In politica, come in natura, secondo una tradizione che risale ad Aristotele, sembra esistere l’orrore del vuoto. Se il nuovo partito dell’ex generale Vannacci è emerso nel già affollato panorama politico italiano, è perché uno spazio si è liberato ed è stato reso disponibile. La ragione di questo spazio vuoto, che è stato rapidamente occupato negli ultimi mesi da Futuro nazionale, è duplice.
Da un lato, un partito con una reputazione è una tradizione di destra radicale, Fratelli d’Italia, una volta giunto al governo, grazie al realismo della sua leader, ha abbandonato nelle scelte politiche, tanto in economia quanto nelle relazioni internazionali, i toni e soprattutto le posizioni estremiste della sua storia di quando era all’opposizione. Dall’altro, la Lega di Salvini è diventata col tempo un partito dall’identità confusa. Un po’ vanamente ‘nazionale’, invece che ‘Nord’, e un po’ capace di buon governo moderato nelle regioni del Lombardo Veneto, è apparsa come un polo di riferimento poco affidabile per gli elettori di ‘vera destra’ (come sostiene il generale) oltre che per i più ‘pacifisti’ e, in modo più o meno esplicito, ‘tolleranti’ nei confronti del tentativo da parte della Russia di sconfiggere la volontà di indipendenza degli ucraini, dunque ostili all’aiuto anche molto limitato del governo italiano nei confronti di Kiev.
Qualche cifra può aiutare a inquadrare il fenomeno nell’ambito degli orientamenti dell’opinione pubblica del nostro paese. Anzitutto sul piano dell’orientamento politico, in particolare del posizionamento sull’asse sinistra-destra: dalle analisi relative a quest’ultimo emerge che poco meno di un italiano su cinque (18%) si considera di destra tout court, vale a dire non di centro-destra, come si reputa la maggior parte degli elettori di Fratelli d’Italia, ma di destra pura.
In quest’ambito ha pescato la comunicazione piuttosto efficace di Vannacci, che ha ridestato valori sopiti e ridato un’identità a questa porzione di elettori.
Tra costoro sono numerosi i filorussi. Nell’insieme, come si sa, la maggior parte (secondo le ultime rilevazioni il 63%) della popolazione italiana è contraria all’invio di armi in Ucraina. Il favore per il sostegno alla resistenza di Kiev, pure assunto dal governo, è andato diminuendo regolarmente negli ultimi anni. L’Ucraina viene vista da costoro come un’entità lontana e buona parte di essi non tarda a sostenere le buone ragioni della Russia. Tanto che, nell’insieme, quasi un italiano su cinque (19,5%) ritiene ‘simpatica’ la Russia.
Questi dati confermano come nello spazio politico si sia aperto un vuoto che Vannacci si è affrettato ad occupare, aiutato peraltro da Salvini, che prima lo ha accolto nelle sue file, poi gli ha dato una posizione di rilievo nel partito, lanciandolo a sufficienza per dargli la possibilità di lasciare la casa madre e farsi un suo partito che occupa ormai solidamente l’ala della destra radicale nazionalista e ‘pacifista’ dell’offerta politica. In competizione non solo con la maggioranza di governo, ma anche un po’ con quella parte dell’opposizione, interna al Movimento 5 Stelle di Conte, che potrebbe vedere volentieri una forza politica ‘veramente pacifista’, che sul piano della politica internazionale vuol dire (forse) solidarietà tutt’al più a parole con l’Ucraina, ma senza però spendere nemmeno un euro. Ma si può ipotizzare che un partito di destra all’opposizione attragga anche un po’ di coloro che nei sondaggi dichiarano di volersi astenere perché sono ‘contro’; contro i politici di governo e contro quelli che al governo sono già stati, cioè tutti, salvo i nuovi. Come nelle storie sentimentali e anche in altre, se le cose non vanno come ci piacerebbe, si può sempre provare con una relazione ‘nuova’. La presenza di una forza ‘nuova’ che si propone nello scenario politico è sempre stata un elemento di grande attrazione per una fetta consistente di elettorato. Ne avevano approfittato, a suo tempo, Bossi, poi Berlusconi, poi Grillo e, da ultimo, Vannacci. Queste figure sono riuscite ad attrarre l’attenzione per la novità e la ‘diversità’ dai partiti tradizionali, che suscita interesse in una fascia di popolazione relativamente consistente.
Da febbraio, quando è nato Futuro Nazionale, il partito della ‘vera destra’, come lo chiama il suo leader, è passato dal 4% circa di approvazione a quasi l’8%. Questi numeri non possono essere presi al loro netto valore aritmetico, per cui 8 è semplicemente il doppio di 4. Si deve provare ad interpretarli dal punto di vista della realtà politica, ciò che l’aritmetica da sola non può fare. Innanzitutto, possiamo cominciare dai dati abbastanza affidabili dei flussi. La simpatia o l’interesse per la nuova forza politica viene per un terzo dal partito di Meloni, che però rappresenta solo un segmento piccolo di tutti quelli che hanno eletto la premier nel 2022, per un quarto dalla Lega e per un altro terzo dagli astenuti alle ultime elezioni europee. Questo non vuol dire affatto che tutti questi simpatizzanti voterebbero per Vannacci alle elezioni politiche in misura eguale alla simpatia espressa oggi nei sondaggi. È troppo presto per dirlo. Oggi i dati di opinione come quelli a cui abbiamo fatto riferimento non possono dirci granché sui risultati di elezioni che al più presto avranno luogo a fine della primavera prossima e magari dopo. Essi però hanno certamente un impatto sulla campagna elettorale. In particolare la premier Meloni sembrerebbe essersi sentita obbligata a ‘dire qualcosa di destra’ – come sosterrebbe un Moretti di quella parte politica – per spingere Vannacci nel ridotto delle posizioni estremiste, limitandone la competitività nei suoi confronti.

Gianni Biondi dice
Si ha l”impressione che nei partiti sia presente una serie di “vuoti” che le contraddizioni, le paure, la mancanza di una coerenza hanno ingigantito. Le reticenze, le indecisioni per. seguire i sondaggi che non sempre hanno una lettura così precisa sembra aver determinato una confusione che si avverte in ogni realtà del paese. Sembriamo formiche che si agitano a fronte di altre oramai immobili, prive di percorsi condivisi, ruoli rispettati, valori che sembrano sempre più evanescenti,