chiama delega o mandato. Che è un rapporto fra gli elettori e gli eletti i quali, non soltanto hanno fatto campagna elettorale per ottenere voti, ma per capire esigenze e preferenze degli elettori. Si sforzeranno poi di mantenersi responsabili rendendo conto a quegli elettori, non trafficando in influenze, ma spiegando che cosa hanno fatto, non fatto, fatto male e perché. Né la legge Calderoli né l’Italicum miravano a consentire che si stabilisse un rapporto di questo genere fra gli eletti, nominati dai capipartito e dai capicorrenti, e gli elettori che non avevano avuto modo di scegliere, ma erano stati costretti a ratificare. La legge Rosato ha pervicacemente riprodotto lo stesso meccanismo. [Leggi di più…]
Senso delle istituzioni e opportunisti di oggi, ieri e domani
Dopo la legge elettorale che «tutta l’Europa c’invidierà che metà Europa imiterà» (largamente cassata dalla Corte Costituzionale), è arrivata la legge firmata dal capogruppo del PD alla Camera, Ettore Rosato, noto esperto di leggi elettorali, certo più di Roberto D’Alimonte. La legge di Rosato di europeo non ha proprio nulla. Per di più, non consentirà di sapere la sera stessa chi ha vinto le elezioni e chi governerà (né l’uno né l’altro obiettivi ritenuti prioritari e perseguiti dai sistemi elettorali europei), ma impone la formazione di coalizioni pre-elettorali (che si scomporranno per dare vita ad una coalizione di governi) rendendo impossibile agli elettori darne una valutazione disgiunta dal loro voto a favore o contro il candidato nel collegio uninominale. [Leggi di più…]
Con lo sciopero, oltre lo sciopero
Lo sciopero dei professori universitari è praticamente e rapidamente sparito dall’attenzione dei sistemi informativi italiani. È terminato, e come? Con quali risultati? È servito specificamente a cosa? Riflettendo anche su quanto ho chiesto ai collaboratori del fascicolo di «Paradoxa» (Aprile/Giugno 2017) dedicato a Le società incivili e su quanto ha scritto Stefano Semplici (Libertà e autonomia come dovere e come tentazione. I professori universitari dalla Costituzione alla VQR), ho deciso di chiedermi: se fossi ancora stato in ruolo avrei partecipato? Sicuramente no, per una ragione di ordine generale e una di ordine specifico (credo che entrambe sarebbero state condivise dai molti professori che affollarono le scarne file del Partito d’Azione). [Leggi di più…]
Le sinistre. Con la socialdemocrazia per andare oltre
Mi ricordo di avere letto un breve, ma intenso scritto (che si trova in un suo libro adesso a Nova Spes [NdR il prof. Pasquino ha donato alla biblioteca della Fondazione Nova Spes circa 4.000 volumi di scienza politica]) del grande sociologo tedesco-poi-britannico Ralf Dahrendorf, nel quale sosteneva, con apprezzamento, quasi ammirazione, che il XX secolo era stato il secolo socialdemocratico. Dahrendorf ha esagerato. Nel migliore dei casi, il cosiddetto secolo socialdemocratico è durato dal 1932, anno in cui i Socialdemocratici svedesi vinsero le elezioni conquistando la maggioranza assoluta di seggi (e poi governarono ininterrottamente fino al 1976), fino al 1997, la prima vittoria dei Laburisti di Tony Blair, che si era già addentrato nella Terza Via, chiaramente e deliberatamente non più socialdemocratica. [Leggi di più…]
Modello tedesco: doch, certamente sì
Sento l’obbligo di avvisare i lettori di questo forum che non sono fra i primi venti esperti italiani di leggi elettorali. Almeno, così ha deciso senza ripensamenti la Commissione Affari Costituzionali della Camera che non mi ha invitato alle audizioni in materia tenute fra la fine di marzo e l’inizio di aprile di quest’anno. Cercando di recuperare propongo qui di seguito la scheda elettorale usata in Germania, di qualche interesse per chi volesse importare il sistema elettorale tedesco che si chiama, non a caso, «proporzionale personalizzata». [Leggi di più…]