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La riforma del sistema elettorale del Csm: un nodo ineludibile

10 Giugno 2019 di Stefano Ceccanti Lascia un commento

Anche se quasi nessuno lo sa, sono più di tre decenni da quando i radicali proposero un referendum abrogativo sul sistema elettorale del Csm, avendolo correttamente individuato come una pesante distorsione del sistema. Eleggere la componente togata su liste concorrenti con voto di preferenza su scala nazionale significa rendere candidati ed eletti ostaggi di un rigido sistema di correnti e, dentro di esse, di uno spicchio di consensi spalmati su tutto il territorio.

Questo meccanismo distorsivo si inserisce a sua volta in un sistema segnato da una parte dall’unicità delle carriere e dall’autodeterminazione da parte delle procure dei criteri di priorità dell’azione penale e dall’altra da istituzioni deboli e non riformate dentro cui si agitano partiti deboli. Le cariche giudiziarie diventano quindi sempre più importanti nel sistema complessivo, nei suoi squilibri, e il meccanismo di reclutamento, anche per questo, sempre meno difendibile.

Un’indagine giudiziaria ha scoperto alcune dinamiche reali che evidenziano la non difendibilità di questo sistema. Del resto il ministro Orlando aveva creato nella scorsa legislatura una commissione ad hoc per questa riforma.

Teniamo però presenti tre avvertimenti.

Il primo è sull’autonomia della politica. Sarebbe bene che anche stavolta, e in generale in nessun caso, venissero però prese per oro colato, come sentenze definitive di un giudice terzo, atti parziali usciti dalle procure, ossia da una parte, e pubblicate, spesso con dei copia e incolla da organi di stampa, alcuni dei quali avvezzi ad uno selettivo di questi atti contro avversari politici.

Il secondo è sull’intreccio con possibili riforme costituzionali che è un problema reale, ma che non va usato in chiave benaltrista. Personalmente ritengo non solo doverosa la separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica, e conseguentemente anche la creazione di due distinti Csm, ma la ritengo anche una conseguenza logica di un’altra riforma costituzionale, quella dell’articolo 111 sul giusto processo. Questo dibattito, però, non può essere un alibi oggi. Il superamento del sistema vigente con legge ordinaria si può adottare subito nel Csm unico e si può poi trasporre, nel caso, nei due separati.

Il terzo è sull’attenzione da prestare alle false soluzioni, prima fra tutte il sorteggio. A prescindere dai seri dubbi di costituzionalità nell’adottare un sistema del genere per organi rappresentativi che appassionano i cultori della materia (la Costituzione parla di elezione), una scelta del genere delegittima del tutto la magistratura, ritenuta incapace di scegliere meglio del caso i propri rappresentanti. Il sistema va liberato da rigide logiche correntizie, ma senza delegittimare la magistratura come tale.

Veniamo quindi al merito. Ho ripresentato in questa legislatura due testi simili fondati sul collegio uninominale, con alcune differenze tecniche che qui tralascio, identici a quelli presentati dieci fa in Senato, dopo uno scambio di idee con costituzionalisti e operatori del settore.

L’unico modo per sganciare il più possibile gli eletti da logiche associative opprimenti è quello di scegliere un sistema di selezione basato sulla persona e tarato su una base territoriale che garantisce la conoscenza del candidato e delle sue qualità da parte dei suoi potenziali elettori. Questo profilo coincide con un sistema elettorale basato su collegi uninominali.

L’obiezione classica che si fa a questo strumento è di cadere in logiche micro-territoriali, ma in questo caso la critica non funziona a causa del numero relativamente basso dei collegi: uno per magistrati che esercitano le funzioni di legittimità presso la Corte suprema di cassazione e la Procura generale presso la stessa Corte; quattro per i magistrati che esercitano le funzioni di pubblico ministero presso gli uffici di merito e presso la Direzione nazionale antimafia; undici per magistrati che esercitano le funzioni di giudice presso gli uffici di merito, ovvero che sono destinati alla Corte suprema di cassazione impedisce una frammentazione localistica.

È quindi il momento di assumere una iniziativa seria e tempestiva di tutti coloro che non cercano capri espiatori ma soluzioni, che non si alimentano di benaltrismo e che credono in strumenti nuovi che non delegittimano la magistratura nel suo insieme.

 

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