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Un altro falso pluralista, Massimo Recalcati

6 Ottobre 2022 di Dino Cofrancesco 3 commenti

Sono convinto dell’inutilità di questo commento all’articolo di Massimo Recalcati, La sinistra e le parole da ritrovare uscito su ‘La Repubblica’ del 30 settembre u.s. A volte, però,  il messaggio nella bottiglia può avere un valore di testimonianza. Per i posteri altrimenti indotti a credere che lo spirito di un’epoca, della nostra epoca, condizioni tutti coloro che l’hanno vissuta. Recalcati è uno dei tanti intellettuali che, il giorno dopo la sconfitta del PD, vorrebbero ridare un’anima alla sinistra, facendole ritrovare le parole giuste. Quanto scrive è spesso condivisibile. È verissimo, ad es., che “se gli italiano hanno votato per Giorgia Meloni non significa che essi desiderino il ritorno del fascismo” e che, pertanto, “il grande collante dell’antifascismo non è più sufficiente a definire l’identità politica e culturale della sinistra” (scritto su un quotidiano come  ‘La Repubblica’ ferma alla linea politico-culturale di Ezio Mauro non è poco). Il disaccordo comincia quando Recalcati parla della destra, delle sue parole d’ordine (Dio, Patria e Famiglia) “vincolate a una ideologia patriarcale al tramonto” della difesa degli interessi nazionali, presidio dei confini, della tutela dell’ordine sociale.

Per lo psicoanalista si tratta di valori arcaici ma che nutrono quella nostalgia che ha fatto vincere il centro destra e alla quale il PD non ha saputo contrapporre ‘la propria identità ideale’. Quest’ultima avrebbe richiesto un’idea alternativa di Dio, Patria, Famiglia ma non s’è visto nulla del genere. Per quanto riguarda Dio, si trattava , in sostanza, di proseguire sulla via indicata dai Lumi: “credere nella ricerca, nell’istruzione, nel pluralismo contro ogni forma idolatrica di dogmatismo”. Per quanto riguarda la patria, la sinistra avrebbe dovuto “ripensare radicalmente l’Europa come nuova patria”.

E infine, venendo  alla famiglia, si doveva chiaramente emancipare il legame famigliare dalla “logica materialistica della biologia”, liberandosi dagli stereotipi retorici che l’esperienza clinica e la medicina avrebbero spazzato via. Insomma è Monica Cirinnà che avrebbe dovuto guidare il PD in queste elezioni.

Intendiamoci, trovo legittimi tutti  gli obiettivi per i quali si battono Recalcati e il mainstream culturale che ormai domina negli Atenei, nella stampa, nei mass media. E qualche volta li condivido, come nella richiesta di una legge umana sul fine vita. Ma il punto non è questo, bensì il falso pluralismo di cui si ammanta Recalcati. Se avesse letto Isaiah Berlin si sarebbe reso conto (forse) che i valori sono tanti e che “la piena dignità politica dei propri avversari” che, giustamente, vuole riconosciuta dalla sinistra, comporta comprenderne il senso e il loro radicamento nell’umano, rinunciando a considerarli spazzatura della storia. Porto qualche esempio: “la patria non si può identificare con il suolo e con il sangue”. “Non è questo ’l terren ch’i’ toccai pria?/Non è questo il mio nido/ ove nudrito fui sí dolcemente?/Non è questa la patria in ch’io mi fido/madre benigna et pia,/che copre l’un et l’altro mio parente?”, cantava Francesco Petrarca nella sua canzone All’Italia., scolpendo, nei suoi bellissimi versi un sentimento universale.

Certo, per il neoilluminista conta solo la Gesellschaft—la societas in cui esseri razionali si accordano, mediante contratti equi, per soddisfare i loro interessi e garantirsi reciproci diritti; si veda, del resto, la voce ‘Patria’ nel Dizionario Filosofico di Voltaire; ma nel cuore del tradizionalista sta la Gemeinschaft—la communitas fondata non sul principio di prestazione (‘do ut des’) ma sul principio della solidarietà, dell’ ‘uno per tutti e tutti per uno’. Non sono valori entrambi? Certo si può discutere sul modo in cui, nell’uno e nell’altro campo, vengono fatti valere: la comunità, è stato rilevato più volte, porta al Lager e la ‘società’ al Gulag, ma qui stiamo sul terreno dell’etica politica non della storia.

Altro esempio: pensare che una famiglia debba essere composta di genitori di sesso diverso, ovvero eticizzare il dato biologico può non trovare tutti d’accordo e si può capire ma perché anche qui non riconoscere che ci troviamo dinanzi a valori forti che si contrappongono ad altri che stanno, a ragione o a torto, diffondendosi nel mondo (Cuba, dove al tempo di Fidel Castro venivano giustiziati i gay, un referendum popolare ha riformato il diritto civile)? Si dirà che ormai antropologia e medicina hanno dimostrato che i costumi, alle origini di comportamenti e di pregiudizi che non si fondano sulla scienza, non debbono essere tollerati dai codici ma questo non è puro e semplice cognitivismo etico ovvero la deduzione dei doveri morali dai comandi di un’entità superiore che li impone—ieri Dio, oggi la Scienza? Ho forti dubbi sul concetto di ‘normalità’ -specie in campo medico-antropologico–ma anche se le scienze all’unanimità dovessero definirlo una volta per sempre resterebbe la mia libertà di proclamare: “Tutti lo sono ma io non voglio essere normale”. Non era, in fondo questa, la lezione di uno dei pochi liberali espressi dal Partito d’Azione, Guido Calogero?

Insomma ho l’impressione che l’esaltazione del pluralismo, nella nostra cultura, sia pura e semplice retorica, purtroppo non innocua. In realtà, ci è impossibile pensare che i nostri progetti politici non siano superiori a quelli dei nostri avversari ideologici, rinunciando “all’idea ‘religiosa’” della nostra “superiorità morale” E forse la causa di ciò sta nella riluttanza ad ammettere che i valori non solo sono tanti, come si è detto, ma spesso risultano conflittuali e incomponibili. Le ‘benedizioni della modernità’, come le chiamava il grande Albert Hirschman—l’Europa, l’atlantismo, la globalizza-zione, il modello americano—non sono tali per tutti e molti ne farebbero volentieri a meno. Nostalgia di un mondo perduto? E se così fosse? Non c’è anche un diritto alla nostalgia? Democrazia non è ‘an-dare sempre avanti’ ma è anche prendere atto che qualcuno vorrebbe fermarsi se non tornare indietro: contano i voti e le maggioranze. Peraltro le democrazie che storicamente hanno avuto successo sono quelle che hanno tenuto in equilibrio Lumi e Tradizione, Destra e Sinistra, l’Antico e il Nuovo.

Se non vinciamo sempre ‘noi’ ma vincono ‘loro’, qualche ragione ci sarà ma non troviamola, per carità negli ‘atavismi culturali’ che spesso designano i valori che non sono i nostri…

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Commenti

  1. Giuseppe IERACI dice

    13 Ottobre 2022 alle 21:18

    Perfettamente d’accordo con tutte le cose che dice Cofrancesco. L’unica cosa che mi permetto di dire – ma lui lo sa, perché qualche volta con lui ne ho discusso e ho polemizzato – è che facendo riferimento lato sensu ai sentimenti di “appartenenza etico-sociali” – la cui necessità nessuno vuole negare – si tende un po’ a fare il gioco delle tante carte: patria, comunità, nazione, etnia, a seconda di cosa quale sentimento si vuol veicolare si usa qualcuno di questi concetti. Se sono gentiluomo (o gentildonna), incline ai sentimenti liberali e libertari, dico patria (con Voltaire) o comunità; se sono aggressivo e arrogante dico nazione o etnia o clan. Addirittura c’è chi (David Brooks sul NYT, querulamente ripreso da molti commentatori italiani) ipotizza apertamente la contrapposizione tra il nazionalismo buono (quello di Zelensky, sic) e quello cattivo (di Putin e di Trump). Così, il nazionalismo buono si può coniugare con la democrazia e il liberalismo, quello trinariciuto lo lasciamo agli altri. Troppo comodo.

    Rispondi
  2. Luigi Marchetti dice

    8 Ottobre 2022 alle 7:38

    Alcune affermazioni sono quasi rivoluzionarie, per buona parte della militanza di sinistra: il tramonto dell’antitesi fascismo-antifascismo; l’invito alla sinistra a rinunciare all’idea “religosa” di una superiorità morale, riconoscendo piena dignità politica ai propri avversari; e l’altra, sul legame sociale, secondo cui “il richiamo all’accoglienza, all’inclusione e alla solidarietà senza la sicurezza e la tutela delle nostre città, è divenuta una retorica ideologica vuota e insostenibile”.
    Recalcati è riduttivo e un po’ antiquato quando identifica in Dio, Patria e Famiglia le parole d’ordine della destra. Il successo della destra, soprattutto nelle periferie delle grandi città, è anche una richiesta di attenzione rivolta ai pubblici poteri per il miglioramento delle condizioni abitative, dei servizi pubblici e a favore della sicurezza.
    Il libro di Recalcati “Patria senza padri – Psicopatologia della politica italiana”, del 2013, è indubbiamente ricco di spunti interessanti, ma personalmente sono diffidente quando si legge un fenomeno vastissimo come la dinamica politica attraverso la visione di un quasi unico prisma, quello psicanalitico.

    Rispondi
  3. Andrea Bixio dice

    7 Ottobre 2022 alle 11:50

    La cosa curiosa dell’articolo di Recalcati è che evidentemente non conosce o non ha letto il programma ufficiale del PD per le ultime elezioni.
    Si sarebbe accorto che esse ricalcano perfettamente le sue idee. Il problema è che quelle idee non sono state ritenute capaci di dare risposta ai bisogni più attuali dalla maggioranza degli elettori.
    Pieno accordo con le idee di Cofrancesco.

    Rispondi

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