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Anche il laicismo liberale ha contribuito a tenerci lontani dalla democrazia a norma

13 Febbraio 2025 di Dino Cofrancesco 2 commenti

In un vecchio saggio del 1984, Bernard Manin, scrivendo della teorica liberale e della limitazione dei poteri dello Stato, ha osservato che «è possibile limitare il potere politico determinando a priori, in qualche modo, i campi in cui esso può legittimamente agire e imporre le proprie decisioni, e quelli in cui non può farlo. Il liberalismo di mercato si fonda su questa delimitazione; a rigore esso presuppone la possibilità di determinare una volta per tutte un settore, quello degli scambi economici, in cui l’azione del potere politico è, con qualche eccezione, illegittima. [Leggi di più…]

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Ancora sui due liberalismi

10 Dicembre 2024 di Dino Cofrancesco 3 commenti

È forse dalla fine della Seconda guerra mondiale che in Italia — ma non solo in Italia — il liberalismo dei nostri padri, quello ottocentesco, ha disertato le nostre menti ma, soprattutto, i nostri cuori. Il suo posto è stato preso dal liberalismo secentesco e settecentesco, individualistico e razionalistico, oggi divenuto la filosofia politica ufficiale dell’Occidente. [Leggi di più…]

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Giustizialisti buoni e garantisti cattivi: a ognuno il suo (e qualcosina di più)

22 Aprile 2024 di Gianfranco Pasquino 1 commento

«C’è un tempo per essere giustizialista e c’è un tempo per essere garantista». Sto con l’Ecclesiaste, ma aggiungo: «ci sono casi che richiedono giustizialismo e casi che meritano garantismo». E, allora, bisogna sapere distinguere e riuscire a convincere gli altri che la mia distinzione ha valore. [Leggi di più…]

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Stato e nazione in Italia all’ombra del ’68

21 Gennaio 2019 di Danilo Breschi 5 commenti

La riflessione che Dino Cofrancesco ha di recente proposto alla nostra attenzione sul forum di «ParadoXa» (Il sessantottismo come anticomunismo assoluto) parte dalla constatazione che la malattia di cui ha sofferto l’Italia a cominciare dal ’68, malattia forse mortale, comunque assai grave e prolungata, «è la crisi della comunità politica – la ‘morte della patria’ […] – ovvero l’assoluta incapacità di sentirsi parte di una ‘nazione’ (termine non certo caro alla political correctness), indipendentemente dalle opinioni e dalla varietà dei partiti in competizione per il potere. Non può esserci ‘senso dell’autorità’ in astratto se quanti ne sono portatori – in famiglia, a scuola, sul luogo di lavoro – non vengono percepiti come ‘funzionari’ e simboli di qualcosa che li (ci) trascende». Ma qui sorge il punctum dolens della nostra storia politica recente, delle origini della Repubblica democratica italiana, che nasce, sì, dalla Resistenza e dall’antifascismo, ma anche dalle macerie di uno Stato-nazione che il fascismo ha doppiamente manomesso fino al punto di sfasciarlo. In primo luogo, ha dato vita ad una dittatura ventennale, ad un regime liberticida. [Leggi di più…]

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Premesse e volti del lungo Sessantotto italiano

17 Dicembre 2018 di Claudia Mancina 1 commento

Non fu il ‘68 a portare il vento della giovinezza nella società italiana. C’era già negli anni immediatamente precedenti. Io ricordo il senso di promessa, di apertura, di futuro. L’incontro tra Kennedy e Krusciov faceva sperare nella fine della guerra fredda. I Kennedy erano un mito anche per me che ero comunista; dall’Est europeo arrivavano critiche al comunismo sovietico a cui eravamo sensibili. Il Concilio mostrava una Chiesa finalmente aperta alla società, finalmente tollerante. Il mio prof. di religione mi diceva che io anche se non credente sarei stata salvata, perché ero di buona volontà. Non mi importava la religione in sé, ma capivo che era un fattore straordinario di apertura della società.

La lotta dei vietnamiti faceva sperare nella sconfitta della parte più cieca dell’imperialismo americano. Noi giovani ci sentivamo portatori di un mondo nuovo, che non passava necessariamente per una rivoluzione politica, ma culturale. L’episodio della «Zanzara» è del 1966. Si trattava di una iniziativa culturale di studenti bravi, certo non una contestazione dello studio o della scuola. [Leggi di più…]

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Il ’68: tra iper-capitalismo e anti-nazionalismo

10 Dicembre 2018 di Andrea Bixio Lascia un commento

La riflessione di Cofrancesco sul ’68 ha il merito di aver colto con lucidità forse la ragione più profonda della crisi attuale del nostro Paese, la perdita del sentimento di appartenenza ad una comunità politica.

Il nostro sentimento nazionale è talvolta minato da una sottile malattia. Una sorta di senso servile che gli impedisce di riconoscere il valore di una identità anche nel momento semmai della disfatta. Mi sono chiesto se anche nel sessantotto non si annidasse un tale senso. E mi sono purtroppo risposto che sì, ancora una volta in quel periodo ci siamo trovati di fronte al manifestarsi di quella malattia endemica.

Retrospettivamente, a mio parere, in un tale periodo quest’ultima ha ripreso vigore a causa dell’ipercapitalismo che ha surrettiziamente influenzato i vari movimenti di protesta. [Leggi di più…]

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Il sessantottismo come anticomunitarismo assoluto

29 Novembre 2018 di Dino Cofrancesco 2 commenti

Nel corso delle tavole rotonde dedicate alla presentazione del fascicolo di «Paradoxa», da me curato, Il 68 italiano. Radici storiche e culturali, ho provato una sensazione di disagio ogni volta che un relatore ha commentato il mio saggio Il Sessantotto e la Resistenza. Eccetto Andrea Bixio, quasi tutti hanno ripreso i temi da me trattati in un’ottica ‘societaria’ – riferita alla forma di governo nata dalla lotta antifascista, alla political culture, all’ideologia del regime, ai programmi e alle filosofie dei partiti politici che ereditarono, nel 1945, un paese a pezzi. Indubbiamente anche nel mio saggio c’era tutto questo, ma, ahimè, debbo constatare che non sono riuscito a spiegarmi chiaramente dal momento che anche attenti lettori non hanno compreso che il piano del mio discorso non era quello del conflitto sociale e politico intra moenia, ma quello della comunità politica. Nella mia prospettiva, la crisi del principio di autorità – così bene analizzata nel saggio di Paolo Bonetti ma anche in altri – o l’impatto dell’università di massa sulle vecchie istituzioni accademiche, per limitarmi a due esempi, diventano, pur nella loro rilevanza, epifenomeni o meglio sintomi di una malattia profonda, alla quale non si rimedia coi blandi antibiotici del recupero di virtù antiche – responsabilità, professionalità, senso del dovere, rispetto del sapere, culto della scienza. [Leggi di più…]

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    IL TEMA IN DISCUSSIONE

    Ordine internazionale: sul viale del tramonto?

    La crisi dell’ordine mondiale è una crisi di autorità politica

    26 Gennaio 2026 di Fulvio Attina Lascia un commento

    È chiaro che l’ordine mondiale è entrato in una fase di transizione ma non è chiaro in cosa consista questa transizione. Molti propendono per la deriva multipolare che significa erosione dell’ordine internazionale liberale e crisi della leadership o egemonia statunitense. … [continua]

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    Ancora sulla «scespiriana» follia trumpiana

    22 Gennaio 2026 di Antonio Malaschini 1 commento

    In precedenti articoli ci chiedevamo se sotto l’apparente «follia» dei comportamenti del Presidente americano Donald Trump non si nascondesse invece un «metodo» razionale da lui con decisione seguito. Ed il metodo veniva rinvenuto in quel documento di 887 pagine della Heritage Foundation, il Project 2025 pubblicato nel 2023, nel quale era delineato un vero e proprio programma di governo. … [continua]

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    Della guerra, ovvero sopra l’’Extinctio iuris internationalis’

    19 Gennaio 2026 di Giuseppe Ieraci 2 commenti

    In principio, c’era la guerra. Che si tratti di un adepto della Realpolitik, centrata sui concetti di «interesse nazionale» e di anarchia internazionale, oppure di un groziano, convinto che i rapporti tra gli stati debbano essere regolati secondo principi universali, qualsiasi studioso di relazioni internazionali potrebbe accettare questo incipit e ammettere - come scriveva Sun Tzu ne L’arte della … [continua]

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    Alla ricerca dell’ordine politico internazionale perduto

    12 Gennaio 2026 di Gianfranco Pasquino 5 commenti

    Ho sempre avuto molti dubbi sulla effettiva esistenza di un ordine internazionale liberale nel periodo tra il 1945, fondazione delle Nazioni Unite, e il 1989, crollo del comunismo sovietico e, secondo Fukuyama, Fine della storia. In effetti, la storia della contrapposizione delle democrazie liberali e dei regimi comunisti era finita, proprio come scrisse lui stesso, con la vittoria delle … [continua]

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