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“Io la chemio non la voglio”. Sul caso Eleonora Bottaro

29 Maggio 2017 di Umberto Curi 1 commento

È raro trovarsi in una situazione così difficile da interpretare correttamente, così irriducibile a giudizi univoci, così aperta a soluzioni fra loro diverse e divergenti. Il caso dei genitori di Eleonora Bottaro, raggiunti da un avviso di garanzia con l’accusa di omicidio colposo aggravato, per aver indotto la figlia a rifiutare la chemioterapia, sembra inventato appositamente per turbare le coscienze e dividere l’opinione pubblica. Ha ragione la Procura di Padova, quando ipotizza una precisa responsabilità dei familiari, seguaci dell’impostazione del medico tedesco Hamer, contrario alle cure tradizionali, e perciò colpevoli di aver condizionato la scelta di Eleonora? O hanno ragione i Bottaro, quando rivendicano il diritto della loro figlia all’autodeterminazione? Più in generale, l’uso del proprio corpo rientra fra i diritti inalienabili della singola persona, o in una certa misura è necessario renderne conto alla comunità di appartenenza? E ancora: può un organismo giurisdizionale pronunciarsi sulla validità dei metodi di cura, stabilendo cosa sia scientificamente attendibile e cosa non lo sia? Infine, è possibile individuare un’autorità scientifica che sia in grado di giudicare in maniera incontrovertibile la ‘verità’ di una teoria, o non sarebbe più prudente e più saggio evitare di assolutizzare un’impostazione, anche se condivisa dalla stragrande maggioranza degli esperti? Come si accennava, si tratta di questioni delicate e complesse, se non addirittura indecidibili. In questo quadro, e dunque premettendo che ciò che si verrà ora argomentando non ha la pretesa di indicare certezze apodittiche, alcuni punti, sia pure in forma molto problematica, meritano di essere chiariti.

Il primo tema è quello che riguarda il ruolo della magistratura. La contestualità della dolorosa vicenda della giovane Eleonora con l’inchiesta della Procura di Catania, circa l’ipotizzata collusione di alcune organizzazioni non governative con il traffico criminale di esseri umani messo in atto dagli scafisti in partenza dalla Libia, evidenzia un problema che sarebbe pericoloso, oltre che sbagliato, ignorare o sottovalutare. A partire dalla stagione dei cosiddetti «anni di piombo», attraverso le indagini di «Mani pulite» sull’intreccio fra politica e malaffare, fino ai casi più recenti ora citati, sempre meno l’attività dei magistrati si limita al puro e semplice controllo di legalità, previsto dalla Costituzione, e sempre di più si caratterizza per una dilatazione dei compiti, ben al di là dei confini costituzionali. Se nel caso di Padova la Procura (e prima ancora il Comitato etico) si è avventurata in alcune esternazioni relative allo stato psichico della giovane e all’inconsistenza scientifica di metodi alternativi alla medicina tradizionale, a Catania il titolare dell’inchiesta ha formulato alcune ipotesi – sia pure in forma dubitativa – che non rientrano fra le prerogative del suo ufficio. Tutto ciò sta a confermare un punto quasi sempre trascurato per pura ignoranza, vale a dire il fatto che i tre ‘poteri’ descritti nella Carta costituzionale non se ne stanno affatto ‘in pace’, ciascuno disciplinatamente dentro i confini assegnati, ma sono invece in perenne tensione, protesi ad occupare spazi che non sono di loro legittima pertinenza. Basti pensare, sia pure solo per accenni, al ruolo tutto politico svolto negli ultimi anni dalla Consulta e dalla Corte di Cassazione, la cui influenza sull’orientamento della vita politica del paese è diventata decisiva.

Un secondo ordine di considerazioni, delicato ed estremamente controverso, è quello che riguarda il rapporto fra quella che si chiama Evidence based Medicine (la medicina tradizionale) e forme di medicina alternativa. Senza entrare nello specifico del caso padovano, un aspetto andrebbe sottolineato con molta nettezza. È vero che la stragrande maggioranza delle cure e dei rimedi alternativi sono territorio in cui imperversano ciarlatani e imbroglioni, tanto più censurabili, perché speculano sul bene più prezioso, quale è appunto la salute. Ma è anche vero, d’altra parte, che una parte non marginale di quella che oggi è considerata la scienza ufficiale ai suoi esordi si è presentata come alternativa ai paradigmi allora dominanti. Più in generale, non vi potrebbe essere reale progresso scientifico se non si tentasse incessantemente di andare al di là del già noto e consolidato, per sperimentare nuove modalità e ricercare risultati innovativi. Due casi fra tutti: le teorie di Galilei e di Einstein, prima della conferma sperimentale (avvenuta in entrambi i casi molto tempo dopo la formulazione teorica originaria) sono apparse a lungo eretiche agli occhi dei contemporanei. Non si può dunque escludere aprioristicamente che ciò che oggi appare destituito di validità scientifica possa apparire domani in tutto, o in parte, dotato di un forte contenuto innovativo. Insomma, non aggiungiamo al dolore per la perdita irreparabile di una giovane vita anche l’ingiustizia di giudizi inappropriati o precipitosi.

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Archiviato in: Interventi Etichettato con: fine vita, Eleonora Bottaro, chemio, medicina alternativa

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Commenti

  1. Luigi Marchetti dice

    5 Giugno 2017 alle 20:22

    Mi fa piacere che un autorevole esponente della sinistra, ex direttore dell’Istituto Gramsci veneto, metta l’accento sulla dilatazione dei compiti dell’attività dei magistrati; un punto per decenni negato, non solo trascurato, da tanta parte della sinistra, e non tanto per ignoranza, ma per convenienza.
    Circa le scelte individuali riguardanti le cure e i vaccini, e più propriamente circa la relazione tra individuo e comunità, sarei dell’opinione che le scelte personali siano legittime, ma fino a che non si rivelino dannose per la comunità; diventano un interesse per la comunità nel momento in cui, come nel caso esemplare dei vaccini, costituiscono o possono costituire un rischio concreto per la comunità. E’ vero inoltre che nel corso dei secoli certe tipologie di medicina siano diventate ufficiali dopo essere stata per tanto tempo ritenute alternative o eretiche, ma questo anche perchè non erano state sottoposte a metodo sperimentale; ora, mi pare – lo dico da profano, però – che l’omeopatia e cure similari, alcune di derivazione orientale, siano state sufficientemente sperimentate, e siano evidentemente risultate inefficaci.

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