Paradoxaforum

  • Home
  • Contatti
  • Chi siamo
Ti trovi qui: Home / Interventi / Il nuovo Rinascimento e i suoi problemi

Il nuovo Rinascimento e i suoi problemi

22 Novembre 2021 di Riccardo Pozzo 1 commento

In un articolo apparso sul «Public Discourse» del 28 giugno scorso, James Hankins ha notato come la costruzione di un proprio Rinascimento sia in effetti alla portata di diversi gruppi. E proprio come in quel primo Rinascimento europeo oggi abbiamo bisogno di nuovi modi di pensare che illuminino la via per nuove soluzioni.

Sono passati dodici anni da quando lo European Research Area Board propose di pensare a un nuovo Rinascimento per un cambio di paradigma nel nostro modo di pensare e di vivere (The New Renaissance: Report of the Comité des Sages Reflection Group on Bringing Europe’s Cultural Heritage Online).

Ma il sintagma ha avuto anche un’appropriazione politica: «Ci sono le condizioni perché l’Arabia Saudita sia la culla di un neo Rinascimento» ha dichiarato Matteo Renzi il 27 gennaio 2021, adducendo la ragione che il Rinascimento a «Firenze è nato proprio dalla peste, una pandemia», senza perdere l’occasione di sottolineare il ruolo «delle città» commentando il trilione di dollari di investimenti previsti per Riad da Mohammed bin Salman.

La prima occorrenza del concetto di Rinascimento è documentata nel 1860, quando Jacob Burckhardt lo individuò come l’epoca di passaggio che dalla peste nera del 1346-1353 portò l’Europa alla rivoluzione scientifica del XVII secolo. Fu l’uscita dai secoli bui. Il significato popolare del termine oggi sarebbe quello di «una gara per il futuro in un momento in cui la posta in gioco è massima… un raro momento di fioritura di massa» (Ian Goldin e Chris Kutarna, Age of Discovery, Bloomsbury, Londra 2013, p. 19).

Il punto è che ogni Rinascimento implica un’uscita da secoli bui. Nel ventunesimo secolo non abbiamo bisogno di pensare in termini di epoche. Nemmeno in termini di secoli. I decenni sono la misura.

Oggi, la tremenda necessità personificata dalla pandemia e dalle transizioni gemelle verde e digitale rende credibili tre scenari. Se il primo si rassegna all’accelerazione verso il basso della comunità globale, e se il secondo vede la Cina in posizione predominante, sarebbe il terzo scenario, appunto, quello per il quale vale la pena lavorare, ovvero il nuovo Rinascimento.

Qui vediamo il primo problema nell’idea di un nuovo Rinascimento: il suo restare centrato sull’Europa, quando l’Europa è un paziente del quale dobbiamo prenderci cura. Europa cura te ipsam! è il grido che si leva oggi più che mai.

Che dallo scoppio della pandemia nel marzo 2020 l’Europa stia assumendo la leadership della transizione verde è qualcosa di molto notevole. Questo spiega l’attenzione posta dalla Commissione Europea sull’idea di un New European Bauhaus, fondato su sostenibilità, bellezza e inclusione per riconnettersi con la natura ricostruendo un senso di comunità ed equità nel riequilibrio e la ridistribuzione delle risorse. Come ha suggerito Bernd Fesel, l’invenzione di nuove materie prime, come avvenne nel Bauhaus di Walter Gropius, ha prodotto nuovi modi di produzione nell’architettura, nella moda e nella produzione industriale che portano a nuovi modi sostenibili di costruire le nostre case, vestirsi, fare shopping, lavorare e fare vacanze. Di qui il secondo problema: quali saranno le sue nuove forme, ovvero come identificare e selezionare ciò che è o sarà il nuovo Rinascimento?

Quindi, come Hankins ripete instancabilmente, cosa possiamo imparare dagli umanisti su come iniziare il Rinascimento del sistema europeo dell’università e della ricerca? Dobbiamo riconoscere che si tratta di un progetto a lungo termine, cosa che pone indubbiamente il terzo problema: come includere i cittadini e le comunità locali o nazionali in questo processo? Potrebbero volerci più di una o due generazioni. Ma sappiamo che un nuovo Rinascimento non può aver luogo senza la prontezza delle comunità a esercitare autonomia epistemica (sapere aude!) davanti alle sfide e alle nuove tecnologie. Quel che si richiede è che i territori siano capaci di innovazione sociale, se si vuole che i dispositivi non restino sulla carta. Proprio per questo è importante che le comunità siano mature e pronte, e un nuovo Rinascimento, forse, ci metterà in condizione di esserlo.

nuovo rinascimento

Condividi:

  • Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)
  • Altro
  • Fai clic qui per stampare (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per inviare un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra)

Archiviato in: Interventi

Privacy e cookie: Questo sito utilizza cookie. Continuando a utilizzare questo sito web, si accetta l’utilizzo dei cookie.
Per ulteriori informazioni, anche su controllo dei cookie, leggi qui: Informativa sui cookie

Commenti

  1. Ferdinando Mach dice

    23 Novembre 2021 alle 17:13

    Splendido progetto il Rinascimento Europeo . Vale la pena battersi .
    Costituzione Europea e Federazione degli Stati e dei Regni Uniti d’Europa un possibile approdo . Velocità e concretezza , a costo di perdere per strada qualche riluttante .

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tema in discussione

  • Ordine internazionale: sul viale del tramonto?
  • L'Europa da Ventotene ad oggi
  • I voti dell'Europa
  • Democrazie e guerra
  • Presidenzialismo
  • Guerra russo-ucraina
  • Il vaccino della conoscenza
  • Rientro a scuola. La sfida al Covid
  • CoVid19. Le angolazioni della crisi
  • Fatti e disfatti
  • Unione Europea
  • Il ’68, lo Stato, la nazione
  • Comunicazione politica
  • Newsletter

    * campi obbligatori

    Commenti recenti

    • Paolo Becchi su L’affaire Epstein: il fantasma di Sade
    • Alberto Marini su L’affaire Epstein: il fantasma di Sade
    • Gianfranco Pasquino su Una riflessione sulla comunicazione riguardante il referendum di marzo

    GLI AUTORI

    IL TEMA IN DISCUSSIONE

    Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    La crisi dell’ordine mondiale è una crisi di autorità politica

    26 Gennaio 2026 di Fulvio Attina Lascia un commento

    È chiaro che l’ordine mondiale è entrato in una fase di transizione ma non è chiaro in cosa consista questa transizione. Molti propendono per la deriva multipolare che significa erosione dell’ordine internazionale liberale e crisi della leadership o egemonia statunitense. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: Occidente, geopolitica, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Ancora sulla «scespiriana» follia trumpiana

    22 Gennaio 2026 di Antonio Malaschini 1 commento

    In precedenti articoli ci chiedevamo se sotto l’apparente «follia» dei comportamenti del Presidente americano Donald Trump non si nascondesse invece un «metodo» razionale da lui con decisione seguito. Ed il metodo veniva rinvenuto in quel documento di 887 pagine della Heritage Foundation, il Project 2025 pubblicato nel 2023, nel quale era delineato un vero e proprio programma di governo. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: democrazia, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?, Trump

    Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’

    19 Gennaio 2026 di Giuseppe Ieraci 2 commenti

    In principio, c’era la guerra. Che si tratti di un adepto della Realpolitik, centrata sui concetti di «interesse nazionale» e di anarchia internazionale, oppure di un groziano, convinto che i rapporti tra gli stati debbano essere regolati secondo principi universali, qualsiasi studioso di relazioni internazionali potrebbe accettare questo incipit e ammettere - come scriveva Sun Tzu ne L’arte della … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: storia, diritto, Politica e diritti umani, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Alla ricerca dell’ordine politico internazionale perduto

    12 Gennaio 2026 di Gianfranco Pasquino 5 commenti

    Ho sempre avuto molti dubbi sulla effettiva esistenza di un ordine internazionale liberale nel periodo tra il 1945, fondazione delle Nazioni Unite, e il 1989, crollo del comunismo sovietico e, secondo Fukuyama, Fine della storia. In effetti, la storia della contrapposizione delle democrazie liberali e dei regimi comunisti era finita, proprio come scrisse lui stesso, con la vittoria delle … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: geopolitica, politica internazionale, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?, Unione Europea

    Galleria fotografica

    Questo slideshow richiede JavaScript.

    Archivi

    Privacy Policy

    Contattaci

    Nova Spes International Foundation
    Piazza Adriana 15
    00193 Roma

    Tel. / Fax 0668307900
    email: nova.spes@tiscali.it

    Statistiche

    • 205.777 clic

    Seguici

    • Facebook
    • Instagram
    • Twitter
    • YouTube

    © Copyright 2016 Paradoxa Forum · All Rights Reserved