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I garantisti dell’impunità (con o senza punto interrogativo)?

31 Gennaio 2019 di Gianfranco Pasquino 3 commenti

«Il termine garantismo indica una concezione politica che sostiene la tutela delle garanzie costituzionali del cittadino da possibili abusi da parte del potere pubblico». Questa è la definizione che si trova su Wikipedia. È una definizione minima, vale a dire che costituisce la base di qualsiasi riflessione e al di sotto della quale non si può e non si deve proprio andare. Sostenere che garantismo equivale a sottrarre i parlamentari e i ministri dal giudizio dei tribunali della Repubblica significa affermare che i detentori del potere pubblico godono di privilegi rispetto ai ‘comuni’ cittadini. Al contrario, dovrebbe essere chiaro che, proprio poiché dotati di poteri significativi, parlamentari e ministri dovrebbero essere come la moglie di Cesare, vale a dire al di sopra di ogni sospetto. È lecito, invece, sospettare che chi invoca il garantismo voglia sottrarre al processo, si badi bene non al giudizio, a prescindere da qualsiasi altra considerazione, ‘senza se e senza ma’, i parlamentari e i ministri. Di conseguenza, questa versione di garantismo diventa semplicemente garanzia di impunità.

 Naturalmente, i sedicenti garantisti sosterranno anche di essere rispettosi delle leggi e, soprattutto, buoni, molto buoni. Aggiungeranno che coloro che pensano che i parlamentari e i ministri siano tenuti a difendersi dalle accuse nel processo (e non dal processo), sono giustizialisti, cattivi, molto cattivi. Peggio, affermeranno con sussiego e arroganza che i presunti giustizialisti sono sostenitori e fautori di un fantomatico governo dei giudici (peraltro mai visto e mai esistito). I garantisti ne concluderanno che la loro versione del garantismo rappresenta l’unica concezione corretta del liberalismo.Tutt’al contrario.

 Liberalismo c’è, è opportuno ricordarlo e ribadirlo, quando le tre istituzioni sulle quali nascono, si fondano e funzionano le democrazie liberal-costituzionali si controllano a vicenda, frappongono l’una all’altra freni e contrappesi, si confrontano in procedimenti iterativi, senza fine di accountability reciproca. Il governo e i governanti debbono rendere politicamente conto del loro operato al Parlamento e giuridicamente sono tenuti a rispettare le leggi e la Costituzione. Alla magistratura spetta di valutare i comportamenti dei parlamentari e dei ministri, quando, proprio nell’esercizio delle loro funzioni (ma, ovviamente, anche nella loro vita), violino le leggi e la Costituzione. Se quelle leggi sono sbagliate, se la Costituzione è inadeguata e superata, sarà il Parlamento a decidere di abolire quelle leggi e a approvarne altre, a modificare la Costituzione.

 Nessuno dei parlamentari e dei governanti può trincerarsi dietro il programma sul quale è nato il governo, meno che mai ricorrendo con generosità a chiamate di correo (l’intero governo è responsabile) a tutto campo. È nell’attuazione di quel programma che sia il Parlamento sia il Presidente della Repubblica sia la magistratura possono riscontrare elementi di incostituzionalità e di violazione delle leggi. Prima dovranno essere cambiati i punti programmatici illegali e incostituzionali, poi, eventualmente, si procederà alla modifica delle leggi, alla revisione della Costituzione. La modalità migliore, più convincente per diradare il cosiddetto fumus persecutionis, che è la cortina dietro la quale è possibile per il Parlamento respingere la richiesta dei magistrati di autorizzazione a procedere nei confronti di parlamentari e ministri, è quella di motivarne l’esistenza assumendosi trasparentemente la responsabilità del voto espresso, non con riferimenti a prese di posizione pregiudiziali (sic) e sostanzialmente ideologiche, ma alla realtà effettuale. Questo è garantismo: il buon funzionamento delle istituzioni e il buon comportamento dei detentori del potere istituzionale.

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Commenti

  1. gioacchino di palma dice

    1 Febbraio 2019 alle 13:57

    Strano articolo questo di Gianfranco Pasquino. Invoca garantismo, ma dal tenore del suo scritto, sembra che abbia già deciso tutto. Colpe, responsabilità, legittimazione, incostituzionalità, garantisti, giustizialisti …..
    Se si voleva aprire un confronto su un tema così importante, forse sarebbe stato opportuno dire qualcosa in più, piuttosto che ripetere concetti che ritengo ben acquisiti da chi legge con piacere Paradoxa forum.

    Rispondi
  2. ferdinando mach dice

    1 Febbraio 2019 alle 13:39

    L’ impunità maggiore fa capo ai banchieri centrali che scaricano sui rispettivi Governi , democraticamente eletti , il conto dell’omessa vigilanza sulle banche pubbliche e private , sistemiche e non sistemiche .

    Il rimedio consiste nel riportare la Vigilanza Bancaria in capo ai rispettivi Ministeri del Tesoro .

    È preferibile farlo subito , prima che i gialloverdi lo scoprano .

    ferdinando mach

    Rispondi
  3. Dino Cofrancesco dice

    1 Febbraio 2019 alle 7:48

    Il bello di Paradoxaforum è che tutte le opinioni possono venirvi ospitate in piena libertà. Anche quella di Gianfranco Pasquino col quale dissento radicalmente e al quale non replico per non ripetere (malamente) quanto hanno già scritto in merito al ‘Processo Salvini’ Angelo Panebianco, Carlo Nordio e, con grande coraggio intellettuale (trattandosi dell’ex direttore di ‘Liberazione’) Piero Sansonetti. Mi limito solo a fare osservare che sarebbe meglio astenersi dall’attribuire a chi non la pensa come noi propositi inconfessabili:«È lecito, invece, sospettare che chi invoca il garantismo voglia sottrarre al processo, si badi bene non al giudizio, a prescindere da qualsiasi altra considerazione, ‘senza se e senza ma’, i parlamentari e i ministri. Di conseguenza, questa versione di garantismo diventa semplicemente garanzia di impunità».La ‘legge dei sospetti’ venne abrogata il 9 termidoro e da allora nessuna democrazia l’ha ripristinata.

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