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A proposito di fake news

25 Gennaio 2018 di Michele Marsonet 1 commento

Nell’intenso – e spesso concitato – dibattito sulle cosiddette fake news si dà spesso per scontato che la verità oggettiva esista e che, per di più, sia facile trovarla. Basterebbe insomma una sufficiente dose di onestà, unita a un po’ di buon senso, per farci uscire da quello che molti vedono come un vero e proprio tunnel dal quale occorre uscire a tutti i costi per restituire alla politica la dignità perduta.

Eppure, a ben guardare, le fake news non sono certamente una caratteristica specifica dei nostri giorni. Al contrario, ne troviamo traccia ovunque nella lunga storia dell’umanità. Un collega antichista mi ha fatto recentemente notare che se ne trovano parecchi esempi addirittura in Omero, per non parlare della Grecia classica e delle vicende di Roma dalle origini all’epoca imperiale. [Leggi di più…]

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Il diritto al rifiuto, il diritto all’accesso. Adesso possiamo parlare del secondo?

22 Gennaio 2018 di Stefano Semplici 3 commenti

La nuova legge sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento è stata spesso discussa (sostenuta come una conquista di civiltà o contestata come una ferita insanabile all’essenza della relazione medico-paziente) per parlare in realtà di altro, almeno con riferimento alla prima parte del titolo. È sufficiente una rapida lettura al Codice di deontologia medica per rendersi conto che la legge non fa che ribadire l’interpretazione da tempo consolidata del divieto, sancito nell’art. 32 della Costituzione, di imporre a una persona un trattamento sanitario. Un medico già non poteva intraprendere o proseguire procedure diagnostiche o interventi terapeutici «senza la preliminare acquisizione del consenso informato o in presenza di dissenso informato», praticare l’accanimento terapeutico o collaborare a «procedure coattive di alimentazione o nutrizione artificiale» (artt. 35, 16 e 53). Da questo punto di vista, dunque, non c’è nulla di sostanzialmente nuovo. E per questo, come ho detto, sostenitori e oppositori hanno dato in molti casi l’impressione di riproporre temi e argomenti arcinoti per prepararsi a proseguire lo scontro su ciò che anche dopo questa legge rimane un reato: l’eutanasia (attiva) e il suicidio assistito. Gli uni guardando al provvedimento semplicemente come a un primo passo utile a ‘preparare il terreno’ per i successivi e gli altri mettendo in guardia l’opinione pubblica dal rischio incombente di un ‘pendio scivoloso’. [Leggi di più…]

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Via le tombe dal Pantheon! Considerazioni di un estimatore di Casa Savoia

15 Gennaio 2018 di Dino Cofrancesco 1 commento

Una sera del 1871, ricorda Federico Chabod nel suo capolavoro Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896 (1951), il grande romanista tedesco Theodor Mommsen, rivolgeva a Quintino Sella un «concitato richiamo»: «Ma che cosa intendete fare a Roma? Questo ci inquieta tutti: a Roma non si sta senza avere dei propositi cosmopoliti. Che cosa intendete di fare?».

 L’Urbe era la sede di un’Autorità spirituale planetaria: cosa poteva contrapporre ad essa il povero Regno d’Italia nato dieci anni prima e riguardato con sospetto dalle potenze cattoliche? La classe dirigente, nondimeno, accettò la sfida e specialmente con la Sinistra storica, fatta di ex mazziniani, mostrò di voler dare vita alla Terza Roma. [Leggi di più…]

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Rappresentanza politica? Another time, another place, another law

8 Gennaio 2018 di Gianfranco Pasquino 2 commenti

L’anno 2017 si è chiuso con una buona notizia. Molti parlamentari del Partito Democratico, ma persino il sottosegretario, già ministro, Maria Elena Boschi hanno (ri)scoperto la rappresentanza politica. La cattiva notizia è che fanno una grande confusione. La loro concezione della rappresentanza si traduce nell’occuparsi del ‘territorio’, dei piccoli imprenditori e, naturalmente, delle banche purché si trovino nel loro collegio elettorale. È un peccato che l’ex-ministro delle Riforme Istituzionali non abbia letto con la necessaria attenzione l’art. 67 della Costituzione italiana dove è scritto chiaramente che «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione», non un collegio elettorale, neanche il suo. Non posso, me ne sono già convinto, supporre e meno che mai pretendere che Maria Elena Boschi e troppi parlamentari del PD, che le hanno dato sostegno e che ne auspicano la ricandidatura, abbiano letto gli importanti scritti di Sartori sulla rappresentanza politica che è tale sempre e soltanto se è elettiva. Altrimenti si chiama delega o mandato. Che è un rapporto fra gli elettori e gli eletti i quali, non soltanto hanno fatto campagna elettorale per ottenere voti, ma per capire esigenze e preferenze degli elettori. Si sforzeranno poi di mantenersi responsabili rendendo conto a quegli elettori, non trafficando in influenze, ma spiegando che cosa hanno fatto, non fatto, fatto male e perché. Né la legge Calderoli né l’Italicum miravano a consentire che si stabilisse un rapporto di questo genere fra gli eletti, nominati dai capipartito e dai capicorrenti, e gli elettori che non avevano avuto modo di scegliere, ma erano stati costretti a ratificare. La legge Rosato ha pervicacemente riprodotto lo stesso meccanismo. [Leggi di più…]

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Ripensare la pena: tra Kant, Giobbe e l’ultimatum game

18 Dicembre 2017 di Laura Paoletti Lascia un commento

[Editoriale da «Paradoxa» 4/2017, Punire il reo o guarire la vittima? La giustizia riparativa, a cura di Umberto Curi]

Un ipotetico lettore di «Paradoxa» che fosse tanto appassionato da non perdersi un numero, e che fosse per giunta dotato di buona memoria, potrebbe trovarsi stavolta in qualche imbarazzo: come tenere insieme nell’ambiente teorico e culturale di una medesima rivista il fascicolo 3/2009, che, riproponendo e rilanciando alcune riflessioni di Vittorio Mathieu, stigmatizzava il Senso perduto della pena, ossia il progressivo venir meno di quest’ultima come architrave del sistema giuridico, e questo fascicolo sulla «giustizia riparativa», che azzarda la messa in questione dell’idea stessa che tra colpa e pena vi sia un nesso logicamente consistente? [Leggi di più…]

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Democrazia significa anche attendibilità istituzionale

30 Novembre 2017 di Domenico Fisichella 2 commenti

Una misura di incertezza è nell’ordine delle cose alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Parlamento nazionale: l’appello al voto è sempre una competizione, e se fossimo certi del successo di questo e dell’insuccesso di quello basterebbe ricorrere a una simulazione per l’attribuzione dei seggi. Ma qui si esagera in incertezza (e non solo in Italia, intendiamoci, se ci guardiamo intorno).

        Intanto, non sappiamo ancora, a legislatura ormai praticamente conclusa, quando si voterà, e francamente più si rinvia la data delle urne più si prolunga quella che ormai è una agonia del vigente mandato. Ma v’è ben altro. Si è messo in piedi un sistema elettorale scombiccherato che mostra le sue crepe e inefficienze prima ancora della sua iniziale (e fors’anche ultima) applicazione, tanto che si vuole ricorrere in extremis a qualche aggiustamento. Abbiamo un sistema partitico che si fa ormai fatica a definire sistema, tanto è sbrindellato e centrifugo, nonostante tentativi di accomodamento e alleanze compromissorie di cui gli stessi promotori sono tutt’altro che convinti, mentre già ci si esercita in ipotesi post-elettorali che sono il contrario dei propositi che si sottopongono al giudizio degli elettori, dall’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi alla convergenza tra Lega e Cinque Stelle, e così avanti. [Leggi di più…]

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Postilla a Veneziani

27 Novembre 2017 di Dino Cofrancesco 1 commento

Nel suo recente saggio Tramonti. Un mondo finisce e un altro non inizia (Ed. Giubilei Regnani, 2017) Marcello Veneziani, forse l’unico pensatore rimasto alla cultura di destra in Italia, compendia la crisi del nostro tempo nel «dominio assoluto del divenire sull’essere, del desiderio sulla natura, del soggetto sulla realtà, della possibilità sui limiti». Si tratta di una geremiade (absit iniuria) antica ma che oggi è motivata da una quantità sterminata di fatti – relativi all’economia come alla società, alla cultura come alla religione – che, se non inducono l’autore a parlare di ‘decadenza dell’Occidente’, certo lo portano a ritenere che un ciclo storico si è concluso e finora non se ne intravvede un altro. [Leggi di più…]

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