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Populismo, una parola malata

6 Maggio 2021 di Michele Magno Lascia un commento

Presentando l’associazione «le Agorà» da lui fondata, Goffredo Bettini, a torto o a ragione considerato l’eminenza grigia del Pd, ha ribadito che occorre saper distinguere tra il populismo di destra e autoritario e il populismo sociale, rispettoso delle regole elettorali e di un regime di libertà. Di fronte ad affermazioni di questo tipo, mi chiedo se la parola ‘populismo’ non sia ormai una parola malata, un virus linguistico che rischia di inquinare il dibattito pubblico domestico.

Del resto, non per caso il termine è tanto più inflazionato quanto più è lontano dalla sua origine storica. Origine che è duplice: il populismo russo da un lato e quello americano dall’altro. In Russia, l’etichetta fu inventata a metà Ottocento per indicare un movimento di intellettuali che, in opposizione all’autocrazia zarista, riscoprì il popolo, in particolare i contadini. Movimento che vagheggiava un socialismo romantico, agrario, tradizionalista, volto a ripristinare una mitica comunità incontaminata, in grado di resistere alle spinte modernizzanti provenienti dall’Occidente. Del tutto indipendentemente, a quel primo populismo ne corrispose, verso fine secolo, un secondo sull’opposta sponda dell’Atlantico, dove nel 1892 lo U.S. People’s Party indirizzò il malessere dei piccoli farmer proprietari del Midwest e del Sud contro grandi imprese, alta finanza e ambienti corrotti di Washington. [Leggi di più…]

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L’accidia e l’ira ai tempi del coronavirus

9 Luglio 2020 di Michele Magno Lascia un commento

Primum vivere deinde philosophari: questo è ancora il tempo della responsabilità e della disciplina (anche intellettuale), non delle polemiche dettate da meschini calcoli elettorali. Vero, ma fino a quando può durare?

La popolarità del presidente del Consiglio è ancora discreta ancorché in declino, perché in un passaggio così drammatico della vita nazionale i cittadini hanno bisogno di avere fiducia nella figura istituzionalmente preposta alla soluzione dei loro problemi. Ma i cittadini non hanno firmato una cambiale in bianco. Chi produce e lavora è in ginocchio, mentre la mestizia quotidiana dei decessi e dei contagiati ha messo a dura prova la pazienza degli italiani.

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Le «stronzate» nel tempo del coronavirus

6 Aprile 2020 di Michele Magno Lascia un commento

Tra le vittime del coronavirus bisogna ormai registrare anche il senso del ridicolo. Gli italiani non vogliono i cinesi, gli europei non vogliono gli italiani, i meridionali non vogliono i settentrionali. I virologi cercano di rassicurare i cittadini, i media seminano il panico. I luoghi pubblici vengono chiusi, farmacie e supermercati presi d’assalto. Il governo striglia le regioni, le regioni criticano il governo. Mentre il pil precipita, l’isteria collettiva vola sulle ali delle «stronzate».

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L’era dell’impostura

5 Marzo 2020 di Michele Magno Lascia un commento

Diceva Ennio Flaiano che, se «il medium è il messaggio» (copyright di Marshall McLuhan), è il postino che dobbiamo leggere, non le sue lettere. Fuor di battuta, basta possedere il medium, ossia avere buone risorse comunicative, per disporre del messaggio (e dunque manipolare e ingannare a proprio comodo).

Dopo il referendum sulla Brexit (giugno 2016) e la vittoria di Donald Trump (novembre dello stesso anno), l’Oxford Dictionary scelse «post-truth», post-verità, come parola internazionale dell’anno. Ma almeno da un ventennio c’è un vero boom degli studi ‘sull’era dell’impostura’, tra libri, articoli, convegni, workshop, conferenze.

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Tutti attorno al capezzale del ceto medio

13 Febbraio 2020 di Michele Magno Lascia un commento

Con colpevole ritardo, ho letto solo ora un brillante articolo di due sociologi, Marianna Filandri e Giovanni Semi, pubblicato sulla rivista «il Mulino» un anno fa (Viva le classi sociali!, 19 novembre 2018). È un piccolo vademecum per quei politici e opinionisti che spesso parlano a sproposito, non solo nei talk show televisivi ma anche nelle aule parlamentari, del ceto medio e del suo impoverimento.

Prima di darne conto, facciamo un passo indietro. Verso la metà degli anni Settanta del secolo scorso, la questione del ceto medio diventò centrale nel dibattito pubblico dopo la pubblicazione del celebre Saggio sulle classi sociali di Paolo Sylos Labini (1974). Il grande economista, mettendo in discussione un mantra della vulgata marxista, mostrava il peso crescente dei ceti medi nella società italiana, soprattutto della piccola borghesia del settore agricolo, dell’artigianato e del commercio (i famigerati ‘topi nel formaggio’). Una tesi molto vicina a quanto sosteneva Alessandro Pizzorno in un altro noto saggio, I ceti medi nei meccanismi del consenso, anch’esso edito nel 1974. Entrambi gli autori, pur riconoscendo l’importanza di questi gruppi sociali, attribuivano la loro espansione soprattutto alle politiche clientelari messe in campo dalla Dc.

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    27 Marzo 2025 di Giuseppe Ieraci 2 commenti

    «La caduta dei regimi totalitari significherà sentimentalmente per interi popoli l’avvento della ‘libertà’; sarà scomparso ogni freno, ed automaticamente regneranno amplissime libertà di parola e di associazione. Sarà il trionfo delle tendenze democratiche». Sono parole di Silvio Berlusconi? Oppure di Volodymyr Zelenskyj? … [continua]

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    Quelli che l’Europa di Ventotene

    24 Marzo 2025 di Gianfranco Pasquino 2 commenti

    «L’Europa di Ventotene», ha affermato la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, «non è la mia Europa». Non avrebbe certamente potuto esserlo poiché lei non si sarebbe mai trovata fra i confinati a Ventotene, ma certamente a Roma fra i confinatori fascisti. Perché gli alleati del regime fascista che metteva in galera e confinava i suoi oppositori erano proprio i nemici dell’Europa di Ventotene. … [continua]

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