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Il blocco Polonia – Ungheria

30 Novembre 2020 di Paolo Onofri Lascia un commento

In molti abbiamo pensato che, se vi fosse stato ancora il Regno Unito, il Consiglio Europeo il 21 luglio scorso non sarebbe riuscito a varare il NGEU. Invece, nonostante la Brexit, qualche difficoltà si sta presentando. A luglio, l’accordo unanime ci fu, ma le condizionalità relative allo stato di diritto per ricevere i finanziamenti, concordate tra Consiglio e Parlamento Europei il 5 e il 10 novembre nell’ambito della legislazione ordinaria a maggioranza qualificata, hanno visto Polonia e Ungheria all’opposizione ritenendole non coerenti con le decisioni del 21 luglio.

Di conseguenza, per ritorsione, stanno minacciando di porre il veto all’approvazione da parte del Consiglio Europeo del Quadro del bilancio 2021-2028, in cui il progetto NGEU è innestato per le garanzie che deve fornire all’emissione di debito europeo nell’ambito di tale progetto e quindi minacciano la possibilità di implementare l’NGEU.

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Consiglio europeo 17/21/2020. Un passo avanti qualitativo per l’UE

27 Luglio 2020 di Paolo Onofri 3 commenti

Nel 1907, dopo una nuova crisi finanziaria che coinvolse il sistema bancario, il Congresso Usa considerò la possibilità di istituire una banca pubblica che regolasse il sistema finanziario e nel 1914 fu fondata la Federal Reserve. Negli anni trenta del novecento, la Grande Depressione fece da catalizzatore per dar vita a sistemi di welfare state nel mondo avanzato. Dopo il mercato unico della metà degli anni ottanta e la moneta unica dieci anni dopo, la doppia recessione europea a cavallo degli anni dieci di questo secolo segnò un momento importante di arricchimento delle istituzioni monetarie europee. In una riunione del Consiglio Europeo nel giugno 2012, fu avviata la Unione Bancaria attribuendo alla Bce il ruolo di Vigilanza Unica per la stabilità finanziaria e, poche settimane dopo, i paesi membri dell’Unione Monetaria non si opposero alla intraprendenza del Presidente Mario Draghi, il quale inventò uno strumento di intervento diretto sul mercato dei titoli di stato per evitarne le possibili crisi (tecnicamente, Outright Monetary Transactions).

Per il fatto stesso di averlo annunciato con credibilità non dovette mai ricorrervi. La politica monetaria, dopo di allora, acquisì tutti i gradi di libertà di mettere in atto misure non convenzionali che sta tuttora perseguendo. [Leggi di più…]

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Nonostante tutto, l’Europa avanza

30 Aprile 2020 di Paolo Onofri Lascia un commento

La crisi sanitaria attuale non è come una guerra. Nel dopoguerra le spese straordinarie vengono meno e la crescita e l’inflazione abbassano il peso del debito pubblico. Nel contesto attuale, le spese sanitarie non verranno meno (riorganizzazione del SSN, invecchiamento conclamato della popolazione, ecc.), l’inflazione non è alle porte e l’attività economica privata non avrà sufficiente linfa propria per ripartire (lo stanno a dimostrare venti anni di lenta crescita). Quest’ultima dovrà, quindi, essere sostenuta dal bilancio pubblico, ma, nel nostro caso, abbiamo alle spalle un debito pubblico pari al 135% del Pil.

Lo sforzo che il bilancio pubblico sta facendo e farà nel corso del 2020 non ha precedenti: il disavanzo pubblico passerà dall’1,6% del Pil del 2019 a valori attorno al 10% e il rapporto debito pubblico/Pil arriverà al 156% (così il DEF). [Leggi di più…]

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Pensioni: una storia senza fine

6 Febbraio 2020 di Paolo Onofri Lascia un commento

In Francia, stiamo vedendo come variazioni non drammatiche delle regole del sistema pensionistico pubblico siano osteggiate; in Italia, dal 1992 non abbiamo ancora smesso di discutere di modificazioni del sistema pensionistico. Le difficoltà nascono dal fatto che le regole di qualsiasi sistema pensionistico hanno un impatto redistributivo importante: servono a prevedere come distribuire il prodotto futuro tra chi sarà al lavoro e avrà contribuito a produrlo, quel prodotto, e chi sarà uscito dal lavoro per ragioni anagrafiche.

Quando, in Italia, la crescita demografica e quella della produttività di ciascun lavoratore erano sostenute, il problema distributivo sembrava inesistente: i molti giovani al lavoro, con produttività sempre crescente, creavano una disponibilità corrente di risorse sempre maggiore, che veniva proiettata con una dinamica invariabile nel futuro e consentiva regole sempre più generose nei confronti dei pensionandi e dei pensionati.

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Il debito pubblico italiano ancora al centro dell’attenzione

28 Ottobre 2019 di Paolo Onofri Lascia un commento

Le spese straordinarie per le guerre hanno sempre generato elevati debiti pubblici. Le galoppate successive dell’inflazione e l’avvio delle ricostruzioni hanno spesso consentito agli stessi paesi di ricondurre il peso del debito pubblico a una dimensione considerata normale.

Diverso è il caso dell’attuale nostro debito pubblico negli ultimi quattro decenni: motivazioni socio-politiche hanno portato alla sua accumulazione nel corso della prima metà degli anni ottanta. Non essendovi alcuna spesa straordinaria che potesse venir meno si è innescato un processo di auto alimentazione, che a distanza di quasi quarant’anni sta ancora condizionando la nostra politica economica e la politica tout court.

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    Ancora sulla «scespiriana» follia trumpiana

    22 Gennaio 2026 di Antonio Malaschini 1 commento

    In precedenti articoli ci chiedevamo se sotto l’apparente «follia» dei comportamenti del Presidente americano Donald Trump non si nascondesse invece un «metodo» razionale da lui con decisione seguito. Ed il metodo veniva rinvenuto in quel documento di 887 pagine della Heritage Foundation, il Project 2025 pubblicato nel 2023, nel quale era delineato un vero e proprio programma di governo. … [continua]

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    Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’

    19 Gennaio 2026 di Giuseppe Ieraci 2 commenti

    In principio, c’era la guerra. Che si tratti di un adepto della Realpolitik, centrata sui concetti di «interesse nazionale» e di anarchia internazionale, oppure di un groziano, convinto che i rapporti tra gli stati debbano essere regolati secondo principi universali, qualsiasi studioso di relazioni internazionali potrebbe accettare questo incipit e ammettere - come scriveva Sun Tzu ne L’arte della … [continua]

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    Alla ricerca dell’ordine politico internazionale perduto

    12 Gennaio 2026 di Gianfranco Pasquino 5 commenti

    Ho sempre avuto molti dubbi sulla effettiva esistenza di un ordine internazionale liberale nel periodo tra il 1945, fondazione delle Nazioni Unite, e il 1989, crollo del comunismo sovietico e, secondo Fukuyama, Fine della storia. In effetti, la storia della contrapposizione delle democrazie liberali e dei regimi comunisti era finita, proprio come scrisse lui stesso, con la vittoria delle … [continua]

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