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Referendum: brutta informazione

16 Febbraio 2026 di Gianfranco Pasquino 5 commenti

Il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati è giustamente destinato ad occupare molto spazio, informativo e manipolativo, a preoccupare molti commentatori e, chissà, a tentare di interessare il maggior numero possibile di elettori. Poiché, come dovrebbe oramai essere notissimo, i referendum costituzionali non necessitano di quorum per essere validi (i Costituenti vollero premiare i partecipanti, loro decidono e chi sta casa non deve contare), trovare argomenti originali e efficaci per convincere gli elettori ad andare alle urbe può risultare decisivo.

Non mi pare convincente l’argomento del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, «la politica deve riconquistare un ruolo superiore a quello della magistratura». Anzi, pericoloso. Nelle democrazie liberal-costituzionali nessuna istituzione deve sottomettere le altre. Né mi pare mobilitante sostenere, come fanno i più accesi sostenitori del «NO» che la separazione delle carriere metterebbe a repentaglio la democrazia in Italia. Anche se la maggioranza degli italiani si lamenta a ragione della bassa qualità della loro democrazia, ci vuole molto più e ben altro per produrne il crollo. La Costituzione che ha costretto, prima, i comunisti, poi i fascisti e i loro eredi ad agire nel quadro democratico, ha mostrato di avere gli anticorpi contro qualsiasi forma di governo dei giudici. Resisterà anche impedendo che il governo ‘addomestichi’ e riesca a asservire i giudici.

Piuttosto, quello che a 45 giorni dal voto dovrebbe impensierirci e irritarci è la bassa qualità del dibattito, dei confronti, delle previsioni. Non è nei poteri del Presidente Mattarella riportare tutto ad un livello accettabile, ma almeno ricordiamo quanto il Presidente ritenga importante il dovere civico dell’esercizio del voto. Più in generale, sostiene Luca Telese in un lungo post intitolato Effetto Quirinale e pubblicato on line negli «Appunti – di Stefano Feltri» il 9 febbraio, il Presidente, custode della Costituzione, interviene coerentemente per impedire che «sul tema dei diritti e delle garanzie costituzionali» si vada al ridisegno «in modo radicale [del]la cartografia della politica italiana». Peggio, poi, se il ridisegno cominciasse con questo referendum pure al momento in bilico fra «SI» e «NO» secondo il sondaggista Roberto Weber. Fa, però, malissimo Telese a sintetizzarne una lunga intervista mettendo fra virgolette una frase che non vi si trova e che riflette molto malamente quanto da Weber detto: «Per motivi diversissimi, si uniscono nel No al referendum tre categorie di elettori molto distanti tra di loro. I giovani, spaventati dall’America di Trump vista a Minneapolis [sic], gli ex elettori comunisti che oggi votano Pd, e gli ex elettori democristiani che oggi votano Meloni [sic]».

I due «sic» stanno a segnalare il mio profondo disaccordo in attesa di essere argomentati in un’occasione futura. Ma il punto più importante consiste nel mettere in rilievo quanto hanno diversamente sbagliato due giornalisti, Telese fantasticando e Feltri evidentemente trascurando la lettura, pure capaci e competenti, su una tematica di notevole importanza politica e costituzionale. Grande è lo spazio per un’informazione migliore.

In cauda venenum. Però, il veleno non è mio. Lo diffondono molti degli interessati. Qui, poiché parlo di disinformazione, vorrei biasimare lo spot, immagino prodotto dal governo, probabilmente dal Ministero degli Interni, peggio se approvato dalla Commissione di Vigilanza, trasmesso frequentemente dalla Rai, inteso a ricordare che il 22 e 23 marzo si tiene un «Referendum popolare confermativo». NO, e poi NO. È un referendum costituzionale, punto. Popolare o impopolare, da nessuna parte nella Costituzione il referendum è definito confermativo. Il suo esito potrebbe esserlo. Ma, se vincono i «No», parleremo di referendum dismissivo che ha dismesso quella revisione costituzionale? Spero di no. Continuerà semplicemente e correttamente ad essere ricordato e menzionato per quello che è: un referendum costituzionale.

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Commenti

  1. Alberto Bianchi dice

    16 Febbraio 2026 alle 21:58

    Nel caso della separazione dei magistrati inquirenti da quelli giudicanti si tratta di una tipica separazione all’interno di un ordine dello stato che ha responsabilità giurisdizionale e non certo di rappresentanza di interessi. Degli altri organi e poteri a cui Ella associa, per ipotesi provocatoria ed ironica, il sorteggio, beh… non prendo neppure in considerazione la provocazione, per il rispetto che nutro nei suoi riguardi e verso quelle istituzioni.

    Rispondi
  2. Dino Cofrancesco dice

    16 Febbraio 2026 alle 17:02

    In sostanza, ci si trova dinanzi a un liberale contrario alla separazione delle carriere. In Italia ormai non ci si meraviglia più di niente…

    Rispondi
    • Gianfranco Pasquino dice

      16 Febbraio 2026 alle 17:38

      poi ci sono anche i democratici che credono al pluralismo, alla separazione dei poteri, ai freni e ai contrappesi, a Beethoven

      Rispondi
      • Alberto Bianchi dice

        16 Febbraio 2026 alle 18:51

        Prof. Pasquino,
        La separazione non è solo quella tra i poteri in cui si articola uno Stato liberal-democratico: questa si completa con la separazione all’interno di ciascun potere e, dunque, anche tra magistrati giudicanti e magistrati inquirenti. E ciò credo che valga sia per liberali che per i democratici.

        Rispondi
        • Gianfranco Pasquino dice

          16 Febbraio 2026 alle 21:03

          dunque, “separiamo” i governi e anche la Corte Costituzionale sorteggiandone i componenti? poi, con calma, sorteggeremo anche il Presidente della Repubblica.

          Rispondi

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