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La questione della legge elettorale. Sintesi di un’audizione

11 Maggio 2026 di Gianfranco Pasquino 2 commenti

Credo sia opportuno e utile mettere a disposizione dei lettori la estrema sintesi di quanto ho detto alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati martedì 5 maggio 2026 (ore 12.30-13.00).

Dopo aver premesso che molto di quello che so l’ho scritto nelle letture consigliate già consegnate alla segreteria della Commissione, non ho discusso il disegno di legge Bignami e Milani, Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, per due ragioni. La prima è che, facendolo, avrei accettato il terreno di gioco, impervio, sconnesso, squilibrato, dei presentatori; la seconda è che, nella peggiore tradizione parlamentare italiana, da tempo da molti invano criticata, il disegno è ‘costruito’ per emendamenti, aggiunte e sottrazioni, sul testo della vigente legge che porta il nome dell’on. Ettore Rosato. Ho quindi sostenuto, per punti, quanto segue.

Nessun sistema elettorale ha mai eletto il governo in un qualsiasi sistema/regime politico parlamentare, presidenziale, semipresidenziale, direttoriale, democratico, autoritario, teocratico etc.

Nessun governo, in un qualsiasi sistema/regime politico, è mai stato eletto direttamente dagli elettori, dal popolo.

Nelle democrazie parlamentari i governi nascono, agiscono, si trasformano, vengono democraticamente sostituiti in Parlamento, nella e dall’assemblea rappresentativa.

Una buona rappresentanza politica costituisce la premessa fondamentale del buon governo. Comunque, rimane cruciale la separazione delle istituzioni: origine, formazione, competenze, pur nella condivisione di poteri.

Governabilità è stabilità politica più efficacia decisionale. La prima si può ottenere con, ma, come dimostra il governo Meloni, anche senza, particolari meccanismi elettorali/istituzionali. La seconda richiede capacità e qualità. Altrimenti si rischiano stallo, immobilismo, degenerazioni.

Il criterio dominante per valutare la bontà di un sistema elettorale consiste nel potere che conferisce agli elettori. Esprimere una preferenza è potere.

Lo spauracchio del pareggio è scongiurabile in un Parlamento che abbia seggi dispari (1973/1978).

Buone coalizioni ricompongono una società frammentata, rappresentano più preferenze e più interessi e moderano le posizioni estreme.

Sono favorevolissimo a tutto quello che facilita l’espressione del voto, a cominciare da quanto indicato nel ddl Magi et al. Auspico il ritiro del ddl primo firmatario Bignami.

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Commenti

  1. ORESTE MASSARI dice

    11 Maggio 2026 alle 17:52

    efficacissimo nell’indicare sinteticamente i punti cardine della teoria e pratica della liberaldemocrazia, e cioè che in nessuna democrazia, nelle sue varianti relative alla forma di governo, il popolo elegge direttamente il governo. Purtroppo è un mantra che ci trasciniamo da decenni.
    Non ho capito il riferimento ai numeri dispari in caso di pareggio.

    Rispondi
    • Gianfranco Pasquino dice

      12 Maggio 2026 alle 10:38

      Svezia 1973: socialdemocratici e comunisti 175 seggi, partiti “borghesi” 175 seggi governo di minoranza dei socialdemocratici. Riduzione numero dei parlamentari a 349. Elezioni 1976: non più pareggio, socialdemocratici e comunisti 175 seggi, partiti “borghesi” 174. Voilà!

      Rispondi

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