Il papato di Francesco ha inaugurato un periodo nuovo nella storia della Chiesa cattolica contemporanea. Il papa argentino, infatti, a differenza del predecessore, ha posto in modo netto il problema di una riforma nella Chiesa, promossa dal Concilio Vaticano II ma mai veramente realizzatasi fino ad oggi, che sia nel contempo una riforma della Chiesa: una riforma, per intenderci, al modo di Lutero.
Ecclesia semper reformanda: questo celebre detto – di cui tra l’altro, nonostante approfondite ricerche, si continua ad ignorare l’origine – accompagna nei fatti la storia della Chiesa, dai tempi della Riforma gregoriana fino ad oggi.
Che cosa sia da intendere esattamente con esso è naturalmente oggetto di discussioni infinite. Ma su una cosa non si può non essere d’accordo. Nella storia della Chiesa ciò ha in genere implicato tre aspetti: la riforma dei costumi, delle dottrine e delle strutture organizzative.
Per quanto concerne il primo punto, esemplificato oggi al meglio (cioè al peggio) dal caso dei preti pedofili, occorre tenere sempre presente che la Chiesa, casta meretrix, è di per sé santa. Non potendo peccare, la riforma dei costumi riguarda, di conseguenza, o i laici o l’inadeguatezza del suo clero.