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L’elemosiniere del Papa e l’illegalità giusta

27 Maggio 2019 di Simona Andrini 9 commenti

La notizia: Il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, rompe i sigilli apposti ai contatori di un palazzo occupato, ripristina la luce e spegne la legalità.

L’ossimoro, come noto, è figura retorica del discorso che si fa ospite di ogni tipo di linguaggio; in politica, ad esempio, suscitarono qualche successo, non disgiunto da insistite perplessità, le cosiddette convergenze parallele di democristiana memoria, primo esempio di una ragione politica che doveva trovare parole indicibili per sostenere una linea di governo. In poesia ed in letteratura sterminato è il campo dell’ossimoro, non diversamente da quanto accade nel linguaggio corrente; si pensi alle condoglianze (sempre vivissime), o alla rarefatta raffinatezza della moda minimalista (expensive simplicity) e così via discorrendo.

Ora, però, grazie ad un alto porporato, il cardinale Konrad Krajewski, braccio caritativo di Papa Francesco e suo elemosiniere, veniamo edotti sulla creazione dell’ossimoro nel diritto; che recita, così le parole del cardinale: l’illegalità giusta!!

Tornano subito in mente le eccezioni rinneganti di cui discorreva il grande Italo Mereu, allorché intendeva stigmatizzare quelle nuove ‘epistemologie giudiziarie’, ove su concetti come, ad es. la certezza del diritto, preferenze, poteri, volontà facevano incursione, davano spintoni, alitavano… Per non parlare, una volta prepotentemente messi di fronte alla furbesca funambolica creazione del cardinal Krajewski, dei minacciosi echi orwelliani:

“Il sesto comandamento stabiliva: Nessun animale ucciderà un altro animale. Dopo si lesse: Nessun animale ucciderà un altro animale senza motivo. E il problema diventò quale potesse essere un buon motivo.” Il terrorismo ad es. lo trovò….

Illegalità giusta! Bell’ossimoro di nuovo conio, per di più indicato dal porporato, non certo, come si potrebbe ingenuamente pensare a sua giustificazione, quanto, ricordiamolo, siamo di fronte a pura protervia (ma porporata!), quanto, dicevo, sfrontatamente, esibito a stigmatizzare   l’orgoglio di un operato condotto…’per un buon motivo’ !! !

Un operato, per giunta che si avvale dell’expedit delle parole del Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin, il quale con indifferente incuria dell’esistenza di un principio di diritto, con caritatevole, misericordioso, ecumenico eufemismo buonista definisce l’azione di Krajewski nulla più che un gesto da comprendere:

“Personalmente credo lo sforzo dovrebbe essere quello di capire il senso di questo gesto che è attirare l’attenzione di tutti su un problema reale che coinvolge persone, bambini, anziani,” (ANSA) (corsivo mio).

Che esista una pervicace volontà e determinazione nelle sacre stanze di attirare l’attenzione di tutti è cosa fin troppo nota e palese. E’ la visibilità, bellezza!!

Quanto invece al gesto, la cosa è assai più grave. Infatti, il fantasioso, funambolico ossimoro illegalità giusta non esita, come di consueto accade a questa figura retorica, in un innocuo paradosso apparente, ma – chiamiamo le cose con il loro nome – nell’intenzione di coprire un reato. Perché di questo si tratta.

La stessa azione che spavaldamente il cardinale ha potuto compiere contando su forti protezioni (che poi infatti sono intervenute), se compiuta da un privato cittadino (uno di quegli ‘ultimi’ tanto cari al cuore misericordioso) prevede invece il Codice penale; segnatamente all’ Art. 349 .Violazione di sigilli: Chiunque viola i sigilli, per disposizione di legge, o per ordine dell’Autorità apposti al fine di assicurare la conservazione o l’identità di una cosa, è punito con la reclusione da sei mesi a  tre anni e con la multa da euro 309 a euro 3008.

Reato, dunque, non caritatevole gesto, compiuto, per di più, da un cittadino straniero, appartenente ad uno Stato meraviglioso.

Unico Stato ove regnano pace e misericordia; infatti, non si registra in esso nessun turpe episodio di cittadini razzisti (non ci sono campi rom), né volgari episodi di non accogliente sorriso verso gli extracomunitari (non ve ne sono).

Insomma, uno Stato felice che tutela strenuamente i suoi cittadini (quasi impossibile ottenere la cittadinanza). Uno Stato al cui interno i confini mobili sono unicamente quelli dell’etica, mentre per gli altri, contro la sindrome dei muri, si professa l’apertura di ponti.

Anche quello sull’illegalità. Ma giusta!

 

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Commenti

  1. Anna Mattarelli dice

    29 Maggio 2019 alle 15:50

    Esatto, “in violazione delle leggi razziali”: la questione si gioca tutta in questo inciso. Legalità e giustizia appartengono – e per fortuna – a due ordini diversi. Altrimenti dovremmo per definizione ritenere ingiusta quella violazione.

    Rispondi
    • Simona Andrini dice

      29 Maggio 2019 alle 18:03

      Il metodo storico comparativo, è noto, non è esente da limiti, richiede, tuttavia la presenza di almeno un comun denominatore. Paragonare gli atti eroici(si rischiava la vita) di chi, con sprezzo del pericolo, nascose gli ebrei con chi, sotto la protezione della sua porpora (stato laico è ormai un a parola tra tante),compie una disobbedienza da operetta, in caccia di cassa di risonanza mediatica, significa profanare ed oltraggiare la memoria di quei tanti(mio padre fu tra quelli). Evocare, poi, il dilemma socratico, se sia giusto obbedire alla legge ingiusta, mi creda,nel caso è fuori luogo. Anzi, ridicolo!

      Rispondi
  2. carmelo vigna dice

    28 Maggio 2019 alle 19:54

    No, carissima, io non presuppongo proprio nulla.
    Nel suo testo si prova, codice ala mano, che il cardinale ha fatto un che di illegale. Cioè si sfonda una porta aperta.
    Che questo atto illegale sia anche ingiusto lei non lo argomenta per nulla. Appunto, lo presuppone.
    Ma non insisto. Mi fido dell’intelligenza del comune lettore…

    Rispondi
  3. dino cofrancesco dice

    28 Maggio 2019 alle 19:35

    Sono imbarazzato a doverlo ricordare a due professori–Anna Mattarelli e Carmelo Vigna—ma, in una democrazia liberale, è legittima ogni norma che sia emanata da un governo eletto da una maggioranza parlamentare espressa da elezioni libere e che non sia stata dichiarata incostituzionale da una Corte Suprema non eletta dal popolo ma prevista dalla Costituzione come contrappeso istituzionale al potere legislativo e garante di diritti fondamentali che nessun esecutivo e nessun Parlamento possono manomettere.
    L’esempio della protezione accordata agli ebrei, in violazione delle leggi razziali, ricorda la cultura civica degli studenti palermitani che assimilano a quelle leggi i decreti Salvini contro l’emigrazione. Temo che, che in fatto di analfabetismo liberale, si sia arrivati a un punto di non ritorno.

    Rispondi
    • Simona Andrini dice

      30 Maggio 2019 alle 16:42

      Ringrazio Dino Cofrancesco che con l’eleganza che sempre segna il suo dire ha voluto, rimandando anche ad echi di altri suoi interventi, parlare di una scomoda realtà : il sopravvenuto analfabetismo liberale e aggiungerei, perché l’uno implica l’altro, l’analfabetismo giuridico. Di qui il trionfo dell’ossimoro, che abbandonate le accoglienti stanze della linguistica una volta tradotto in politica perde immediatamente la sua innocente asettica e a volte divertente dizione per assumere l’ingrato nome di cui con non celata amarezza parla Cofrancesco : doppiopesismo progressista.

      Rispondi
  4. Anna Mattarelli dice

    28 Maggio 2019 alle 14:47

    Negli anni più bui del secolo scorso, anche nascondere gli ebrei era illegale…

    Rispondi
  5. Dino Cofrancesco dice

    28 Maggio 2019 alle 12:08

    Condivido toto corde l’articolo di Simona Andrini. Come sa bene una fine sociologa del diritto e, soprattutto, una profonda conoscitrice del pensiero di Max Weber come lei, alle origini di certi ‘ossimori’, c’è la mancata rassegnazione alla modernità e alla secolarizzazione della politica.
    Finché si contrapporrà alla forma astratta della legge la sostanza vivente dell’etica sociale, la ‘disobbedienza civile’ del cardinale elemosiniere troverà sempre una giustificazione. Alla Chiesa è vietato intromettersi nella politica italiana (è il principio ‘formale’ dello Stato liberale: libera Chiesa in libero Stato) ma quando lo fa in nome della giustizia quel divieto va rimosso…Cerco di spiegare la genesi del doppiopesismo progressista su ‘Atlantico quotidiano’(on line) di oggi nell’articolo «La ‘sindrome garibaldina’, quel nostro male oscuro a cui ha contribuito anche Garibaldi».

    Rispondi
  6. carmelo vigna dice

    28 Maggio 2019 alle 8:06

    Che possa esservi una legalità ingiusta lo si sa da millenni.
    Ma il gesto del cardinale è contro una legalità giusta o contro una legalità ingiusta?
    Mi pare che l’autrice “presupponga” che il gesto del cardinale sia contro una legalità giusta.
    Ma è proprio così?
    Invece di “presupporre”, a mio avviso, si sarebbe dovuto “argomentare” il contenuto della presupposizione. E mi pare che non sia stato fatto…

    Rispondi
    • Simona Andrini dice

      28 Maggio 2019 alle 18:39

      È lei che presume che io presuma , a lei dunque la dimostrazione!

      Rispondi

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