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Emergenza ‘populista’ e ignavia riformatrice

15 Marzo 2018 di Maurizio Griffo 2 commenti

Per comprendere l’esito, tutt’altro che rassicurante, delle elezioni del 4 marzo, anziché aggiungere una nuova analisi impressionistica, può essere utile riportare alla mente del lettore degli avvenimenti non lontani nel tempo, ma forse già dimenticati. Nell’estate del 2011 la Banca Centrale Europea chiese al governo italiano di realizzare alcune riforme, per meglio fronteggiare la crisi economica cominciata nel 2008. Si trattava nell’ordine di: riforma delle pensioni, riforma del mercato del lavoro, liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Non si era di fronte ad una imposizione proterva da parte di un potere forte, né quella richiesta esprimeva le pretese assurde di una burocrazia ottusa e opaca; al contrario si trattava di un suggerimento che proponeva un’agenda liberale di buon senso. Cosa che avrebbe dovuto risultare di sprone per il governo di centro destra guidato da Silvio Berlusconi, che aveva perso smalto, riportando in auge quella definizione di ‘governo del fare’ che aveva caratterizzato i primi mesi della legislatura. Purtroppo non accadde nulla. Il fatto è che la compagine ministeriale era divisa. La Lega nord, che aveva dalla sua il ministro dell’economia, pose il veto a quelle misure che avrebbero potuto risultare sgradite al bacino elettorale di riferimento. L’azione dell’esecutivo si risolse in un burocratico e poco liberale aumento della pressione fiscale. Nel frattempo, però, la incapacità operativa del nostro governo era stata percepita dai mercati, producendo un divario crescente con i titoli di stato tedeschi minacciando la sostenibilità del nostro debito pubblico. In sostanza il governo in carica, pur legittimato dal voto popolare, era paralizzato. Andare ad elezioni anticipate non fu possibile perché il maggior partito di opposizione, il PD, non voleva assumersi responsabilità di misure impopolari dopo la probabile vittoria elettorale. Si arrivò così al governo ‘tecnico’ di Monti. [Leggi di più…]

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    Ancora sulla «scespiriana» follia trumpiana

    22 Gennaio 2026 di Antonio Malaschini 1 commento

    In precedenti articoli ci chiedevamo se sotto l’apparente «follia» dei comportamenti del Presidente americano Donald Trump non si nascondesse invece un «metodo» razionale da lui con decisione seguito. Ed il metodo veniva rinvenuto in quel documento di 887 pagine della Heritage Foundation, il Project 2025 pubblicato nel 2023, nel quale era delineato un vero e proprio programma di governo. … [continua]

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    Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’

    19 Gennaio 2026 di Giuseppe Ieraci 2 commenti

    In principio, c’era la guerra. Che si tratti di un adepto della Realpolitik, centrata sui concetti di «interesse nazionale» e di anarchia internazionale, oppure di un groziano, convinto che i rapporti tra gli stati debbano essere regolati secondo principi universali, qualsiasi studioso di relazioni internazionali potrebbe accettare questo incipit e ammettere - come scriveva Sun Tzu ne L’arte della … [continua]

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    Alla ricerca dell’ordine politico internazionale perduto

    12 Gennaio 2026 di Gianfranco Pasquino 5 commenti

    Ho sempre avuto molti dubbi sulla effettiva esistenza di un ordine internazionale liberale nel periodo tra il 1945, fondazione delle Nazioni Unite, e il 1989, crollo del comunismo sovietico e, secondo Fukuyama, Fine della storia. In effetti, la storia della contrapposizione delle democrazie liberali e dei regimi comunisti era finita, proprio come scrisse lui stesso, con la vittoria delle … [continua]

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