Il Consiglio Europeo del 20 e 21 febbraio, convocato in seduta straordinaria per approvare il nuovo Quadro Finanziario Poliennale (QFP) 2021/2027, è naufragato in una bolla di irritualità, digrignamento di denti e divisioni apparentemente incomponibili, gettando una luce pericolosa sulla fenditura che forse era implicita, ma non così manifesta, nella nuova Europa a 27: la diaspora tra i virtuosissimi europei del centro nord – Austria, Svezia, Danimarca, Olanda e Germania – e gli altri 22 Stati membri, con Italia e Francia come capilista.
L’attesa di atti concludenti intorno al fondamentale documento finanziario, chiamato a regolare la vita dell’Unione dopo la formale chiusura del lungo e inquieto capitolo Brexit, è stata, dunque, vana.