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E/lezioni francesi

8 Maggio 2017 di Gianfranco Pasquino 7 commenti

1. Il ballottaggio per l’elezione del Presidente della Repubblica si svolge fra due candidati. Non ha nulla, proprio nulla a che vedere con il ballottaggio previsto nell’Italicum che si sarebbe svolto fra due liste/partiti e che avrebbe dato un cospicuo premio in seggi al vincente.

2. Nel ballottaggio francese a sostegno dei due candidati rimasti in lizza possono andare e sono andati alcuni dei candidati sconfitti. Fin da subito il socialista Benoît Hamon (2.268.738 voti) e in seguito il gollista François Fillon (7.126.277) hanno invitato a votare Macron.  [Leggi di più…]

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Scienza aperta, problemi aperti

4 Maggio 2017 di Laura Paoletti 1 commento

Fingere oggi, nell’epoca di Internet, che non esista una questione dell’open access sarebbe come continuare ad investire sulla formazione degli amanuensi nell’epoca di Gutenberg: un clamoroso, poco lungimirante, drammaticamente anacronistico spreco di risorse. Ovvero proprio quel che per lo più accade.

Per molti, anche tra gli addetti ai lavori, l’open access – poco importa a cosa o per chi, purché lo si dica in inglese – è un’espressione vagamente suggestiva più che un insieme preciso e tecnico di temi e problemi che investono la pratica della scienza. Questo fascicolo, frutto di una collaborazione con il CNR, non soltanto aiuta ad orientarsi in questo territorio largamente inesplorato, ma mette impietosamente il lettore di fronte al prezzo che la ricerca sta pagando per il ritardo nel prendere atto che il medium in cui si muove la conoscenza è profondamente mutato. [Leggi di più…]

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Unione a rischio dopo Brexit? Due osservazioni

27 Aprile 2017 di Domenico Fisichella 2 commenti

La sciagurata iniziativa del primo ministro David Cameron, un conservatore al quale il suo stesso pensiero politico avrebbe dovuto precludere il ricorso a un voto popolare su un tema di così grande incidenza continentale e internazionale come l’uscita del Regno Unito di Gran Bretagna dall’Unione Europea, ha messo in moto un processo di straordinaria pericolosità per la compattezza stessa del Regno. Infatti la Scozia, la cui popolazione in maggioranza ha votato per la permanenza nell’Unione, sollecita ora un nuovo referendum (dopo quello che precedentemente ha deliberato di stretta misura in favore dell’unità del Regno e nel Regno) con il quale rivendicare insieme indipendenza da Londra e permanenza nell’Unione, pur se è evidente che in entrambi i casi si tratta, sia pure per ragioni diverse, di finalità impervie da conseguire. Ma anche Galles e Irlanda del Nord soggiacciono adesso, sull’onda scozzese, a nuove pulsioni indipendentiste, mentre in Spagna si rinfocolano per imitazione i propositi secessionisti di Catalogna e Provincia Basca.

Questo scenario tanto inquietante, che mette a repentaglio l’unità statuale di (almeno) due potenze europee, con tutte le ricadute in politica interna, comunitaria ed estera che possono derivarne, sollecita a un paio di osservazioni che ritengo di grande rilievo oggettivo. [Leggi di più…]

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Giovanni Sartori. Tracce dell’uomo.

10 Aprile 2017 di Laura Paoletti 1 commento

Caro Vanni,

ti ho conosciuto personalmente solo alcuni anni fa. Dunque, nella fase declinante della tua vita.

Ricordo perfettamente il primo incontro nella casa di Via Montoro che avrei frequentato. Fui condotta in visita da te senza nessun preavviso e, come primo moto, da gentleman uso alle maniere garbate con le signore, accennasti al disappunto dell’esserti presentato in vestaglia. Eri, comunque, elegantissimo, con squisite pantofole Gucci ai piedi.

La tua ironia, più spesso il tuo sarcasmo, non mi intimorirono mai. Da toscana come te, ne coglievo sino in fondo la finezza e ne ravvisavo, più che una semplice attitudine, una sorta di radicale modo di stare al mondo. Un modo che può farti male quando ne sei il bersaglio, ma che bandisce la noia. [Leggi di più…]

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Addio Vanni

5 Aprile 2017 di La redazione Lascia un commento

 

È solo rieducando l’orecchio contemporaneo ad un ascolto in prospettiva storica che può risuonare il significato della «repubblica» alla cui costruzione Sartori si è dedicato. Ci sono voluti duemila anni – sostiene – per passare dalla democrazia della polis, cioè della comunità, a quella dello Stato; anni durante i quali di democrazia non si è più parlato: «Per indicare l’ottimo regime, la forma politica ideale, si disse respublica, “cosa pubblica”» (La democrazia in trenta lezioni, Mondadori, 2008, p. 39). E proprio questo lungo passaggio intermedio per la respublica è indispensabile per comprendere la differenza qualitativa tra la nostra idea di democrazia e quella degli antichi, che sembra incarnare l’ideale della partecipazione di «tutti» entro la polis e che invece è, di fatto, la democrazia orizzontale della città-comunità: una città senza Stato, dunque senza rappresentanza, dunque – per come oggi la intendiamo – senza democrazia. La democrazia degli antichi, cioè quella diretta, si traduce in decisioni a somma nulla, mentre quella dei moderni produce decisioni a somma positiva: «La prima suddivideva il demos in vincitori e vinti, la seconda consente a tutti di ottenere qualcosa» (p. 40).

(Estratto dall’editoriale di «Paradoxa» 1/2014, La Repubblica di Sartori, a cura di G. Pasquino, p. 10)

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Un ricordo di Giovanni Sartori

5 Aprile 2017 di Marco Valbruzzi 3 commenti

Ho incontrato Giovanni Sartori per l’ultima volta il 23 ottobre, nella sua casa romana, avvolto come sempre da appunti, libri, ritagli di giornale e una vestaglia blu cobalto che sapeva indossare con grande maestria. L’età, i suoi quasi 93 anni, stavano mettendo a dura prova la sua resistenza fisica. Si lamentava perché non poteva più scrivere: quella mano, con la quale aveva scritto gli articoli più pungenti per il «Corriere della Sera» o alcuni dei capolavori assoluti della scienza politica, tuttora insuperati, continuava irrimediabilmente a tremare e non gli permetteva più di trasferire sulla carta le ancora tantissime idee che gli giravano per la testa. Per lui, che della parola scritta e della pulizia dei concetti e del linguaggio è sempre stato un maestro, quella era una condanna pesante, una punizione di cui non riusciva a darsi pace. [Leggi di più…]

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Legge elettorale carsica: bentornato, Mattarellum.

30 Marzo 2017 di Gianfranco Pasquino 2 commenti

Dov’è finita l’urgentissima legge elettorale? Sono i gufi a fare melina oppure i renziani che, rattrappiti dopo la botta alla legge più bella d’Europa, boccheggiano? Sono quei renziani a temporeggiare sperando di trarre qualche linfa dalle votazioni per il prossimo segretario? Ma se la legge elettorale è di tutti e per tutti perché attendere l’evento di un partito? Comunque, alla Camera dei deputati quel che ne rimane del Partito Democratico ha la maggioranza assoluta dei seggi. È sufficiente che introduca il Mattarellum, magari come primo atto riformista dell’inopinato Ministro delle Riforme Anna Finocchiaro, e lo faccia votare. Dopo, brevissimo il passo, toccherà al Senato dove il PD finalmente nominerà il Presidente della Commissione Affari Costituzionali, per esempio, un Senatore competente come Federico Fornaro, adesso di Art. 1, e subito dopo chiederà a uomini e donne di qualche volontà di procedere all’approvazione perché prima o poi si tornerà alle urne e, insomma, è meglio avere una legge votata dal Parlamento piuttosto che un testo scribacchiato (eh, sì, cara Corte Costituzionale, proprio di scribacchio si tratta) da non proprio competentissimi giudici. Le leggi elettorali non sono affare da giuristi, ma richiedono conoscenze politologiche. Periodicamente, è anche giusto ricordare a quelli che parlano di sovranità popolare che il Mattarellum non è caduto dal cielo e neanche dalla Consulta, ma è stato in prima e grandissima misura il prodotto di un referendum popolare approvato il 18 aprile 1993 da quasi il novanta per cento dei votanti. L’esito si applicava direttamente soltanto al Senato cosicché i deputati pensarono soprattutto a salvarsi la pelle, ovvero il seggio, e ne venne fuori il Mattarellum con la scheda di recupero proporzionale, ma anche con la posssibilità per gli ornitologi di fare le liste civetta per non perdere neanche un voto del cosiddetto scorporo. Brutto trucchetto che nel 2001 costò, a chi aveva ecceduto nella furbata, cioè la Casa delle Libertà, la bellezza di undici seggi. [Leggi di più…]

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