Paradoxaforum

  • Home
  • Contatti
  • Chi siamo
Ti trovi qui: Home / Interventi / Il lavoro nell’epoca dell’intelligenza artificiale

Il lavoro nell’epoca dell’intelligenza artificiale

15 Giugno 2026 di Adriano Fabris Lascia un commento

Le trasformazioni che conosce il mondo del lavoro a seguito degli sviluppi tecnologici legati all’intelligenza artificiale sono molteplici ed evidenti. Portano vantaggi e svantaggi. Si è realizzato, in molte professioni, un adattamento degli esseri umani a queste trasformazioni, che ne ha modificato in molti casi caratteristiche, funzioni, e svolgimento. Pensiamo al mestiere del commercialista, dell’avvocato, del chirurgo, del giornalista, che ormai non possono fare più a meno di certi programmi.

Non si tratta solo di far fare a un programma o a una macchina quei lavori noiosi e ripetitivi che prima erano delegati a persone meno formate. La trasformazione dei modi di lavorare e dell’organizzazione delle imprese non produce, come ingenuamente molti sostengono, la liberazione dal giogo di un impegno faticoso e poco soddisfacente. Tutt’altro. La competenza richiesta per svolgere un’attività si fa sempre più complessa e, dunque, l’impegno richiesto è maggiore. Ma soprattutto ciò che produce lo sviluppo tecnologico è una riconfigurazione strutturale di molte attività e del senso stesso del fare impresa.

Consideriamo meglio questa situazione. C’è anzitutto il fatto che – con il diffondersi dei programmi d’intelligenza artificiale, i quali operano con una certa autonomia – l’essere umano si trova a doversi confrontare con altri tipi di agenti: gli agenti artificiali, appunto. Siamo costretti a modificare i nostri comportamenti, interagendo con l’agire di tali dispositivi. Da questo punto di vista non è più in gioco, semplicemente, una subordinazione dell’essere umano alla macchina e all’organizzazione che essa richiede. Questo è ciò che già è avvenuto per esempio con la rivoluzione industriale, e che ha comportato una serie di riflessioni economiche e filosofiche, e lo sviluppo di azioni politiche, tutte volte a rivendicare la dignità di ciascun essere umano in quei contesti organizzativi che la mortificavano. E non si tratta neppure di fare i conti con gli sviluppi di un’economia post-fordista e con le tecnologie che l’hanno resa possibile, dal momento che queste tecnologie potevano risultare fuori dal controllo umano solo in base alla loro estensione globale e alla loro capillare diffusione, non già per la capacità, che ora esse hanno, di assumere iniziative autonome. C’è invece qualcosa di più. Nel nuovo quadro l’essere umano, in quanto tale, è considerato sostituibile in ulteriori sue mansioni rispetto a quelle già rimpiazzate nel passato. Mi riferisco ai molti modi in cui può esprimersi la sua capacità d’innovare.

Pensiamo per esempio agli sviluppi cosiddetti “creativi” dell’intelligenza artificiale generativa. I programmi di AI sono in grado di simulare quell’iniziativa, quella capacità di progettazione e – appunto – quella creatività che sembravano essere solo umane. Oggi un articolo di giornale può essere redatto, con un buon risultato di credibilità, da un apposito programma. Oggi la macchina può prendere decisioni anche importanti che ci riguardano: relative all’ambito della salute, per esempio.

Intendiamoci. Tutto ciò è solo il risultato di una simulazione. In qualche modo le macchine ci ingannano. La creatività del programma, in effetti, risulta dalla media di informazioni precedentemente acquisite. Il risultato della sua applicazione non ha, almeno per ora, un grado consistente di innovatività. Ma tali informazioni sono elaborate in forme diverse da quelle disponibili in passato. Nuovo, in altre parole, è l’assemblaggio, non già quella prospettiva che fa vedere le cose “come se fosse la prima volta”. E tuttavia questo risultato, in molti casi, ci è sufficiente. Ce ne accontentiamo, anche per quanto riguarda i cosiddetti lavori “creativi”.

Avviene qui una sorta di sostituzione. Viene scambiato ciò che risultava l’esito di un cambio di paradigma con l’efficienza di procedure che simulano in maniera convincente tale esito. Ci si accontenta di un simulacro di creatività, accogliendo il risultato della messa in opera di procedure standard, eseguite senza salti.

Tutto ciò ha conseguenze ben precise anche sul modo in cui oggi vengono vissuti e compiuti molti lavori, nonché sulle forme in cui si può fare impresa. Nella proceduralizzazione di ogni passaggio, a cui l’essere umano deve adattarsi se un lavoro viene svolto da un programma, non solo la professione interessata, ma la stessa struttura imprenditoriale divengono ripetitive. Si risparmia qualcosa, o anche molto, ma si perde la capacità di fare prodotti originali. Ciò è dovuto al modo in cui funziona quell’algoritmo che sta alla base dell’intelligenza artificiale, permettendone il funzionamento. La subordinazione, ora, non è più alla catena di montaggio, ma – appunto – all’algoritmo. Ed essa riesce nella misura in cui accettiamo, più o meno consapevolmente, ciò che qui viene richiesto: da un lato, la riduzione dell’attività umana a una semplice procedura; dall’altro, il predominio, in ambito valoriale, dalla logica dell’efficacia e dell’efficienza, a cui ogni altro criterio dev’essere ricondotto.

Tutto ciò solleva in definitiva due ordini di problemi, che riguardano il nostro rapporto attuale con l’attività lavorativa e con il senso, oggi, del fare impresa. Per un verso, come dicevo, emergono nuove forme di sottomissione a entità o a mondi artificiali, diverse rispetto a quelle conosciute in passato. Per altro verso, s’impone una sorta di dequalificazione del lavoro, o meglio una sua configurazione in modi che solo apparentemente sono compatibili con le esperienze umane, considerate nella pienezza delle risorse che possono attivare. Si prediligono certi tipi di prestazioni: quelle misurate dalla quantità piuttosto che dalla qualità del rendimento; quelle che si subordinano alla dittatura della procedura, rigidamente determinata, invece che promuovere la costante interazione con contesti sempre nuovi.

Il problema più importante, al fondo di quanto abbiamo preso in esame, è tuttavia legato al fatto che l’essere umano è in grado di adattarsi a tale situazione. Vi accennavo all’inizio. Più ancora: è indotto a farlo, in quanto è convinto che certi esiti siano migliori – più efficienti, maggiormente performanti, di più veloce realizzazione – rispetto a quelli che, senza riferimenti tecnologici, sarebbe in grado di conseguire. Emerge qui un pericolo reale. Il rischio, per l’essere umano, è di appiattirsi su di un modo di pensare e di vivere del tutto riduttivo, è di rinunciare a caratteristiche che sono proprie della sua stessa umanità.

In questa situazione bisogna riportare l’iniziativa umana al centro. È necessario farlo per cercare, se non di governare, quanto meno d’interagire con i processi in corso, e non semplicemente di subirli. È un compito di cui ciascuno deve farsi carico, in maniera consapevole, e conformemente alle caratteristiche e alla portata delle sue azioni.

Condividi:

  • Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)
  • Altro
  • Fai clic qui per stampare (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per inviare un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra)

Archiviato in: Interventi Etichettato con: intelligenza artificiale

Privacy e cookie: Questo sito utilizza cookie. Continuando a utilizzare questo sito web, si accetta l’utilizzo dei cookie.
Per ulteriori informazioni, anche su controllo dei cookie, leggi qui: Informativa sui cookie

Info Adriano Fabris

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tema in discussione

  • Ordine internazionale: sul viale del tramonto?
  • L'Europa da Ventotene ad oggi
  • I voti dell'Europa
  • Democrazie e guerra
  • Presidenzialismo
  • Guerra russo-ucraina
  • Il vaccino della conoscenza
  • Rientro a scuola. La sfida al Covid
  • CoVid19. Le angolazioni della crisi
  • Fatti e disfatti
  • Unione Europea
  • Il ’68, lo Stato, la nazione
  • Comunicazione politica
  • Newsletter

    * campi obbligatori

    Commenti recenti

    • Giuseppe Ieraci su No democrazia no pace
    • Giuseppe Ieraci su No democrazia no pace
    • Gianfranco Pasquino su No democrazia no pace

    GLI AUTORI

    IL TEMA IN DISCUSSIONE

    Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    La crisi dell’ordine mondiale è una crisi di autorità politica

    26 Gennaio 2026 di Fulvio Attina Lascia un commento

    È chiaro che l’ordine mondiale è entrato in una fase di transizione ma non è chiaro in cosa consista questa transizione. Molti propendono per la deriva multipolare che significa erosione dell’ordine internazionale liberale e crisi della leadership o egemonia statunitense. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: Occidente, geopolitica, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Ancora sulla «scespiriana» follia trumpiana

    22 Gennaio 2026 di Antonio Malaschini 1 commento

    In precedenti articoli ci chiedevamo se sotto l’apparente «follia» dei comportamenti del Presidente americano Donald Trump non si nascondesse invece un «metodo» razionale da lui con decisione seguito. Ed il metodo veniva rinvenuto in quel documento di 887 pagine della Heritage Foundation, il Project 2025 pubblicato nel 2023, nel quale era delineato un vero e proprio programma di governo. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: Trump, democrazia, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’

    19 Gennaio 2026 di Giuseppe Ieraci 2 commenti

    In principio, c’era la guerra. Che si tratti di un adepto della Realpolitik, centrata sui concetti di «interesse nazionale» e di anarchia internazionale, oppure di un groziano, convinto che i rapporti tra gli stati debbano essere regolati secondo principi universali, qualsiasi studioso di relazioni internazionali potrebbe accettare questo incipit e ammettere - come scriveva Sun Tzu ne L’arte della … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: storia, diritto, Politica e diritti umani, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Alla ricerca dell’ordine politico internazionale perduto

    12 Gennaio 2026 di Gianfranco Pasquino 5 commenti

    Ho sempre avuto molti dubbi sulla effettiva esistenza di un ordine internazionale liberale nel periodo tra il 1945, fondazione delle Nazioni Unite, e il 1989, crollo del comunismo sovietico e, secondo Fukuyama, Fine della storia. In effetti, la storia della contrapposizione delle democrazie liberali e dei regimi comunisti era finita, proprio come scrisse lui stesso, con la vittoria delle … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: Unione Europea, geopolitica, politica internazionale, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Galleria fotografica

    Questo slideshow richiede JavaScript.

    Archivi

    Privacy Policy

    Contattaci

    Nova Spes International Foundation
    Piazza Adriana 15
    00193 Roma

    Tel. / Fax 0668307900
    email: nova.spes@tiscali.it

    Statistiche

    • 212.182 clic

    Seguici

    • Facebook
    • Instagram
    • Twitter
    • YouTube

    © Copyright 2016 Paradoxa Forum · All Rights Reserved