Paradoxaforum

  • Home
  • Contatti
  • Chi siamo
Ti trovi qui: Home / Interventi / La liaison dangereuse

La liaison dangereuse

26 Giugno 2025 di Laura Paoletti 1 commento

[Editoriale di «Paradoxa» 2/2025, “Religione e infosfera. Relazioni pericolose”, a cura di Mario Morcellini e Adriano Fabris]

«Chi potrebbe non fremere pensando alle infelicità che può causare una sola relazione pericolosa! E quante pene si potrebbero evitare riflettendoci prima? […] Ma queste riflessioni tardive arrivano sempre dopo il fatto».
All’amara verità di queste parole di Madame de Volanges, su cui si conclude il capolavoro di Choderlos de Laclos, non sfuggono i contributi qui raccolti, che, nel raccontare, anch’essi, una storia di seduzione, arrivano solo après coup, visto che la liaison tra religione e infosfera è ormai un fatto. Forse però qualche «pena» si può ancora evitare se è vero che questo fatto non è compiuto, ma in fieri; e soprattutto se si riesce a mettere a fuoco tempestivamente dove si annidi il suo carattere potenzialmente dangereux. Che un pericolo vi sia, infatti, è fuori discussione.
Del polo a rischio di questa relazione, la ‘religione’, si preferisce qui non tentare una definizione univoca: il termine viene nebulizzato in una serie (aperta) di parole chiave, che perimetrano un campo piuttosto che un oggetto, e ci si concentra, operativamente, sul fenomeno, specifico ma macroscopico, del cattolicesimo. L’altro polo, quello pericoloso, viene considerato invece in due sensi e a due livelli diversi.
Il primo è quello della comunicazione nel senso più tradizionale del termine. Sotto questo profilo, la relazione pericolosa è di lunga data. La storia della compromissione della religione con i mass media comincia almeno con il kerigma – l’imperativo di un annuncio urbi et orbi – e viene qui ricostruita da punti di vista diversi, in modo tale da far affiorare via via il paradosso specifico del nostro tempo: alla presenza innegabile, in qualche caso persino dilagante, della religione nello spazio comune della comunicazione, l’essenziale del ‘religioso’ resta non detto. E non per motivi contingenti. Quella che i curatori definiscono, à la Orwell, «neolingua» è strutturalmente allergica ad alcune istanze, questioni, parole che pretendono di esibire quel che la modernità impone invece di confinare pudicamente nel privato: mistero, vita eterna, totalmente altro, verità, dovere (piuttosto che ‘diritti’) e, ovviamente e soprattutto, Dio restano sistematicamente fuori scena (Ognibene, Presilla). Nessuna contestazione esplicita: semplicemente, con quella «obliterazione dolce» che è la fisionomia contemporanea della secolarizzazione (Morcellini), quando si trova in presenza del fatto religioso, anche in quei casi in cui esso fa notizia, la comunicazione dirotta l’attenzione su altro, come il gabbiano appollaiato sul comignolo della Sistina o il menu dei pasti consumati in conclave. Si attiva così una correlazione di reciproco rinforzo con gli atteggiamenti e i convincimenti di una società che mette in opera esattamente la stessa strategia di dirottamento, allontanandosi, dolcemente e progressivamente, dal cattolicesimo (Pessato, Dragotto). Da tempo la Chiesa è più che consapevole di questa situazione e ha adottato strumenti e modi di vario tipo per gestirla (Corrado, Baturi) e per ‘trasgredirne’ dall’interno la logica e le derive (Menon).
A questo primo risvolto pericoloso della liaison se ne intreccia oggi un secondo, assai meno tradizionale, che emerge nel momento in cui si considera quella iperbolizzazione contemporanea della comunicazione che viene definita infosfera. Qui non si tratta più solo di rendersi conto del fatto che il mezzo è il messaggio, ossia che non è possibile operare una distinzione netta tra il senso che si intende trasmettere e il canale comunicativo nel quale lo si veicola: si tratta di prendere fino in fondo coscienza del fatto che nel medium ci muoviamo, esistiamo, respiriamo, abitiamo – l’infosfera, appunto – e che con esso interagiamo al punto tale che è sempre meno mezzo di trasmissioni di informazioni e sempre più interlocutore, emittente a sua volta di messaggi in prima ‘persona’ – una persona dotata a modo suo di ‘intelligenza’ – che contribuiscono a ridefinire e rimodellare la nostra stessa identità, come accade in qualsiasi interlocuzione. Questa situazione, che evidentemente impatta su tutte le dimensioni dell’esistenza, individuale e sociale, assume connotati del tutto specifici nel caso della ‘religione’ e configura pericoli inediti (Fabris, Costa, Camorrino). Uno, in particolare, appare particolarmente insidioso, presentandosi come una variante inedita di quel processo di sostituzione in cui la secolarizzazione consiste.
Intervenendo al G7 nel giugno 2024, Papa Francesco ha definito l’intelligenza artificiale «uno strumento affascinante e tremendo»: definizione che fa sobbalzare, perché è esattamente quella che Rudolf Otto dà del «sacro», fascinosum ac tremendum. Non è chiaro quanto sia intenzionale, ma in ogni caso è significativa questa evocazione di una commistione tra IA e sacralità. Il punto è che nell’abitare l’infosfera, la religione rischia di lasciarsene sedurre al punto di consegnare a quest’ultima la propria identità: rischia cioè di vedere nella smaterializzazione digitale, nella liberazione dal peso del mondo, della carne e della materia, la propria stessa promessa di salvezza, ma fraintesa e irrimediabilmente sfigurata, perché ridotta a immagine e somiglianza dell’uomo (Fabris). La tentazione gnostica ha sempre accompagnato come un’ombra il cristianesimo, ma l’infosfera la rilancia offrendosi come volto tangibile (si fa per dire) di una terra promessa confortante e a misura tutta umana.
Secondo un’etimologia probabilmente sbagliata, ma profondamente radicata e dunque comunque significativa, il termine ‘religione’ proviene dal latino religare e vuol dire fondamentalmente ‘legame’ ossia liaison: il cui vero pericolo è che diventi autoreferenziale e leghi ciascuno solo a sé stesso.

Copertina Paradoxa 2/2025
Visita il sito della casa editrice per ricevere Paradoxa 2/2025

Condividi:

  • Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)
  • Altro
  • Fai clic qui per stampare (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per inviare un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra)

Archiviato in: Interventi Etichettato con: Editoriale, social media, 2025, religione, Paradoxa

Privacy e cookie: Questo sito utilizza cookie. Continuando a utilizzare questo sito web, si accetta l’utilizzo dei cookie.
Per ulteriori informazioni, anche su controllo dei cookie, leggi qui: Informativa sui cookie

Commenti

  1. Sergio Belardinelli dice

    27 Giugno 2025 alle 12:37

    Grazie Laura. Un Editoriale che invoglia a leggere tutto il fascicolo.
    Buona estate,
    Sergio Belardinelli

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tema in discussione

  • Ordine internazionale: sul viale del tramonto?
  • L'Europa da Ventotene ad oggi
  • I voti dell'Europa
  • Democrazie e guerra
  • Presidenzialismo
  • Guerra russo-ucraina
  • Il vaccino della conoscenza
  • Rientro a scuola. La sfida al Covid
  • CoVid19. Le angolazioni della crisi
  • Fatti e disfatti
  • Unione Europea
  • Il ’68, lo Stato, la nazione
  • Comunicazione politica
  • Newsletter

    * campi obbligatori

    Commenti recenti

    • Giuseppe Palma su Una nuova legge elettorale con preferenze e premio di maggioranza ‘variabile’
    • Paolo Becchi su Una nuova legge elettorale con preferenze e premio di maggioranza ‘variabile’
    • Biagio De Marzo su Una nuova legge elettorale con preferenze e premio di maggioranza ‘variabile’

    GLI AUTORI

    IL TEMA IN DISCUSSIONE

    Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    La crisi dell’ordine mondiale è una crisi di autorità politica

    26 Gennaio 2026 di Fulvio Attina Lascia un commento

    È chiaro che l’ordine mondiale è entrato in una fase di transizione ma non è chiaro in cosa consista questa transizione. Molti propendono per la deriva multipolare che significa erosione dell’ordine internazionale liberale e crisi della leadership o egemonia statunitense. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: geopolitica, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?, Occidente

    Ancora sulla «scespiriana» follia trumpiana

    22 Gennaio 2026 di Antonio Malaschini 1 commento

    In precedenti articoli ci chiedevamo se sotto l’apparente «follia» dei comportamenti del Presidente americano Donald Trump non si nascondesse invece un «metodo» razionale da lui con decisione seguito. Ed il metodo veniva rinvenuto in quel documento di 887 pagine della Heritage Foundation, il Project 2025 pubblicato nel 2023, nel quale era delineato un vero e proprio programma di governo. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: Trump, democrazia, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’

    19 Gennaio 2026 di Giuseppe Ieraci 2 commenti

    In principio, c’era la guerra. Che si tratti di un adepto della Realpolitik, centrata sui concetti di «interesse nazionale» e di anarchia internazionale, oppure di un groziano, convinto che i rapporti tra gli stati debbano essere regolati secondo principi universali, qualsiasi studioso di relazioni internazionali potrebbe accettare questo incipit e ammettere - come scriveva Sun Tzu ne L’arte della … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: diritto, Politica e diritti umani, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?, storia

    Alla ricerca dell’ordine politico internazionale perduto

    12 Gennaio 2026 di Gianfranco Pasquino 5 commenti

    Ho sempre avuto molti dubbi sulla effettiva esistenza di un ordine internazionale liberale nel periodo tra il 1945, fondazione delle Nazioni Unite, e il 1989, crollo del comunismo sovietico e, secondo Fukuyama, Fine della storia. In effetti, la storia della contrapposizione delle democrazie liberali e dei regimi comunisti era finita, proprio come scrisse lui stesso, con la vittoria delle … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: Unione Europea, geopolitica, politica internazionale, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Galleria fotografica

    Questo slideshow richiede JavaScript.

    Archivi

    Privacy Policy

    Contattaci

    Nova Spes International Foundation
    Piazza Adriana 15
    00193 Roma

    Tel. / Fax 0668307900
    email: nova.spes@tiscali.it

    Statistiche

    • 209.129 clic

    Seguici

    • Facebook
    • Instagram
    • Twitter
    • YouTube

    © Copyright 2016 Paradoxa Forum · All Rights Reserved