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E/lezioni francesi

8 Maggio 2017 di Gianfranco Pasquino 7 commenti

1. Il ballottaggio per l’elezione del Presidente della Repubblica si svolge fra due candidati. Non ha nulla, proprio nulla a che vedere con il ballottaggio previsto nell’Italicum che si sarebbe svolto fra due liste/partiti e che avrebbe dato un cospicuo premio in seggi al vincente.

2. Nel ballottaggio francese a sostegno dei due candidati rimasti in lizza possono andare e sono andati alcuni dei candidati sconfitti. Fin da subito il socialista Benoît Hamon (2.268.738 voti) e in seguito il gollista François Fillon (7.126.277) hanno invitato a votare Macron. 
Dal canto suo, Marine Le Pen ha ottenuto l’appoggio di Dupont-Aignan (1.689.666). Invece, Mélenchon (7.011.381) ha annunciato il liberi tutti ai suoi elettori i quali, a giudicare dall’esito, gli hanno, almeno in parte, non proprio piccola, disobbedito, com’è giusto che sia.

3. Il ballottaggio è una sottospecie del doppio turno che, infatti, per le elezioni legislative (11 e 18 giugno) prevede che possano passare al secondo turno tutti i candidati che superano in ciascun collegio uninominale la soglia del 12,5 per cento degli aventi diritto a votare. Non ci sono candidature multiple né, naturalmente, candidature bloccate. Il problema per Macron, leader senza partito, ma con migliaia di collaboratori/sostenitori nella campagna elettorale, consisterà nel trovare 577 candidati per i collegi uninominali oppure di raggiungere accordi con i socialisti, che hanno molti deputati uscenti, desiderosi di rientrare, con i centristi, pochini, e, eventualmente, con i gollisti. Quasi sicuramente la stragrande maggioranza dei candidati lepenisti riusciranno ad ottenere più del 12,5 per cento dei voti e passeranno al secondo turno. Niente ballottaggio, allora, ma competizioni quantomeno triangolari.

4. Emmanuel Macron ha vinto in maniera molto netta: 20.753.704 voti (66,06) molto più che raddoppiando il numero dei voti ottenuti al primo turno. Ha vinto in 26.044 comuni contro i 9.194 comuni che hanno dato la maggioranza a Le Pen. Ha conquistato il 90 per cento dei votanti nella città di Parigi. Naturalmente, questi dati e neppure le percentuali non possono in nessun modo essere paragonati ai dati della votazione per il segretario del Partito Democratico.

5. Non è vero che Macron il «banchiere tecnocrate» ha sconfitto Le Pen la populista. Macron è molto di più di un banchiere. È un europeista con esperienza di governo. Marine non è soltanto e neppure esclusivamente una populista. È una donna di destra, nazionalista, solidamente impiantata in una tradizione politica francese autoritaria nella quale ci stanno la xenofobia e il senso di superiorità culturale che per non pochi sostenitori degenera in una non sempre modica dose di razzismo.

6. Il clivage (uso opportunamente la parola francese per frattura) più profondo fra Macron e Le Pen è stato quello relativo all’Unione Europea. Per la prima volta, un candidato ha fatto una campagna elettorale «senza se e senza ma» sulle sue posizioni, convinzioni e proposte europeiste. Il precedente del referendum del 2005 sulla Costituzione europea, quando una divisione interna ai socialisti ne bocciò la ratifica, era assolutamente preoccupante. Macron ha sconfitto anche il passato, ma molti elettori di Mélenchon non debbono averlo votato proprio per il suo europeismo. Al proposito, nessun leader italiano si è mai espresso così positivamente sull’Unione Europea. No, Macron n’habite pas en Italie. Macron non abita qui. Stupefacente e indimenticabile la scelta di far risuonare l’Inno dell’Unione Europea dalla Nona Sinfonia di Beethoven al suo primo discorso da Presidente. In Italia, il capo del governo che ha preceduto Gentiloni fece rimuovere la bandiera dell’Unione in occasione di una sua conferenza- stampa.

7. In attesa delle elezioni legislative è fin d’ora possibile sottolineare che chi davvero vuole riformare le istituzioni italiane deve tornare a confrontarsi con la Repubblica semipresidenziale francese: regime aperto, solido, competitivo, che contiene le condizioni per cambiamenti incisivi ed efficaci rispondenti alle preferenze degli elettori. Il resto è soltanto fastidiosissimo chiacchiericcio. Rien de rien.

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Commenti

  1. Gianluca Sadun Bordoni dice

    12 Maggio 2017 alle 23:27

    Certamente il ballottaggio alle presidenziali francesi è molto diverso dall’Italicum, ma il pregiudizio circa la presunta incostituzionalità della mancanza di una ‘soglia’ dovrebbe applicarsi allo stesso modo. La soglia ha senso lì dove l’accesso al ballottaggio è aperto a più candidati e infatti è presente nelle elezioni politiche in Francia. Lì dove il ballottaggio è a due la soglia è questa restrizione stessa e infatti non c’è nelle presidenziali in Francia.

    Rispondi
  2. gianfranco pasquino dice

    9 Maggio 2017 alle 14:44

    correction: Mesdames marquises, parbleu

    Rispondi
  3. gianfranco pasquino dice

    9 Maggio 2017 alle 14:15

    E’ rassicurante scoprire che c’è qualcuno che parla alle Madames marquises e che sa qual’è la parte giusta della storia. Lo facesse sapere anche noi, subito ci rallineeremmo. Nel frattempo, continuerò ad andare contro gli stereotipi, gli ignoranti, i commentatori inadeguati, i politologi di corte e di cortile ai quali mi pare doveroso addossare parte della responsabilità per alimentare e mantenere una cultura politica alla Cambronne (per rimanere, bien sûr, in Francia).

    Rispondi
    • Dino Cofrancesco dice

      9 Maggio 2017 alle 16:15

      Infatti, l’espressione ‘stare dalla parte giusta della storia’ era ironica e sfottente. Come si può vedere nel post che ho inviato al Forum. Uno studioso, sono d’accordo, per questo non dovrebbe associarsi ai brindisi e ai ‘Te Deum’.

      Rispondi
  4. Liborio Mattina dice

    9 Maggio 2017 alle 11:05

    Sottoscrivo per intero l’analisi di Gianfranco Pasquino sui due candidati alle elezioni presidenziali francesi, presentatisi al ballottaggio e sulle loro caratteristiche, come pure sulla solidità e validità del sistema elettorale francese, maggioritario a doppio turno.
    C’è da aggiungere che, come purtroppo ben sanno gli studiosi di scienza politica italiani , la stragrande maggioranza del ceto politico del nostro paese conosce benissimo il funzionamento del sistema elettorale dei nostri cugini d’oltralpe e i vantaggi che ne derivano in termini di stabilità e governabilità. Ma proprio per tale ragione lo rigetta, perché ama le virtù del proporzionalismo che consente di “sopravvivere senza governare”. E poco importa che il paese vada in malora.

    Rispondi
  5. Oreste Massari dice

    9 Maggio 2017 alle 10:03

    non si può non essere d’accordo! analisi lucidissima.

    Rispondi
  6. Dino Cofrancesco dice

    9 Maggio 2017 alle 7:42

    Tout va très bien, Madame la Marquise,
    Tout va très bien, tout va très bien.
    quando si sta dalla parte giusta della storia

    Rispondi

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