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Putin vince la guerra delle parole

17 Ottobre 2022 di Raffaella Gherardi 1 commento

Dopo otto mesi della devastante guerra di aggressione / invasione russa dell’Ucraina dire che Putin sta largamente vincendo sui suoi odiatissimi avversari ‘occidentali’ dal punto di vista delle parole chiave che l’hanno accompagnata e l’accompagnano tuttora, anche su terreno avversario, può sembrare nientemeno che una provocazione. Mettersi a fare ora qualche riflessione a proposito dei concetti-base che da una parte e dall’altra vengono richiamati quali grida di battaglia o anche semplicemente dal punto di vista di un’analisi politico-storico-mediatica a largo spettro, può suonare infatti come del tutto sproporzionato rispetto alla carneficina putiniana sul suolo ucraino, ogni giorno arricchita di massacri, devastazioni e quant’altro. [Leggi di più…]

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Sovranità e futuro dell’Europa

13 Ottobre 2022 di Vera Negri Zamagni 1 commento

È stato scritto che il processo di integrazione europea, dopo i suoi inizi dovuti alla necessità di superare la cultura del conflitto che aveva distrutto l’Europa e di rispondere alle pressioni americane, ha fatto passi in avanti solo a seguito di crisi. E ciò perché la “sovranità” a cui le nazioni europee si erano abituate nel corso dei secoli da quando erano sorte era ancora considerato l’unico strumento capace di garantire libertà e sicurezza ai cittadini di ciascuna “patria”, anche se poi produceva conflitti devastanti fino alle due guerre mondiali. L’aver adottato un metodo di integrazione per “steps”  ha garantito a lungo il bilanciamento tra le nuove sfide e il mantenimento il più a lungo possibile di tutta la “sovranità” che si poteva mantenere. [Leggi di più…]

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Il conflitto in Ucraina: una sfida per l’ordine internazionale

16 Maggio 2022 di Federico Niglia Lascia un commento

I mezzi di informazione tendono a presentare e affrontare il conflitto in Ucraina non solo con categorie riduttive, ma addirittura alimentando una serie di contrapposizioni artificiose che certamente non giovano alla comprensione e al giudizio. Per riportare il dibattito su un binario più costruttivo ci si può iniziare a porre una serie di domande che non vengono poste o che vengono affrontate con categorie apodittiche. In un precedente intervento Emidio Diodato ha affermato che la storia degli equilibri internazionali è da riscrivere ed è forse proprio da qui che bisogna partire per andare oltre l’attuale dibattito pubblico.

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La Cina nella guerra russo-ucraina

12 Maggio 2022 di Antonio Malaschini Lascia un commento

Nel valutare la posizione cinese sull’invasione russa dell’Ucraina, occorre partire da alcuni dati formali. In occasione delle Olimpiadi di Pechino, il 4 febbraio 2022, Putin e XI Jinping fanno riferimento in una loro dichiarazione congiunta ad una «amicizia senza limiti» (amicizia, si noti, e non alleanza) tra i due paesi. Nel documento la Russia ribadisce che considera Taiwan «parte inalienabile della Cina», ma Putin non ottiene un esplicito riferimento all’Ucraina. Si afferma solo che entrambi i paesi si oppongono all’ampliamento della NATO e quindi, implicitamente, all’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica.

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Aumentare le spese per la difesa? Parliamone!

11 Aprile 2022 di Andrea Locatelli Lascia un commento

La guerra in Ucraina ha sollevato una serie di domande a cui il dibattito politologico non può sottrarsi. Come anticipato da Emidio Diodato in un commento su queste pagine, gli studiosi di politica internazionale hanno il dovere di intervenire nel discorso pubblico e gli strumenti analitici necessari per uscire dalle secche di una polemica (ideologica o interessata che sia) ormai nauseante. Il tentativo di questo breve contributo è offrire alcuni spunti di riflessione rispetto all’impegno dichiarato dal governo italiano – insieme ad altri paesi europei – di incrementare le spese della difesa.

Prima di tutto è necessario esplicitare tre premesse. La prima è che, se l’impegno verrà mantenuto, si tratterà di un punto di svolta rispetto a un’avversione per le spese militari che in Europa si registra trasversalmente (con pochissime eccezioni) da decenni. La seconda premessa è che, come pare evidente dal dibattito attuale, il tema della difesa in Italia viene affrontato attraverso le spesse lenti dell’ideologia, con posizioni dogmatiche e una limitatissima disposizione al compromesso. La terza premessa è che i contratti per l’acquisizione di armamenti tendono a spalmare i costi su un arco temporale che può essere di decenni, per cui la variazione di spesa anno-su-anno può essere significativa. Ne consegue che, necessariamente, qualsiasi discorso sensato sul tema deve prevedere una pianificazione di medio-lungo periodo.

Ciò detto, occorre dare sostanza all’oggetto del contendere fornendo un minimo di inquadramento storico e qualche dato empirico. Alla base della dichiarazione di portare la spesa militare al 2% del PIL sta il cosiddetto NATO Defence Investment Pledge, ovvero l’impegno preso al vertice del Galles nel 2014 ad incrementare il bilancio della difesa fino al 2% del PIL entro il 2024 (non meno importante, occorre aggiungere, un secondo impegno prevedeva l’allocazione di almeno il 20% di queste spese per l’acquisizione di nuove armi). In sé, quindi, la posizione recentemente espressa dal Presidente del Consiglio Mario Draghi non dovrebbe costituire un motivo di stupore: andrebbe anzi letta come il tentativo di prestar fede a un impegno sottoscritto con gli alleati (in primis gli Stati Uniti) ormai otto anni fa.

Tuttavia, il dato grezzo relativo al bilancio della difesa negli ultimi anni – nonostante un significativo aumento a partire dal 2020 – dovrebbe sollevare almeno qualche nota di perplessità: secondo i dati dell’Agenzia Europea di Difesa, il rapporto tra spesa militare e PIL si è attestato attorno all’1,2% fino al 2019; è salito all’1,4 dal 2020 (più per effetto della contrazione dell’economia dovuta al COVID che per l’incremento della spesa) e si è attestato attorno all’1,35% nel 2021. In termini assoluti, mantenere l’impegno del 2% comporterebbe passare dai 22,4 miliardi attuali (dati Military Balance 2022) a circa 38. Insomma, anche con un orizzonte di sei anni, come è stato proposto dal ministro Guerini, si tratta di una variazione poco realistica.

Il dibattito pubblico, insomma, non dovrebbe incentrarsi sul come e quando raggiungere il traguardo del 2%, quanto sugli obiettivi e gli effetti di un eventuale incremento della spesa militare. Questo impone altri due quesiti, tra loro interconnessi, ben più urgenti. Il primo concerne l’allocazione delle risorse: come suddividere tra le varie voci di bilancio i fondi aggiuntivi? Le capacità (non solo armi, ma anche infrastrutture per le comunicazioni e la logistica) sono sicuramente una priorità, ma non meno importanti sono le spese per il personale (reclutamento e addestramento) e la manutenzione dei mezzi esistenti.

Il secondo concerne gli ambiti di utilizzo che si prevedono per le Forze Armate italiane: questo è forse il nodo centrale, poiché impone una riflessione (e forse una revisione) strategica approfondita. Da questo punto di vista, il Ministero della Difesa ha compiuto uno sforzo lodevole con la pubblicazione dell’ultimo Libro Bianco, nel 2015, e il Documento Programmatico Pluriennale del 2021. La guerra in Ucraina ha però minato alcuni assunti di questi documenti strategici – in primo luogo riportando al centro dell’attenzione i conflitti ad alta intensità.

In conclusione, come ricordava Angelo Panebianco ormai 25 anni fa nel libro Guerrieri democratici, la scelta tra welfare e warfare rappresenta per tutte le democrazie una decisione necessaria e talvolta lacerante. In Italia, salvo rare eccezioni (si pensi al caso dell’F-35) il discorso relativo alle spese militari è rimasto sistematicamente ai margini del dibattito pubblico. L’attenzione di cui gode in questo momento il tema delle spese per la difesa costituisce quindi un’occasione per interrompere questa prassi. E contribuire, in ultima istanza, a un coinvolgimento più attivo e maturo dell’opinione pubblica nel processo decisionale.

difesa militare

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Finis Europae? L’UE e la guerra

4 Aprile 2022 di Giuseppe Ieraci 7 commenti

La guerra russo-ucraina impone che ci si interroghi sul futuro dell’UE. L’integrazione europea è stata inizialmente ‘funzionale’, gli Stati mettevano assieme sforzi in ambiti socio-economici limitati, senza preoccuparsi della valenza politica di queste sinergie. Del resto non poteva esserci una valenza politica, perché la Guerra Fredda riduceva la sovranità internazionale europea, consegnava il problema della sicurezza continentale all’equilibro tra i due blocchi e agli Americani la garanzia dell’Europa occidentale.

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Politologi con l’elmetto e ingegneria internazionale

28 Marzo 2022 di Emidio Diodato Lascia un commento

La storia degli equilibri mondiali è da riscrivere, ma si sta scrivendo. Il pubblico ne pare avvertito e cerca di regolarsi. Ma è allevato dalla televisione e dai social e, sotto tutti gli aspetti, rimane altamente disinformato. O, come amava dire Sartori, malinformato. Allo stesso tempo il pubblico viene nutrito di una informazione emotiva, alimentata da immagini che fanno commuovere o arrabbiare: il che spesso surriscalda i problemi al di là della capacità di risolverli.

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    26 Gennaio 2026 di Fulvio Attina Lascia un commento

    È chiaro che l’ordine mondiale è entrato in una fase di transizione ma non è chiaro in cosa consista questa transizione. Molti propendono per la deriva multipolare che significa erosione dell’ordine internazionale liberale e crisi della leadership o egemonia statunitense. … [continua]

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    Ancora sulla «scespiriana» follia trumpiana

    22 Gennaio 2026 di Antonio Malaschini 1 commento

    In precedenti articoli ci chiedevamo se sotto l’apparente «follia» dei comportamenti del Presidente americano Donald Trump non si nascondesse invece un «metodo» razionale da lui con decisione seguito. Ed il metodo veniva rinvenuto in quel documento di 887 pagine della Heritage Foundation, il Project 2025 pubblicato nel 2023, nel quale era delineato un vero e proprio programma di governo. … [continua]

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    Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’

    19 Gennaio 2026 di Giuseppe Ieraci 2 commenti

    In principio, c’era la guerra. Che si tratti di un adepto della Realpolitik, centrata sui concetti di «interesse nazionale» e di anarchia internazionale, oppure di un groziano, convinto che i rapporti tra gli stati debbano essere regolati secondo principi universali, qualsiasi studioso di relazioni internazionali potrebbe accettare questo incipit e ammettere - come scriveva Sun Tzu ne L’arte della … [continua]

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    Alla ricerca dell’ordine politico internazionale perduto

    12 Gennaio 2026 di Gianfranco Pasquino 5 commenti

    Ho sempre avuto molti dubbi sulla effettiva esistenza di un ordine internazionale liberale nel periodo tra il 1945, fondazione delle Nazioni Unite, e il 1989, crollo del comunismo sovietico e, secondo Fukuyama, Fine della storia. In effetti, la storia della contrapposizione delle democrazie liberali e dei regimi comunisti era finita, proprio come scrisse lui stesso, con la vittoria delle … [continua]

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