Paradoxaforum

  • Home
  • Contatti
  • Chi siamo
Ti trovi qui: Home / Interventi / Ripensare la pena: tra Kant, Giobbe e l’ultimatum game

Ripensare la pena: tra Kant, Giobbe e l’ultimatum game

18 Dicembre 2017 di Laura Paoletti Lascia un commento

[Editoriale da «Paradoxa» 4/2017, Punire il reo o guarire la vittima? La giustizia riparativa, a cura di Umberto Curi]

Un ipotetico lettore di «Paradoxa» che fosse tanto appassionato da non perdersi un numero, e che fosse per giunta dotato di buona memoria, potrebbe trovarsi stavolta in qualche imbarazzo: come tenere insieme nell’ambiente teorico e culturale di una medesima rivista il fascicolo 3/2009, che, riproponendo e rilanciando alcune riflessioni di Vittorio Mathieu, stigmatizzava il Senso perduto della pena, ossia il progressivo venir meno di quest’ultima come architrave del sistema giuridico, e questo fascicolo sulla «giustizia riparativa», che azzarda la messa in questione dell’idea stessa che tra colpa e pena vi sia un nesso logicamente consistente? Sarebbe fin troppo facile cavarsela rimettendo a ciascun curatore le sue responsabilità: in realtà la responsabilità davvero sollecitata è quella di «Paradoxa» (e di rimbalzo di chi la legge), la quale, proponendosi come luogo di tensione e non di conciliazione, è chiamata al tentativo di far reagire in modo creativo prospettive che sono e restano diverse, senza alcuna garanzia che tale tentativo riesca. In via del tutto esplorativa, provo a sottolineare due punti di frizione, che scaturiscono da una lettura incrociata dei due fascicoli e che mi sembra costituiscano altrettante feconde direzioni di approfondimento.

1. Uno degli elementi qualificanti della Restorative Justice è l’idea di una differenza qualitativa e di principio tra i diversi punti di vista coinvolti nella giustizia (il reo, la vittima, la società). Si tratta di un’idea ricca di implicazioni teoriche, che sembra rendere effettivamente inevitabile una revisione sostanziale del concetto tradizionale di ‘pena’ e del ‘senso’ stesso del punire: in particolare esprime la necessità di riconsiderare a fondo l’impianto kantiano, sul quale faceva perno il fascicolo del 2009, non tanto mettendo in questione il nesso (inaggirabile) tra punizione, imputabilità e libertà, quanto piuttosto prendendo molto sul serio quella declinazione alla seconda persona del soggetto morale kantiano («tu devi»), che si scopre libero solo in quanto destinatario di un imperativo che lo pone come responsabile «di fronte a»: forse di fronte a qualcuno, come suggeriscono le riflessioni qui sviluppate, prima ancora che di fronte alla sola Legge morale, cioè alla ragione, cioè, in ultima analisi, a se stesso. Da questo punto di vista, la giustizia che ripara è innanzitutto il riconoscimento del fatto che in questione ci sono prima di tutto persone di cui prendersi cura e solo in secondo luogo norme e trasgressioni.

2. Simmetricamente, anche e proprio in considerazione di quanto appena detto, appare forse troppo rapida l’idea che dietro la pena vi sia semplicemente una sorta di mitologema religioso e pseudorazionale. E questo per almeno due motivi: innanzitutto perché il ruolo del ‘religioso’ in questo contesto è tutto da definire, così come è tutt’altro che scontato che la tradizione greca e quella ebraico-cristiana stiano sullo stesso versante. Per dirla rimeditando un suggestivo riferimento del Curatore: il contrappunto di lamentazione e teofania di cui vive il Libro di Giobbe sfocia in un rifiuto senza mezzi termini dell’ordine impersonale di Anassimandro e ne dichiara definitivamente l’ingiustizia profonda, lanciando una sfida all’idea retributiva di giustizia che viene portata alle sue estreme conseguenze nei testi neo-testamentari. In secondo luogo perché, proprio situando il problema in uno spazio strutturalmente plurale e intersoggettivo piuttosto che in un ordinamento sacrale, emerge forse nell’esigenza della pena qualcosa di più profondo della semplice restaurazione di un equilibrio turbato e di irriducibile alla logica della vendetta.

Consideriamo un momento l’esperimento, utilizzato nell’ambito della teoria economica, noto come «ultimatum game». Ad un giocatore viene consegnato un certo bene, una somma di denaro o la classica torta. Gli viene detto che deve offrire ad un secondo giocatore una certa quota di quel bene e, nel caso in cui il partner accetti la sua offerta, può tenere per sé il resto. In caso di rifiuto, nessuno otterrà niente. A quanto sarà disposto a rinunciare il primo giocatore per convincere il secondo ad accettare l’offerta? Dal punto di vista puramente logico, al giocatore 1 conviene offrire una quota minima e al giocatore 2 conviene accettare in ogni caso: tutti e due, infatti, si trovano di fronte all’alternativa tra guadagnare qualcosa (anche molto poco) piuttosto che niente. La pratica effettiva di questo gioco dimostra che le cose vanno diversamente: se l’offerta del giocatore 1 non viene percepita come equa il giocatore 2, nonostante ci rimetta, tende a rifiutare l’offerta. Perché? Tra le molte letture possibili, azzardo una proposta: il giocatore che riceve un’offerta iniqua rifiuta molto semplicemente perché non si sente riconosciuto dall’altro. Se questo è vero, significa che l’equa ripartizione non è subordinazione ad un ordine pseudorazionale, ma è uno strumento per vedersi riconosciuti dagli altri interlocutori (nel caso specifico tanto il reo quanto la società) anche nel proprio sentirsi violati o offesi, di essere riconosciuti nella propria dignità di vittime. Forse la pena è anche o prima di tutto una risposta a questa domanda radicale. Non per caso una delle domande più affascinanti che attraversano l’intero fascicolo è se il modello della giustizia riparativa sia alternativo o complementare rispetto a quello tradizionale.

Condividi:

  • Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)
  • Altro
  • Fai clic qui per stampare (Si apre in una nuova finestra)
  • Fai clic per inviare un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra)

Archiviato in: Interventi

Privacy e cookie: Questo sito utilizza cookie. Continuando a utilizzare questo sito web, si accetta l’utilizzo dei cookie.
Per ulteriori informazioni, anche su controllo dei cookie, leggi qui: Informativa sui cookie

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tema in discussione

  • Ordine internazionale: sul viale del tramonto?
  • L'Europa da Ventotene ad oggi
  • I voti dell'Europa
  • Democrazie e guerra
  • Presidenzialismo
  • Guerra russo-ucraina
  • Il vaccino della conoscenza
  • Rientro a scuola. La sfida al Covid
  • CoVid19. Le angolazioni della crisi
  • Fatti e disfatti
  • Unione Europea
  • Il ’68, lo Stato, la nazione
  • Comunicazione politica
  • Newsletter

    * campi obbligatori

    Commenti recenti

    • raffaella gherardi su Ancora sulla «scespiriana» follia trumpiana
    • Carlo Fusi su Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’
    • Dino Cofrancesco su Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’

    GLI AUTORI

    IL TEMA IN DISCUSSIONE

    Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    La crisi dell’ordine mondiale è una crisi di autorità politica

    26 Gennaio 2026 di Fulvio Attina Lascia un commento

    È chiaro che l’ordine mondiale è entrato in una fase di transizione ma non è chiaro in cosa consista questa transizione. Molti propendono per la deriva multipolare che significa erosione dell’ordine internazionale liberale e crisi della leadership o egemonia statunitense. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: Occidente, geopolitica, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Ancora sulla «scespiriana» follia trumpiana

    22 Gennaio 2026 di Antonio Malaschini 1 commento

    In precedenti articoli ci chiedevamo se sotto l’apparente «follia» dei comportamenti del Presidente americano Donald Trump non si nascondesse invece un «metodo» razionale da lui con decisione seguito. Ed il metodo veniva rinvenuto in quel documento di 887 pagine della Heritage Foundation, il Project 2025 pubblicato nel 2023, nel quale era delineato un vero e proprio programma di governo. … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione, Interventi Contrassegnato con: Trump, democrazia, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’

    19 Gennaio 2026 di Giuseppe Ieraci 2 commenti

    In principio, c’era la guerra. Che si tratti di un adepto della Realpolitik, centrata sui concetti di «interesse nazionale» e di anarchia internazionale, oppure di un groziano, convinto che i rapporti tra gli stati debbano essere regolati secondo principi universali, qualsiasi studioso di relazioni internazionali potrebbe accettare questo incipit e ammettere - come scriveva Sun Tzu ne L’arte della … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: storia, diritto, Politica e diritti umani, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Alla ricerca dell’ordine politico internazionale perduto

    12 Gennaio 2026 di Gianfranco Pasquino 5 commenti

    Ho sempre avuto molti dubbi sulla effettiva esistenza di un ordine internazionale liberale nel periodo tra il 1945, fondazione delle Nazioni Unite, e il 1989, crollo del comunismo sovietico e, secondo Fukuyama, Fine della storia. In effetti, la storia della contrapposizione delle democrazie liberali e dei regimi comunisti era finita, proprio come scrisse lui stesso, con la vittoria delle … [continua]

    Archiviato in:Il tema in discussione Contrassegnato con: Unione Europea, geopolitica, politica internazionale, Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    Galleria fotografica

    Questo slideshow richiede JavaScript.

    Archivi

    Privacy Policy

    Contattaci

    Nova Spes International Foundation
    Piazza Adriana 15
    00193 Roma

    Tel. / Fax 0668307900
    email: nova.spes@tiscali.it

    Statistiche

    • 204.451 clic

    Seguici

    • Facebook
    • Instagram
    • Twitter
    • YouTube

    © Copyright 2016 Paradoxa Forum · All Rights Reserved