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Brutta senz’anima: la nuova legge elettorale

30 Ottobre 2017 di Marco Valbruzzi 1 commento

Cambiare la legge elettorale in Italia è diventato, letteralmente, un gioco da ragazzi. Una variante perversa del gioco d’azzardo al quale affidano le loro speranze leader decadenti in cerca di un’ultima ondata di popolarità. Ma è un comportamento irresponsabile che sta producendo (e ha già prodotto) danni irreparabili per la qualità e la stabilità della nostra democrazia. Non c’è bisogno che ricordi che la nuova legge elettorale è la quinta approvata nel giro di 25 anni. In media, una ogni cinque anni. Negli altri paesi europei, nello stesso periodo di tempo si cambia al massimo il governo o il primo Ministro. Noi invece ci siamo (mal)abituati a cambiare direttamente le ‘regole del gioco’, convinti di ottenere così i risultati sperati. Dal 1994 ad oggi abbiamo votato sei volte (la settima è prevista per la primavera del 2018) e troppo spesso con un sistema elettorale diverso dal precedente e dissimile dal successivo. Uno scandalo di irresponsabilità e insipienza giuridica, politologica e, dunque, politica. 

L’intera situazione è resa ancor più surreale dall’esistenza addirittura di due leggi elettorali approvate e mai attuate, una delle quali (ri)scritta con indubbia fantasia dai giudici della Corte costituzionale. Due sistemi (Italicum e Consultellum) che hanno vissuto unicamente nel limbo giuridico tra la Gazzetta Ufficiale e il ‘paese reale’. Per un sistema politico in perenne transizione, che ha fatto, anzi, della precarietà istituzionale la sua unica fonte di stabilità, niente è più significativo di queste leggi-fantasma che si abbinano perfettamente alla storia di quei paesi «che stan sospesi» tra un passato che non li abbandona e un presente che può essere descritto – per usare le parole di Roberto Calasso – come «l’innominabile attuale»: talmente caotico e schizofrenico, da apparire inesistente o insignificante.

Ora, con l’approvazione della nuova legge elettorale – nota come Rosatellum dal nome del suo ideatore – siamo di fronte all’ennesima riforma sconclusionata, che non indica né una direzione né un punto di arrivo. È una legge unicamente e banalmente ‘riempitiva’, che serve a colmare un vuoto, ma non risolve nessuno dei problemi del sistema politico italiano. Una legge pensata per il dopo-domani, cioè soltanto per il giorno dopo le elezioni, che non indica né incorpora nessuna visione della democrazia possibile. Non a caso la legge Rosato prevede un sistema misto: né carne (maggioritaria) né pesce (proporzionale). Quando non si hanno idee chiare, si cade sempre nelle mezze misure. Ma in questo caso in medio non ci sta nessuna virtù. Soltanto tanta confusione.

Nei sistemi elettorali ‘misti paralleli’, come potrebbe essere definito quello appena approvato in Italia, si prevede una separazione netta tra la componente maggioritaria dei collegi uninominali e quella proporzionale delle circoscrizioni plurinominali. O così almeno funziona laddove questo sistema è stato applicato, ad esempio (molto significativo!) in Giappone, Taiwan, Georgia, Russia, Ucraina, Ungheria e Corea del Sud. Da noi, invece, funzionerà in modo molto diverso, e infatti, più che sistema misto, andrebbe definito sistema ‘confuso’ perché le due componenti (maggioritaria e proporzionale) si mescolano a tal punto da risultare quasi indistinguibili. L’assenza del voto disgiunto o del doppio voto (che è invece l’essenza dei sistemi ‘paralleli’) annacqua totalmente l’effetto disproporzionale dei collegi uninominali da un lato, e snatura la logica proporzionale dall’altro. Insomma, un sistema elettorale che produce confusione, tanto per i partiti quanto per gli elettori.

I danni più gravi della legge Rosato si faranno sentire sia in ingresso, in termini di rappresentanza politica, sia in uscita, per quel che riguarda la governabilità del sistema politico. I candidati eletti nei collegi uninominali dovranno la loro elezione anche agli elettori delle liste proporzionali, mentre i candidati ‘bloccati’ nelle circoscrizioni plurinominali potranno entrare in carica grazie ai voti conquistati personalmente dai singoli candidati nei collegi. Una commistione di ruoli, di voti e di ambiti che non favorirà nessuna responsabilità politica – cuore vero della rappresentanza – ma produrrà soltanto un surplus di confusione.

Allo stesso tempo, un sistema elettorale come quello appena approvato non potrà garantire neanche la tanto agognata (e altrettanto spesso fraintesa) governabilità. Bloccare un governo a Palazzo Chigi per cinque anni, al di là delle sue decisioni e delle sue intenzioni, non è affatto sinonimo di governabilità. Nel migliore dei casi è stabilità, ma nel peggiore si trasforma rapidamente in rigidità o immobilismo decisionale e istituzionale. Il che, come ci insegna il nostro ormai ventennale ‘bipolarismo bloccato’, è tutta un’altra storia. Ma ad ogni buon conto la legge Rosato non garantisce la formazione né di un governo stabile né di un governo efficace. L’esito più probabile saranno più o meno disomogenee coalizioni elettorali (esclusi ça va sans dire gli ‘intoccabili’ Cinque stelle), costrette a disgregarsi il giorno dopo le elezioni per dar vita a modeste grandi intese tra partiti che si sono fieramente avversati in campagna elettorale. I novelli trasformisti, pardon: i ‘responsabili’ di turno, stanno già scaldando i motori per capire cosa pretendere in cambio del loro prezioso e sempre aleatorio sostegno. Anche in questo caso, alla chiarezza di governi alternativi, sia nelle piazze che nei palazzi, subentra la confusione di programmi e l’irresponsabilità dei governanti.

In riferimento alla nuova legge elettorale, qualcuno ha detto che non tutte le ciambelle riescono col buco, che questo era l’unico ‘budino’ che passava il convento e che, in definitiva, ogni rosa-tellum ha le sue spine. A giudicare dai risultati raggiunti, ho l’impressione che la ciambella sia venuta tutta bucata e che il numero di spine abbia finito per offuscare completamente la rosa. Tenuto conto dello stato confusionale dal quale è scaturita e di quello che è destinata a produrre in futuro, più che un Rosatellum la nuova legge elettorale assomiglia a uno Spinellum. Ma non aspettiamoci effetti stupefacenti…

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Commenti

  1. Isabella Gherardi Sartori dice

    31 Ottobre 2017 alle 7:55

    Quadro ben tratteggiato della nostra situazione attuale
    pittoresco e desolante al tempo stesso.

    Rispondi

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