Paradoxaforum

  • Home
  • Contatti
  • Chi siamo
Ti trovi qui: Home / Interventi / Le radici profonde della ‘Resistenza’ ucraina

Le radici profonde della ‘Resistenza’ ucraina

12 Giugno 2023 di Vera Negri Zamagni 4 commenti

Sono in molti ad essere ormai sgomenti di fronte alla continuazione della guerra russo-ucraina e si chiedono perché l’Ucraina non mostri una volontà di un accomodamento che porti ad una pace. Ho provato a scavare nella storia ben poco nota dell’Ucraina per trovare qualche spiegazione ed ecco che cosa ho scoperto.

È vero che la RUS ucraina nacque per prima. All’interno dalla grande area dei popoli slavi dell’Europa dell’Est ce ne furono due che costruirono per primi un’entità ‘statale’ significativa. Il primo fu la Rus di Kiiv, dove erano arrivati nel IX secolo i variaghi, popoli di origine scandinava (chiamati Rus dalla popolazione locale). Il principe variago Volodymyr si convertì al cristianesimo di Bisanzio nel 988, con tutto il popolo. Il secondo fu la Polonia nel X secolo, in cui anche il principe Mieszko si convertì al cristianesimo, ma cattolico. La Polonia si unì in seguito alla Lituania e formarono una confederazione molto aperta e tollerante, fino alla sua dissoluzione alla fine del XVIII secolo. La Rus, invece, dove si parlava un dialetto locale che solo molto tempo dopo divenne l’ucraino (condiviso, con varianti, dalle popolazioni limitrofe), durò solo un secolo circa, poi fu devastata dall’invasione mongola, che invase anche tutta l’area slava ad est e portò alla costituzione di vari staterelli locali. L’area della Rus (occidentale e centrale) venne in seguito conquistata da parte della Confederazione polacco-lituana. A est chi riuscì a liberarsi dal giogo mongolo fu il Granducato di Mosca, un’area che mai aveva fatto parte della Rus originaria, anche se ne condivideva il dialetto, con varianti. A partire dalla metà del XIV secolo questo stato divenne sempre più importante e riscattò i vari staterelli eredi dei mongoli fino a formare uno zarato che confinava con la Confederazione polacco-lituana. A metà del 1600 una popolazione della Rus centrale, i cosacchi, si ribellarono alla dominazione polacca e costituirono nel 1649 uno stato autonomo (etmanato), che si alleò nel 1654 con lo zarato russo contro la Polonia, ma venne ben presto inglobato nel costituendo Impero russo, che impedì l’uso ufficiale della lingua ucraina. Alla dissoluzione della Confederazione polacco-lituana la parte occidentale dell’Ucraina passò all’impero asburgico, continuando a poter praticare la propria lingua.

Nel corso dell’Ottocento vi furono vari tentativi di rivolta degli ucraini contro il dominio russo e contro quello austriaco, ma fu solo con la caduta dell’impero zarista e dell’impero asburgico che nel 1917 venne dichiarata la Repubblica popolare ucraina (che comprendeva est e centro) e nel 1918 la Repubblica nazionale dell’Ucraina occidentale. Ambedue furono sconfitte, la prima dai sovietici e la seconda dai polacchi (ricostituitisi come nazione). Così la parte centro-orientale divenne una delle repubbliche fondatrici dell’URSS e quella occidentale restò in Polonia. Era iniziato un periodo di grandi violenze per l’Ucraina che diventò tra I e II guerra mondiale teatro di enormi conflitti e grandi eccidi. Inizialmente, Lenin venne a patti con gli ucraini attraverso la NEP, che includeva libertà dei kulaki delle campagne, a causa della necessità di avere il grano ucraino (e in minor misura anche quello di altre repubbliche sovietiche), ma Stalin non solo ritirò queste aperture con la collettivizzazione delle campagne, ma punì gli ucraini crudelmente, provocando la morte di 4 milioni per fame (dei 6 milioni in tutto che morirono per la carestia 1932-33). Gli Ucraini ricordano questo dramma come Holodomor (morte per fame) e l’hanno sempre ritenuto opera di fredda determinazione staliniana.

Durante la II guerra i tedeschi vennero inizialmente salutati come salvatori dal giogo russo, ma ben presto la situazione peggiorò perché i tedeschi perseguitarono quasi tutti gli ebrei ucraini (1,6 milioni morirono dei 2 milioni che erano) nei campi di concentramento tedeschi o sul posto e maltrattarono il resto della popolazione. Poi l’Urss respinse i tedeschi e invase la parte Est della Polonia, venendo a comporre così la ‘Grande Ucraina’ (ovest, centro e est), che continuò ad essere una delle repubbliche dell’URSS, ma ingrandita (anche perché nel 1954 vi venne aggiunta da Krusciov la Crimea, non ucraina e non russa, anche se russofona). Ora, per capire quali devastazioni questi conflitti inflissero all’Ucraina, va ricordato che durante il periodo 1939-1945, gli ucraini persero circa 13 milioni di persone (circa 5 milioni di militari e gli altri civili), 1/3 della sua popolazione prebellica, già decimata dall’Holodomor e dai conflitti legati alla I guerra mondiale. Era nata sì la grande nazione Ucraina, ma a prezzo di profondi traumi e di un rinnovato giogo sovietico, che si allentò un po’ dopo la morte di Stalin, ma non dal punto di vista culturale. I russi si proposero di cancellare tutto quello che di diverso esisteva in Ucraina, in particolare il ricordo di tutte le violenze subite dalla popolazione, cercando di sostituire la memoria ucraino-nazionale con quella russo-sovietica. Ma la cosa non riuscì.

Dalla fine degli anni 1960 in poi ricomparvero i dissidenti ucraini e questi trovarono campo fertile, non per arrivare ad una ‘rivolta’ (non avevano sufficiente forza e organizzazione), ma per essere pronti alla prima occasione. Appena Gorbaciov venne estromesso nell’agosto 1991, il 24 agosto 1991 l’Ucraina dichiarò l’indipendenza e solo da allora la lingua ucraina divenne la lingua ufficiale. Seguirono poi mille problemi e mille diversità di opinioni, ma una cosa restò sempre ferma: l’indipendenza dalla Russia. Il primo referendum del 1991 ebbe l’appoggio dell’80% della popolazione, ma in seguito ad ogni guerra e invasione russa (Cecenia, Georgia, Crimea) la percentuale a favore dell’indipendenza aumentava fino al 90%, anche nelle aree russofone.

Si capisce ora molto chiaramente perché gli ucraini preferiscano morire piuttosto che sottomettersi di nuovo alla Russia. Sul campo di battaglia sono poi intervenuti molti altri soggetti ‘ingombranti’, che a loro volta hanno motivi per non prendere decisioni di pace, ma niente di ciò che sta succedendo sarebbe comprensibile se non si partisse dalla consapevolezza delle ragioni di fondo della ‘Resistenza’ ucraina, un Davide contro un Golia. Alla pace si dovrà arrivare, ma questa Resistenza va onorata.

 

La resistenza Ucraina

Condividi:

  • Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)
  • Altro
  • Fai clic qui per stampare (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per inviare un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra)

Archiviato in: Interventi Etichettato con: Europa, Guerra russo-ucraina, identità, storia

Privacy e cookie: Questo sito utilizza cookie. Continuando a utilizzare questo sito web, si accetta l’utilizzo dei cookie.
Per ulteriori informazioni, anche su controllo dei cookie, leggi qui: Informativa sui cookie

Commenti

  1. Dr. Stephen Steinlight dice

    25 Aprile 2025 alle 9:11

    Surprisingly, no mention is made of the mass murder of Jews by the Cossacks during their rebellion against the Polish Lithuanian Commonwealth in the late 17th century, the largest single slaughter of Jews before the Nazi Holocaust. The Zaporizhian Host of Cossacks under Hetman Bohdan Khmelnytskyy murdered approximately 300,000 Jews, the excuse being they were tax collectors for the Poles as well as non-believers. However, the great majority were not functionaries for the Poles; like the Rhineland Germans invited by Polish King Casimir along with the Jews in the 13th century, they formed an indispensable class of craftsmen and in the rural world of peasant Poles. Violent Ukrainian Jew hatred also expressed itself during the Russian Civil War (1921-22) when some 150,000 Jews died at the hands of Ukrainian pogromists led by Simon Petliura, Commander of the Ukrainian People’s Army and the Ukrainian People’s Republic in league with the Czarist Whites under Kornilov. Though largely confined to extreme right-wing Ukrainian nationalists (see Stepan Bandera who negotiated with the Nazis to create an allied Ukrainian National Army), a murderous animus towards Jews persisted during the Holocaust, when many Ukrainians collaborated with the Nazis as concentration camp guards and played a central role in the “Holocaust by machine gun” along with the Geran Einsatzgruppen that took place in the Ukraine, Belorussia, and the western Soviet Union.

    Rispondi
  2. Vittorio Midoro dice

    3 Ottobre 2023 alle 11:09

    mi piacerebbe conoscere il parere di Vera Negri Zamagni riguardo alla Legge “Sulla disposizione del funzionamento della lingua ucraina come lingua di Stato” (2019)

    Rispondi
  3. Dino Cofrancesco dice

    13 Giugno 2023 alle 10:03

    Vera Negri Zamagni è un’altra che non si rassegna al fatto che l’Ucraina è uno Stato multietnico non uno Stato nazionale e che gli stati multietnici–con buona pace della retorica federalista–sono sempre stati dei problemi per l’ordine internazionale…

    Rispondi
  4. Alessandro Cavalli dice

    13 Giugno 2023 alle 9:31

    Non c’è niente di originario nell’idea di nazione. La nazione ucraina è nata dalla necessità di liberarsi da forme di dominazione imperiale: russa, polacca, asburgica. Se l’approdo sarà l’ingresso nell’UE, vorrà dire aver trovato la via non imperiale per far convivere pacificamente popolazioni che la storia ha diversificato.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tema in discussione

  • Ordine internazionale: sul viale del tramonto?
  • L'Europa da Ventotene ad oggi
  • I voti dell'Europa
  • Democrazie e guerra
  • Presidenzialismo
  • Guerra russo-ucraina
  • Il vaccino della conoscenza
  • Rientro a scuola. La sfida al Covid
  • CoVid19. Le angolazioni della crisi
  • Fatti e disfatti
  • Unione Europea
  • Il ’68, lo Stato, la nazione
  • Comunicazione politica
  • Newsletter

    * campi obbligatori

    Commenti recenti

    • Paolo Becchi su L’affaire Epstein: il fantasma di Sade
    • Alberto Marini su L’affaire Epstein: il fantasma di Sade
    • Gianfranco Pasquino su Una riflessione sulla comunicazione riguardante il referendum di marzo

    GLI AUTORI

    IL TEMA IN DISCUSSIONE

    Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    La crisi dell’ordine mondiale è una crisi di autorità politica

    26 Gennaio 2026 di Fulvio Attina Lascia un commento

    È chiaro che l’ordine mondiale è entrato in una fase di transizione ma non è chiaro in cosa consista questa transizione. Molti propendono per la deriva multipolare che significa erosione dell’ordine internazionale liberale e crisi della leadership o egemonia statunitense. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: Occidente, geopolitica, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Ancora sulla «scespiriana» follia trumpiana

    22 Gennaio 2026 di Antonio Malaschini 1 commento

    In precedenti articoli ci chiedevamo se sotto l’apparente «follia» dei comportamenti del Presidente americano Donald Trump non si nascondesse invece un «metodo» razionale da lui con decisione seguito. Ed il metodo veniva rinvenuto in quel documento di 887 pagine della Heritage Foundation, il Project 2025 pubblicato nel 2023, nel quale era delineato un vero e proprio programma di governo. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: democrazia, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?, Trump

    Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’

    19 Gennaio 2026 di Giuseppe Ieraci 2 commenti

    In principio, c’era la guerra. Che si tratti di un adepto della Realpolitik, centrata sui concetti di «interesse nazionale» e di anarchia internazionale, oppure di un groziano, convinto che i rapporti tra gli stati debbano essere regolati secondo principi universali, qualsiasi studioso di relazioni internazionali potrebbe accettare questo incipit e ammettere - come scriveva Sun Tzu ne L’arte della … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: storia, diritto, Politica e diritti umani, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Alla ricerca dell’ordine politico internazionale perduto

    12 Gennaio 2026 di Gianfranco Pasquino 5 commenti

    Ho sempre avuto molti dubbi sulla effettiva esistenza di un ordine internazionale liberale nel periodo tra il 1945, fondazione delle Nazioni Unite, e il 1989, crollo del comunismo sovietico e, secondo Fukuyama, Fine della storia. In effetti, la storia della contrapposizione delle democrazie liberali e dei regimi comunisti era finita, proprio come scrisse lui stesso, con la vittoria delle … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: geopolitica, politica internazionale, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?, Unione Europea

    Galleria fotografica

    Questo slideshow richiede JavaScript.

    Archivi

    Privacy Policy

    Contattaci

    Nova Spes International Foundation
    Piazza Adriana 15
    00193 Roma

    Tel. / Fax 0668307900
    email: nova.spes@tiscali.it

    Statistiche

    • 205.917 clic

    Seguici

    • Facebook
    • Instagram
    • Twitter
    • YouTube

    © Copyright 2016 Paradoxa Forum · All Rights Reserved