Paradoxaforum

  • Home
  • Contatti
  • Chi siamo
Ti trovi qui: Home / Interventi / Generato, non creato: tecnologia in cerca d’autore

Generato, non creato: tecnologia in cerca d’autore

4 Gennaio 2024 di Laura Paoletti Lascia un commento

[Editoriale di «Paradoxa» 4/2023, “IA – Tu chiamala, se vuoi, intelligenza”, a cura di Stefano Quintarelli]

Ho chiesto a uno dei volti più noti dell’intelligenza artificiale generativa (ChatGPT) se conoscesse l’espressione «generato, non creato». Mi ha spiegato che è un sintagma proprio della teologia cristiana e che – copio e incollo la risposta – «in questo contesto ‘generato’ si riferisce al fatto che il Figlio è nato o ha avuto origine dal Padre, ma non è stato creato nel senso di essere stato creato ex nihilo (dal nulla) come il resto del creato». Chapeau. È assai improbabile che, rivolgendo la stessa domanda all’uscita di una chiesa di culto cattolico, dove ogni domenica i fedeli professano nel Credo questo articolo di fede, si otterrebbe una risposta altrettanto precisa nel restituire senza fronzoli la posta in gioco del punto in questione, nello specifico la salvaguardia dell’identità sostanziale tra le persone della Trinità. È altrettanto improbabile, però, che ChatGPT abbia colto la maliziosità della domanda: ma non anticipiamo.

Anche volendosi atteggiare a navigati fruitori di tecnologia, sarebbe difficile negare che interazioni di questo tipo – cui faremo, volenti o nolenti, l’abitudine – suscitano ad oggi uno stupore che è in bilico tra l’ammirazione e l’inquietudine. Le pagine che seguono scavano a fondo in questa ambivalenza, aiutando a calibrare ottimismo e preoccupazione, a distinguere tra rischi reali e problemi fittizi. Ad un primo livello, questo fascicolo si può leggere come una sorta di prontuario (utilissimo, almeno per chi scrive), per orientarsi in una realtà di cui si parla molto, ma non sempre in modo accessibile ai non addetti ai lavori o con la dovuta competenza tecnica. Il lettore ha così l’occasione di familiarizzarsi con espressioni come «prompt», «Large Language Model», «embedding», «transformer», «encoder» e «decoder», che, opportunamente spiegate e combinate in un quadro d’insieme, consentono di farsi un’idea di come possa accadere che una macchina fornisca risposte – o, come si deve dire, «output» – capaci di sorprendere anche chi l’ha progettata. L’illustrazione di questi concetti elementari dell’intelligenza artificiale generativa è finalizzata ad una prima mappatura del campo di applicazione di questo tipo di tecnologia che è nuovo e che, di conseguenza, innesca problemi che richiedono soluzioni altrettanto innovative (e al momento non disponibili): dalla ridefinizione dei criteri di verificazione di un’informazione all’individuazione dei «bias» nella fase di addestramento; dalla reinterpretazione dell’idea di proprietà intellettuale, all’elaborazione di una regolamentazione efficace e condivisa; dall’incremento esponenziale della vulnerabilità sul piano della cybersicurezza e su quello dei mercati (a rischio bolla finanziaria), all’impatto sul piano della didattica e dell’apprendimento.

C’è però un secondo livello di lettura di questi contributi, che punta ad una comprensione più radicale del fenomeno in questione e che si può riassumere in una tesi molto forte: ‘intelligenza artificiale generativa’ è un’espressione largamente metaforica, che si riferisce ad una tecnologia la quale, a dispetto delle apparenze, ha molto poco a che vedere con quel che chiamiamo ‘intelligenza’ in senso proprio e con i fenomeni che abitualmente associamo a questa, come la comprensione o la creatività. Per un verso, infatti, la capacità che attribuiamo ai calcolatori si può chiamare ‘intelligenza’ soltanto attraverso una serie di drastiche operazioni di riduzione: riduzione della molteplicità di versanti dell’intelligenza umana alla sola intelligenza computazionale; riduzione di qualsiasi tipo di problema ad espressione numerica; riduzione della semantica alla sintassi, e si potrebbe continuare. Per altro verso, quella che tendiamo ad interpretare come autonomia o creatività non è altro che un modo suggestivo e proiettivo di definire quella che di fatto altro non è che la nostra ignoranza (nel dettaglio) dei processi che hanno condotto ad un certo risultato.
Autori e curatore sono consapevoli del fatto che un’impostazione teorica così decisa (che si colloca nel filone argomentativo inaugurato dal celebre esperimento mentale di Searle sulla ‘stanza cinese’) è tutt’altro che scontata o condivisa e che, anzi, il dibattito filosofico su questi temi è apertissimo e incandescente. Sarebbe evidentemente del tutto fuori luogo pretendere di discutere nel merito, in qualche riga, la tesi di fondo proposta: mi limito qui a sottolinearne una diramazione che meriterebbe di essere ulteriormente esplorata. Rilanciando la quanto mai opportuna attenzione al piano metaforico cui richiama il curatore, si può osservare che in fondo, a differenza di ‘intelligenza artificiale’, ‘generativa’ è una metafora assai più appropriata nel descrivere il fenomeno cui si riferisce e soprattutto i limiti che lo caratterizzano: perché, per l’appunto, ‘generato’, in certo senso, significa proprio ‘non creato’. L’uso teologico e quello biologico della nozione di ‘generazione’ convergono infatti nel pensare quest’ultima come un processo che, muovendo da una certa realtà, dà luogo ad una realtà dello stesso tipo che non è sostanzialmente altra rispetto alla prima: il Padre, o un padre, non è il Figlio, o un figlio, ma è della stessa sostanza. Il che ha come conseguenza immediata e decisiva che il padre non è l’‘autore’ del figlio. La creazione, per contro, presuppone uno scarto qualitativo per cui il processo di realizzazione ha luogo ad opera dell’autore, il quale è capace di creare ex nihilo perché ha integralmente in sé il principio di quel che crea e non si limita a trasmetterlo, né lo conferisce al creato il quale, per parte sua, non ce l’ha e resta strutturalmente dipendente dall’artefice. Ora, proprio l’autore è quel che è manifestamente assente dai processi generativi messi in opera dalla cosiddetta intelligenza artificiale, con tutto il carico di problemi, anche giuridici, che ciò comporta. E questa assenza spiega perché possiamo, certamente, restare sorpresi di fronte a qualcosa che si presenta come un’opera d’arte generata (e non creata) da un calcolatore, ma tale stupore non cattura l’attenzione sufficientemente a lungo da trasformare quest’ultima in un vero e proprio godimento estetico: perché quel che cerchiamo in un’opera è l’esperienza, e l’espressione e la voce, di un autore, ossia di qualcuno che sappia risponderne come di qualcosa di suo e che proprio perché ne risponde sa entrare in relazione con la nostra esperienza e sa interessarci. Ma la capacità di rispondere in questo senso forte, creativo e non generativo, in altri termini: la responsabilità è proprio quel di cui l’intelligenza artificiale non dà segno – ancora? – di essere capace: almeno per il momento la tecnologia non smette di essere in cerca d’autore.

Paradoxa 4/2023 
[inserire link a MIMESIS]
Ricevi Paradoxa 4/2023

Condividi:

  • Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)
  • Altro
  • Fai clic qui per stampare (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per inviare un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra)

Archiviato in: Interventi Etichettato con: Paradoxa, digitalizzazione, intelligenza artificiale, 2023, Editoriale, social media

Privacy e cookie: Questo sito utilizza cookie. Continuando a utilizzare questo sito web, si accetta l’utilizzo dei cookie.
Per ulteriori informazioni, anche su controllo dei cookie, leggi qui: Informativa sui cookie

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tema in discussione

  • Ordine internazionale: sul viale del tramonto?
  • L'Europa da Ventotene ad oggi
  • I voti dell'Europa
  • Democrazie e guerra
  • Presidenzialismo
  • Guerra russo-ucraina
  • Il vaccino della conoscenza
  • Rientro a scuola. La sfida al Covid
  • CoVid19. Le angolazioni della crisi
  • Fatti e disfatti
  • Unione Europea
  • Il ’68, lo Stato, la nazione
  • Comunicazione politica
  • Newsletter

    * campi obbligatori

    Commenti recenti

    • raffaella gherardi su Ancora sulla «scespiriana» follia trumpiana
    • Carlo Fusi su Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’
    • Dino Cofrancesco su Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’

    GLI AUTORI

    IL TEMA IN DISCUSSIONE

    Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    La crisi dell’ordine mondiale è una crisi di autorità politica

    26 Gennaio 2026 di Fulvio Attina Lascia un commento

    È chiaro che l’ordine mondiale è entrato in una fase di transizione ma non è chiaro in cosa consista questa transizione. Molti propendono per la deriva multipolare che significa erosione dell’ordine internazionale liberale e crisi della leadership o egemonia statunitense. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: geopolitica, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?, Occidente

    Ancora sulla «scespiriana» follia trumpiana

    22 Gennaio 2026 di Antonio Malaschini 1 commento

    In precedenti articoli ci chiedevamo se sotto l’apparente «follia» dei comportamenti del Presidente americano Donald Trump non si nascondesse invece un «metodo» razionale da lui con decisione seguito. Ed il metodo veniva rinvenuto in quel documento di 887 pagine della Heritage Foundation, il Project 2025 pubblicato nel 2023, nel quale era delineato un vero e proprio programma di governo. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: Trump, democrazia, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’

    19 Gennaio 2026 di Giuseppe Ieraci 2 commenti

    In principio, c’era la guerra. Che si tratti di un adepto della Realpolitik, centrata sui concetti di «interesse nazionale» e di anarchia internazionale, oppure di un groziano, convinto che i rapporti tra gli stati debbano essere regolati secondo principi universali, qualsiasi studioso di relazioni internazionali potrebbe accettare questo incipit e ammettere - come scriveva Sun Tzu ne L’arte della … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: diritto, Politica e diritti umani, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?, storia

    Alla ricerca dell’ordine politico internazionale perduto

    12 Gennaio 2026 di Gianfranco Pasquino 5 commenti

    Ho sempre avuto molti dubbi sulla effettiva esistenza di un ordine internazionale liberale nel periodo tra il 1945, fondazione delle Nazioni Unite, e il 1989, crollo del comunismo sovietico e, secondo Fukuyama, Fine della storia. In effetti, la storia della contrapposizione delle democrazie liberali e dei regimi comunisti era finita, proprio come scrisse lui stesso, con la vittoria delle … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: Unione Europea, geopolitica, politica internazionale, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Galleria fotografica

    Questo slideshow richiede JavaScript.

    Archivi

    Privacy Policy

    Contattaci

    Nova Spes International Foundation
    Piazza Adriana 15
    00193 Roma

    Tel. / Fax 0668307900
    email: nova.spes@tiscali.it

    Statistiche

    • 204.623 clic

    Seguici

    • Facebook
    • Instagram
    • Twitter
    • YouTube

    © Copyright 2016 Paradoxa Forum · All Rights Reserved