Paradoxaforum

  • Home
  • Contatti
  • Chi siamo
Ti trovi qui: Home / Interventi / La giustizia dopo i referendum

La giustizia dopo i referendum

20 Giugno 2022 di Carlo Guarnieri 2 commenti

L’esito negativo dei referendum sulla giustizia era in parte scontato, anche se forse non erano scontate le dimensioni dell’astensionismo: solo poco più del 20% degli elettori si è recato alle urne, un nuovo minimo per questo genere di consultazioni. Va aggiunto che anche fra i votanti i favorevoli a mantenere l’assetto esistente non sono stati pochi: ad esempio, il 47% si è detto contrario all’abolizione della legge Severino, nonostante le proteste che la legge ha sollevato da tempo fra gli amministratori locali.

Il messaggio della consultazione referendaria è quindi netto: alla maggioranza dei cittadini la riforma della giustizia interessa poco o nulla e comunque si tratta di una materia in cui la magistratura – che con i suoi rappresentanti associativi i referendum li ha nettamente avversati – continua ad avere una sorta di diritto di veto.

In realtà, sui limiti del referendum come strumento per riformare il nostro sistema giudiziario si è detto ampiamente, soprattutto negli ultimi tempi, ad esempio criticando i quesiti perché considerati troppo complessi, poco chiari, non in grado di incidere veramente sui reali problemi della nostra giustizia ma forieri di conseguenze negative. Del resto, si tratta di uno strumento ormai usurato: il calo costante della partecipazione al voto fa sì che anche una minoranza di non più del 15-20% dell’elettorato, astenendosi, sia in grado di vanificarne l’esito. Per questo, chi mira a questo risultato deve evitare di enfatizzare il voto. In questo caso, dopo qualche errore iniziale – ad esempio, la proclamazione dello sciopero contro la riforma presentata dalla ministra Cartabia e, almeno implicitamente, anche contro i referendum – la magistratura associata ha seguito una strategia di ‘basso profilo’ che ha avuto pieno successo.

Ad ogni modo, il no e l’astensione sono stati sostenuti da buona parte dei media – ad esempio, da un quotidiano influente come «Repubblica» – confermando quella che è un’alleanza di fatto fra media e magistratura. Anche nella classe politica non sono mancate le adesioni alle posizioni della magistratura: non solo i 5 stelle – un partito notoriamente giustizialista – ma anche il PD, pur con qualche valorosa eccezione, si sono schierati per lo status quo.

Quali le prospettive per il futuro? A questo punto, le possibilità di introdurre innovazioni nel nostro sistema giudiziario, già scarse, sono probabilmente destinate a ridursi ulteriormente. La riforma Cartabia – pur modesta nelle sue ambizioni – per essere approvata dovrà tener conto del riconfermato potere della magistratura così come della persistente debolezza della politica. Perciò, l’esito più probabile sarà un provvedimento limitato, destinato a non incidere su problemi di fondo come le verifiche di professionalità dei nostri magistrati, oggi assolutamente inefficaci.

Naturalmente, senza reali riforme i problemi del nostro sistema giudiziario non spariranno certo. Come la durata dei procedimenti che vede un processo civile di primo grado in Italia richiedere in media più di 500 giorni, di fronte ai 400 della Francia e ai 300 della Spagna, paesi con sistemi giudiziari – e risorse – molto simili al nostro. O come le continue oscillazioni della giurisprudenza – che in campo penale può avere implicazioni devastanti per chi vi è coinvolto – che si aggiungono ad un’ipertrofica produzione normativa nel rendere il nostro sistema giuridico poco prevedibile. O ancora come le numerose indagini che spesso partono con il vento in poppa per poi naufragare, non prima però di aver rovinato la reputazione di tanti cittadini, grazie anche al coro colpevolista dei media.

In altre parole, è probabilmente vero che anche un esito positivo dei referendum poco avrebbe cambiato lo stato delle cose. L’esito negativo – e la conseguente probabile paralisi dei tentativi di riforma – farà comunque sì che la crisi della giustizia sia destinata a rimanere con noi ancora per un bel po’.

giustizia

Condividi:

  • Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)
  • Altro
  • Fai clic qui per stampare (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per inviare un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra)

Archiviato in: Interventi

Privacy e cookie: Questo sito utilizza cookie. Continuando a utilizzare questo sito web, si accetta l’utilizzo dei cookie.
Per ulteriori informazioni, anche su controllo dei cookie, leggi qui: Informativa sui cookie

Commenti

  1. Sergio Belardinelli dice

    21 Giugno 2022 alle 12:41

    Condivido in pieno quanto scritto da Carlo Guarnieri. L’alleanza di fatto tra media e magistratura durerà ancora a lungo e a perderci saranno la politica e, soprattutto, i cittadini. L’esito referendario dimostra però che, almeno in parte, ce la cerchiamo.

    Rispondi
  2. Giuseppe IERACI dice

    21 Giugno 2022 alle 7:49

    Condivido quanto scritto da Guarnieri sulla giustizia e i sui “paladini” che la rendono difficilmente riformabile. Sul declino, evidentissimo, dei referendum il discorso credo sia più ampio.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tema in discussione

  • Ordine internazionale: sul viale del tramonto?
  • L'Europa da Ventotene ad oggi
  • I voti dell'Europa
  • Democrazie e guerra
  • Presidenzialismo
  • Guerra russo-ucraina
  • Il vaccino della conoscenza
  • Rientro a scuola. La sfida al Covid
  • CoVid19. Le angolazioni della crisi
  • Fatti e disfatti
  • Unione Europea
  • Il ’68, lo Stato, la nazione
  • Comunicazione politica
  • Newsletter

    * campi obbligatori

    Commenti recenti

    • Paolo Becchi su L’affaire Epstein: il fantasma di Sade
    • Alberto Marini su L’affaire Epstein: il fantasma di Sade
    • Gianfranco Pasquino su Una riflessione sulla comunicazione riguardante il referendum di marzo

    GLI AUTORI

    IL TEMA IN DISCUSSIONE

    Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    La crisi dell’ordine mondiale è una crisi di autorità politica

    26 Gennaio 2026 di Fulvio Attina Lascia un commento

    È chiaro che l’ordine mondiale è entrato in una fase di transizione ma non è chiaro in cosa consista questa transizione. Molti propendono per la deriva multipolare che significa erosione dell’ordine internazionale liberale e crisi della leadership o egemonia statunitense. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: Occidente, geopolitica, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Ancora sulla «scespiriana» follia trumpiana

    22 Gennaio 2026 di Antonio Malaschini 1 commento

    In precedenti articoli ci chiedevamo se sotto l’apparente «follia» dei comportamenti del Presidente americano Donald Trump non si nascondesse invece un «metodo» razionale da lui con decisione seguito. Ed il metodo veniva rinvenuto in quel documento di 887 pagine della Heritage Foundation, il Project 2025 pubblicato nel 2023, nel quale era delineato un vero e proprio programma di governo. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: Trump, democrazia, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’

    19 Gennaio 2026 di Giuseppe Ieraci 2 commenti

    In principio, c’era la guerra. Che si tratti di un adepto della Realpolitik, centrata sui concetti di «interesse nazionale» e di anarchia internazionale, oppure di un groziano, convinto che i rapporti tra gli stati debbano essere regolati secondo principi universali, qualsiasi studioso di relazioni internazionali potrebbe accettare questo incipit e ammettere - come scriveva Sun Tzu ne L’arte della … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: storia, diritto, Politica e diritti umani, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Alla ricerca dell’ordine politico internazionale perduto

    12 Gennaio 2026 di Gianfranco Pasquino 5 commenti

    Ho sempre avuto molti dubbi sulla effettiva esistenza di un ordine internazionale liberale nel periodo tra il 1945, fondazione delle Nazioni Unite, e il 1989, crollo del comunismo sovietico e, secondo Fukuyama, Fine della storia. In effetti, la storia della contrapposizione delle democrazie liberali e dei regimi comunisti era finita, proprio come scrisse lui stesso, con la vittoria delle … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: Unione Europea, geopolitica, politica internazionale, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Galleria fotografica

    Questo slideshow richiede JavaScript.

    Archivi

    Privacy Policy

    Contattaci

    Nova Spes International Foundation
    Piazza Adriana 15
    00193 Roma

    Tel. / Fax 0668307900
    email: nova.spes@tiscali.it

    Statistiche

    • 205.777 clic

    Seguici

    • Facebook
    • Instagram
    • Twitter
    • YouTube

    © Copyright 2016 Paradoxa Forum · All Rights Reserved