Al giro di boa del primo anno di pontificato, arriva il momento – per un forum come il nostro – di interrogarci sull’impatto che Papa Leone sta esercitando sul tempo in cui viviamo, sulla nostra mente e sulle scelte di vita.
Confermando la postura di dovuta attenzione ai suoi instancabili messaggi, evoco la formula giornalistica della ‘Provvidenza geniale’: è come se i segni registrati già dal momento della sua elezione fossero consonanti con i bisogni profondi dell’umanità al punto di acutizzare un’intensa attenzione da parte dei credenti, di una larga platea dell’opinione pubblica e persino dei media.
Tutto ciò in un tempo in cui le superpotenze informative parlavano il verbo della secolarizzazione e della perdita di peso del cristianesimo: e allora si coglie meglio quanto la stagione che abbiamo vissuto ha restituito una diversa dignità pubblica al tema del ritorno alla fede nei paesi in cui la secolarizzazione sembra aver vinto. Non dimentichiamo i numeri che hanno accompagnato la malattia e la fine di Francesco, confermati fin dal primo incontro sotto il balcone di San Pietro. Si è trattato di presenze, parole e sguardi nuovi, declinati sulla forza expansiva del papato, per di più in uno scenario condiviso anche da tanti laici, colpiti dalla coerenza dei messaggi contro il disordine del mondo e la sconcertante fine del Diritto internazionale, che hanno amareggiato le nostre coscienze e allontanato la pace.
Leone XIV si è rivelato subito profondamente coinvolgente nella sua forza di comunicazione con il mondo. Siamo di fronte ad uno stile espressivo ricco e convincente, e infatti registriamo che egli è stato al centro di un’attenzione mediatica, popolare e d’opinione. La sua elezione evoca la bella metafora di ‘pienezza dei tempi’, attestante la prova di una rinnovata energia del mondo cattolico.
Agli occhi di uno studioso di comunicazione, cimentatosi anche con testi istituzionali come i Messaggi dal Colle, il carisma mediale di Leone si svela nella singolare capacità di trasformare le sue parole-chiave in un lessico presto condiviso dai grandi media. Così è stato anche a fronte della prima enciclica Magnifica Humanitas. Siamo di fronte ad un’assoluta modernità e profondità della preparazione di Prevost, documentata del resto dagli interventi da Priore generale degli Agostiniani. Colpisce la consonanza delle sue parole con attese e preoccupazioni di tutti, l’intransigenza nel denunciare l’incuria per la pace e il dramma di un mondo segnato dal disordine internazionale. Diciamolo: Leone rappresenta un presidio di sicurezza particolarmente prezioso in tempi di inquietudine e incertezza. E recupera forza l’antico insegnamento: «le forze del male non prevarranno».

raffaella gherardi dice
Aggiungerei a “presidio di sicurezza” anche “presidio di speranza” per tutti coloro che non amano essere sguaiatamente zittiti dai potenti di turno della Terra che gridano in ogni dove “I am the boss!! e che trovano schiere di adepti e di adoratori. In un’epoca di negazionismo oltranzista non sipuò non pensare anche alla questione climatica e dell’ambiente, ora sbandierata come “mera ideologia” da tanti politicanti (grandi i piccoli che siano) che hanno il vento il poppa in tante parti del mondo e che proprio se ne infischiano in primo luogo delle giovani generazioni (tanto non votano!!)e della distruzione del pianeta. A Leone XIV il merito di non stancarsi di ribadire i princìpi di quella “ecologia integrale”, tante volte invocata da Papa Francesco e che avevano trovato una importante eco nella “agenda ONU 2015-2030 per lo sviluppo sostenibile”. Ma ora si sa; i grandi della Terra giocano a chi fa maggior scempio delle istituzioni internazionali…..