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L’emergenza e l’opinione pubblica

23 Marzo 2020 di Renato Mannheimer Lascia un commento

Come reagiscono gli italiani all’estendersi (per ora) dell’epidemia del Coronavirus e ai conseguenti provvedimenti del Governo?

Con grande confusione. Il susseguirsi di notizie, spesso contraddittorie, e di provvedimenti che variano in continuazione, lasciano la popolazione impaurita e sconcertata.

Secondo i dati di una recente ricerca SWG, la percentuale di cittadini che si dichiarano «preoccupati» è altissima (88%), ma cresce soprattutto il numero di coloro che sostengono che «si potrebbe fare di più» (passata del 39% di inizio marzo al 50% di oggi). Diminuisce drasticamente la numerosità di chi sostiene che i provvedimenti presi sono «eccessivi», sino a ridursi a poco più al 3% della popolazione.

È anche l’effetto di una sostanziale (e rinnovata) fiducia nell’operato del Governo (e delle istituzioni locali) segnalata da Eumetra già qualche giorno fa.

In definitiva, quali sono, per ora, gli effetti della situazione in corso sull’opinione pubblica? Oltre all’ovvia estensione della preoccupazione e dello spavento (ma non ancora del panico), si possono registrare:

  1. Una maggiore fiducia nelle istituzioni. Gli italiani hanno, come si è detto, registrato positivamente i provvedimenti del Governo e delle autorità locali. È ragionevole pensare che questo atteggiamento prosegua, per un certo lasso di tempo, quando la crisi sarà finita.
  2. Di conseguenza, un obiettivo rafforzamento politico e sociale del Governo e, specialmente del premier Conte. Il grado di fiducia ha superato il 70% (come documentato da Ilvo Diamanti su «Repubblica»), raggiungendo livelli mai visti sin qui. Si tratterà di vedere naturalmente se, a crisi finita, il Presidente del Consiglio sarà in grado di tesaurizzare il consenso guadagnato.
  3. Una molto minore fiducia, viceversa, nelle istituzioni europee. Ciò permetterà, a suo tempo, di rafforzare le pulsioni antiUe e i partiti che le sosterranno.
  4. Un molto maggiore apprezzamento per le competenze e le professionalità. La popolarità di slogan come «uno vale uno» appare in netto declino.
  5. Una maggiore fiducia nell’informazione, specie televisiva. Oltre all’incremento dell’audience, testimoniato dall’Auditel, di tutti i programmi, specie di quelli di informazione (dato il maggior tempo che si passa in casa), si registra una più diffusa attenzione, in certi casi quasi una dipendenza, al susseguirsi di notizie, che spesso costituiscono un importante punto di riferimento.
  6. Un mutamento nell’atteggiamento comunicativo di un numero crescente di aziende. Al di là della pubblicità televisiva che, forse per motivi contrattuali, non è cambiata molto e appare spesso surreale, la comunicazione delle aziende, specie sui quotidiani, è sempre più incentrata sull’impegno sociale di queste ultime. Proprio il commitment sociale delle aziende, sta diventando uno strumento di marketing di grande importanza.

Come si evolveranno in futuro questi atteggiamenti? Tutto dipenderà ovviamente dall’evolversi della crisi. Che, per il momento, è imprevedibile.

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