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Una bella domenica italiana al Corriere

27 Ottobre 2025 di Gianfranco Pasquino 1 commento

Il «Corriere della Sera» di domenica 26 ottobre 2025 nelle pagine della Cultura con risalto annuncia che una giuria presieduta da Aldo Cazzullo, che cura la pagina quotidiana «Lo dico al Corriere» e molto altro molto spesso scrive, ha premiato un libro scritto da Massimo Gramellini, responsabile per il «Corriere» della rubrica di prima pagina «Il Caffè». Sabato 25 ottobre Aldo Cazzullo è stato ospite della trasmissione «In altre parole» condotta da Massimo Gramellini per rete televisiva La7. Urbano Cairo è il presidente del Gruppo Cairo Communication, proprietario de La7, e di RCS MediaGroup, che controlla diverse testate giornalistiche fra le quali il «Corriere della Sera».

Soltanto facendo mostra di molta ipocrisia, di cui, più che un merito, è un semplice fatto, non sono possessore, potrei limitarmi a dire: primo, sono tutti bravi e si meritano premi e partecipazioni; secondo, si tratta di coincidenze casuali. Ho citato pochi casi perché si sono presentati tutti insieme in nemmeno quarant’otto ore. Da attento lettore del «Corriere» sono in grado di assicurare che nel corso dell’anno questo fenomenale incrocio di scambi è frequentissimo. Comporta come prima tangibile conseguenza che per vincere un premio letterario bisogna fare in qualche modo parte di quello che un giornalista del «Corriere» definisce «circoletto». Sarebbe utile, forse doveroso esplorare le presenze, contarle, classificarle. Compito tanto importante quanto deprimente.

Seconda considerazione: i giornalisti del «Corriere» si recensiscono a vicenda e le loro reciproche recensioni occupano grande spazio, qualche volta hanno addirittura il richiamo in prima pagina. Non ricordo di avere mai letto recensioni critiche né, meno che mai, stroncature dei libri dei componenti il «circoletto». Più in generale, la regola che mi è stata autorevolmente riferita è che le firme del Corriere debbono astenersi nella maniera più assoluta dal criticarsi l’un l’altro. Persino, Giovanni Sartori a malincuore vi si uniformò. Quelle recensioni elogiative a piena pagina costituiscono spesso il biglietto da visita per gli inviti ai Festival dei libri nonché l’anticamera dei premi. Vale a dire che fanno parte integrante del problema dello strapotere del quotidiano di Via Solferino.

Non sta a me, comunque, non in questa sede, trovare soluzioni a problemi di etica professionale che, evidentemente i giornalisti del «Corriere» non considerano per niente tali. Mi limito a suggerire che, quantomeno nel caso delle recensioni incrociate, si potrebbe operare diversamente. I recensori dei libri delle firme del Corriere siano tutti esterni, non collaboratori e non aspiranti a diventare tali.

Coda. Nel 50esimo anniversario dell’uccisione di Pier Paolo Pasolini, l’attuale direttore del «Corriere» Luciano Fontana scrive nelle pagine de «la Lettura» con grande vanto che scandalo non fu l’arrivo di PPP («reclutato» dall’allora direttore Piero Ottone). «Lo scandalo è considerare il giornale come un fortino in cui si ospitano soltanto le opinioni che si condividono». Già.

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Commenti

  1. Giancarlo Bosetti dice

    28 Ottobre 2025 alle 11:46

    Salacissimo GFP. Ti invidio la carica di ironia e la misura del linguaggio che rende la critica particolarmente saporita. E’ un altarino molto godibile ed elegante. Anche Sartori si sottoponeva? Non so, non credo. Certo, per quanto gli volessi bene, non gli perdono la condiscendenza nei confronti della rabbia e orgoglio (puro razzismo) di Oriana Fallaci, che tanto peso aveva sul fatturato RCS. Ma in quel caso più che il potere della proprietà pesava un fascino femminile nei confronti del quale era totalmente disarmato.

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