Paradoxaforum

  • Home
  • Contatti
  • Chi siamo
Ti trovi qui: Home / Interventi / Blanquisti, non marxisti-leninisti

Blanquisti, non marxisti-leninisti

23 Aprile 2018 di Liborio Mattina 3 commenti

Ho apprezzato il commento di Umberto Curi alle recenti dichiarazioni di Barbara Balzerani, prive del più elementare rispetto umano per le vittime della lotta armata e per il dolore dei loro familiari. Condivido anche l’esigenza di una più approfondita analisi sulla nascita del fenomeno brigatista per meglio inquadrarlo in quel complesso periodo storico caratterizzato da radicalismo ed effervescenza collettiva che caratterizzò l’Italia degli anni settanta. Non condivido, invece, il giudizio di Curi sul carattere organicamente marxista-leninista delle Brigate rosse e di organizzazioni similari. E spiego perché.

Come è noto esiste una vasta letteratura sugli aspri conflitti che contrapposero i menscevichi ai bolscevichi sul tema dei modi e dei tempi adatti a realizzare la rivoluzione socialista nella Russia zarista. Il dibattito era alimentato dalla preoccupazione di non ripetere gli errori del blanquismo che aveva ingenuamente creduto nell’azione esemplare e violenta, di un gruppo di rivoluzionari operanti nella clandestinità, come detonatore della rivoluzione. Mentre i menscevichi predicavano la gradualità dell’azione politica, i leninisti ritenevano che si potessero accelerare i tempi del processo rivoluzionario. Per tale aspetto i leninisti avevano in comune con i blanquisti l’idea che l’azione rivoluzionaria andava realizzata da un’elite operante nella clandestinità, e con l’uso della violenza. Ma i leninisti si distinsero dai blanquisti per due aspetti cruciali: per evitare le azioni esemplari dei blanquisti, che si concludevano con la loro morte o cattura, studiarono con molta attenzione l’evoluzione politica interna per individuare le condizioni più adatte alla sollevazione antizarista e le riscontrarono, più per opportunità che per merito, nella situazione oggettivamente pre-rivoluzionaria provocata dalle devastazioni subite dalla popolazione durante la partecipazione della Russia zarista alla I guerra mondiale. I bolscevichi, inoltre, si mossero solo dopo aver stabilito forti legami politici con i famosi soviet dei soldati, dei contadini e degli operai che facilitarono enormemente il compito della sollevazione del proletariato russo.

Diversamente dai marxisti-leninisti russi i brigatisti italiani hanno compiuto il grave errore politico di aver interpretato come una situazione pre-rivoluzionaria quella che in realtà fu l’accelerazione del processo di modernizzazione del nostro paese, che avvenne attraverso l’emancipazione politica del movimento sindacale – tra il 1968 e il 1972 le lotte sindacali furono le più lunghe e le più radicali di tutto il continente europeo – e attraverso l’emancipazione culturale delle nuove generazioni che contestarono un sistema di valori arretrato dominante nelle famiglie, nella scuola, nei rapporti tra i sessi. Oltre al grave errore politico, ma ad esso strettamente collegato, i brigatisti caddero nell’abbaglio ideologico di aver pensato di poter di indirizzare con le loro azioni esemplari un proletariato ritenuto pronto per la rivoluzione. L’analisi politica sbagliata e l’abbaglio ideologico, reso manifesto dal fatto che non si crearono mai – in nessun momento – le condizioni per una mobilitazione popolare in armi, condannò i brigatisti alla ripetizione delle pratiche blanquiste, che furono anche la causa della dissoluzione del fenomeno dei gruppi armati. Alla fine, le conseguenze della lotta armata, anche questa è storia nota, furono opposte a quelle sperate dai brigatisti perché provocarono l’allontanamento di tante persone dalla politica attiva e la fine della stagione delle grandi aspettative di rinnovamento politico del nostro paese.

 

Condividi:

  • Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)
  • Altro
  • Fai clic qui per stampare (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per inviare un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra)

Archiviato in: Interventi

Privacy e cookie: Questo sito utilizza cookie. Continuando a utilizzare questo sito web, si accetta l’utilizzo dei cookie.
Per ulteriori informazioni, anche su controllo dei cookie, leggi qui: Informativa sui cookie

Commenti

  1. Liborio Mattina dice

    8 Maggio 2018 alle 9:42

    Mi pare che il compito dell’analista politico non sia quello di misurare quanto sincera sia l’adesione ad una determinata ideologia da parte di un partito o movimento politico, quanto piuttosto di rilevare il grado di coerenza tra assunti ideologici e comportamenti concreti. Tale analisi offre gli elementi per dare una corretta collocazione storico-politica dell’attore politico esaminato.

    Rispondi
  2. Dino Cofrancesco dice

    24 Aprile 2018 alle 10:13

    Sinceramente non capisco il discorso di Liborio mattina. Se uno si proclama marx-leninista e al marx-leninismo ispira pensiero e azione, io tale lo considero. Certo posso ritenere che la sua strategia, in un certo contesto, sia poco realistica ma questo è un altro paio di maniche. Posso anche ritenere che tale strategia sia in contrasto con i presupposti dottrinali ai quali si rifà ma, nel caso del marxismo, qual’è la strategia giusta? Marx esaltò la Comune di Parigi (alquanto blanquista) e vi vide un modello rivoluzionario esemplare anche se in privato ironizzò ferocemente sui comunardi. Insomma l’agire che si fa derivare da una ideologia è un conto, l’adesione sincera a quella ideologia è un conto ben diverso.

    Rispondi
    • Liborio Mattina dice

      8 Maggio 2018 alle 9:37

      Mi pare che il compito dell’analista politico non sia quello di misurare quanto sincera sia l’adesione ad una determinata ideologia da parte di un partito o movimento politico, quanto piuttosto di rilevare il grado di coerenza tra assunti ideologici e comportamenti concreti. Tale analisi offre gli elementi per dare una corretta collocazione storico-politica dell’attore politico esaminato.

      Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tema in discussione

  • Ordine internazionale: sul viale del tramonto?
  • L'Europa da Ventotene ad oggi
  • I voti dell'Europa
  • Democrazie e guerra
  • Presidenzialismo
  • Guerra russo-ucraina
  • Il vaccino della conoscenza
  • Rientro a scuola. La sfida al Covid
  • CoVid19. Le angolazioni della crisi
  • Fatti e disfatti
  • Unione Europea
  • Il ’68, lo Stato, la nazione
  • Comunicazione politica
  • Newsletter

    * campi obbligatori

    Commenti recenti

    • raffaella gherardi su Ancora sulla «scespiriana» follia trumpiana
    • Carlo Fusi su Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’
    • Dino Cofrancesco su Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’

    GLI AUTORI

    IL TEMA IN DISCUSSIONE

    Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    La crisi dell’ordine mondiale è una crisi di autorità politica

    26 Gennaio 2026 di Fulvio Attina Lascia un commento

    È chiaro che l’ordine mondiale è entrato in una fase di transizione ma non è chiaro in cosa consista questa transizione. Molti propendono per la deriva multipolare che significa erosione dell’ordine internazionale liberale e crisi della leadership o egemonia statunitense. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: Occidente, geopolitica, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Ancora sulla «scespiriana» follia trumpiana

    22 Gennaio 2026 di Antonio Malaschini 1 commento

    In precedenti articoli ci chiedevamo se sotto l’apparente «follia» dei comportamenti del Presidente americano Donald Trump non si nascondesse invece un «metodo» razionale da lui con decisione seguito. Ed il metodo veniva rinvenuto in quel documento di 887 pagine della Heritage Foundation, il Project 2025 pubblicato nel 2023, nel quale era delineato un vero e proprio programma di governo. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: Trump, democrazia, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’

    19 Gennaio 2026 di Giuseppe Ieraci 2 commenti

    In principio, c’era la guerra. Che si tratti di un adepto della Realpolitik, centrata sui concetti di «interesse nazionale» e di anarchia internazionale, oppure di un groziano, convinto che i rapporti tra gli stati debbano essere regolati secondo principi universali, qualsiasi studioso di relazioni internazionali potrebbe accettare questo incipit e ammettere - come scriveva Sun Tzu ne L’arte della … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: storia, diritto, Politica e diritti umani, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Alla ricerca dell’ordine politico internazionale perduto

    12 Gennaio 2026 di Gianfranco Pasquino 5 commenti

    Ho sempre avuto molti dubbi sulla effettiva esistenza di un ordine internazionale liberale nel periodo tra il 1945, fondazione delle Nazioni Unite, e il 1989, crollo del comunismo sovietico e, secondo Fukuyama, Fine della storia. In effetti, la storia della contrapposizione delle democrazie liberali e dei regimi comunisti era finita, proprio come scrisse lui stesso, con la vittoria delle … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: Unione Europea, geopolitica, politica internazionale, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Galleria fotografica

    Questo slideshow richiede JavaScript.

    Archivi

    Privacy Policy

    Contattaci

    Nova Spes International Foundation
    Piazza Adriana 15
    00193 Roma

    Tel. / Fax 0668307900
    email: nova.spes@tiscali.it

    Statistiche

    • 204.451 clic

    Seguici

    • Facebook
    • Instagram
    • Twitter
    • YouTube

    © Copyright 2016 Paradoxa Forum · All Rights Reserved