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L’Intelligenza artificiale ed il «Perfetto conferenziere»

13 Luglio 2020 di Stefano Quintarelli Lascia un commento

La narrazione che viene fatta dell’Intelligenza Artificiale le attribuisce delle virtù salvifiche. A sentire certi programmi televisivi, leggere certi articoli e alcuni siti web, sembra di avere a che fare con i proverbiali elisir del far west, intrugli miracolosi, venduti da imbonitori sui loro carri Conestoga, che erano elisir ‘brevettati’, prodotti sulla base di sofisticate ricette segrete frutto di conoscenze indiane esoteriche, che assicuravano essere la soluzione per la tubercolosi, la tosse indiana e persino per l’indigestione.

Mi è capitato di partecipare a una conferenza internazionale sull’Intelligenza Artificiale in cui un relatore ha fatto riferimento ad una teorica IA in grado di esaminare, valutare e fornire un giudizio su chi, tra i partecipanti, fosse un «perfetto conferenziere».

Se state sorridendo, sappiate che in Cina, dove si stanno facendo gli esperimenti su scala più vasta dell’applicazione di tecniche di IA alla società, alcune scuole sono state dotate di particolari caschetti per gli studenti atti a rilevare le variazioni delle attività cerebrali ed usare quei segnali combinandoli con immagini acquisite da telecamere ad alta risoluzione per valutare il grado di attenzione degli studenti e penalizzare i meno attenti. Le cronache riportano che i ragazzi hanno imparato a ingannare i sistemi predittivi statistici tenendo gli occhi sbarrati e pensando a cose divertenti.

Alcune aziende asseriscono di essere in grado, esaminando espressioni facciali, di catturare le emozioni delle persone, cosa che risulterebbe utilissima nel marketing per valutare l’atteggiamento di fronte a determinati prodotti, per capire i passaggi più ostici di una procedura online o anche per migliorare la procedura di raccomandazione dell’anima gemella nei servizi di incontri. Un tale sistema viene ahimè usato in alcuni confini esterni dell’Europa per valutare l’attendibilità dei richiedenti asilo quanto dichiarano il proprio paese di provenienza, per capire se stiano o meno mentendo. Il poligrafo che vediamo nei film di spionaggio non è ammissibile come prova in nessun ordinamento, in ragione della bassa precisione e del fatto che può essere aggirato, ma le microespressioni facciali possono salvare o condannare una persona.

Questo genere di pratiche fa tornare alla memoria la fisiognomica, una pseudoscienza che ebbe grande considerazione a partire dal XVI secolo. Secondo la Treccani, era una parascientifica che, studiando la correlazione tra il carattere e l’aspetto fisico della persona, si proponeva di dedurre le caratteristiche psicologiche degli individui dal loro aspetto corporeo, in particolare dai lineamenti e dalle espressioni del viso. Le caratteristiche della faccia e aspetti somatici sono stati, infatti, in passato un argomento utilizzato per identificare aspetti comportamentali e psicologici soprattutto in relazione a linee di condotta criminale.

Ma torniamo all’idea dell’IA che stabilisce il perfetto conferenziere.

Questo tipo di narrazione propaga implicitamente due idee:

La prima è che l’IA sia ‘precisa’, con il sottotesto che gli uomini siano ‘imprecisi’. L’idea deriva dal fatto che siamo abituati a conoscere i computer come sistemi deterministici accurati per cui quando ci dicono il valore di pi greco pari a 3,14159265358979323846…. essi sono sorprendentemente più precisi di quanto possa fare un umano che si ferma a 3,14. Questa idea di computer preciso e uomo impreciso viene da noi naturalmente estesa anche alle predizioni dei sistemi IA che sono statistici e pertanto sono anch’essi soggetti ad errori che sono insiti nelle modalità di loro funzionamento!

La seconda è che dicendo «perfetto conferenziere» si fa riferimento ad una perfezione che non esiste in natura, che esiste solamente in una nostra idealizzazione.

Non solo, implicitamente le persone sono portate a ritenere che il comportamento ‘perfetto’ sia anche ‘giusto’, ma chi può stabilire cosa sia giusto o sbagliato ? Ciò che può essere sbagliato per uno può essere giusto per un altro. La natura è densa di variabilità, è permeata da variabilità. L’idea della perfezione è una idea fallace al pari della precisione.

Alcune ricerche neurofisiologiche utilizzano microsonde che, mediante stimoli luminosi, modulano l’attività elettrica cerebrale. L’idea che utilizzando i dati ottenuti si possano alimentare dei modelli statistici di IA e così ‘replicare’ il funzionamento del cervello, è una proiezione che non appare avere seri elementi di fondatezza.

La modellazione e riconoscimento della ‘normalità’ non è una cosa nuova. Per molti anni abbiamo cercato di estrarre modelli utili a fare predizioni sulla base di una idea di ‘normalità’. Abbiamo cercato di dare una rappresentazione meccanicistica del funzionamento del cervello – ad un livello assai più macroscopico di quanto viene fatto oggi – e abbiamo cercato di stabilire metriche comportamentali a partire da caratteristiche misurabili.

Secondo l’Enciclopedia Treccani la frenologia è una dottrina medica che suscitò grande interesse nel XIX secolo, secondo la quale tutte le funzioni psichiche avrebbero una ben definita localizzazione cerebrale, cui corrisponderebbero dei rilievi sulla teca cranica, che consentirebbero la determinazione della loro esistenza, del loro sviluppo, e conseguentemente dei caratteri psichici dell’individuo. Fu anche coniato il termine ‘cranioscopia’.

Corsi e ricorsi storici, pare di poter dire.

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