Ci sono due aspetti da considerare nella vicenda della grazia concessa a Nicole Minetti. Il primo politico, il secondo di natura giuridica.
Partiamo dal primo. L’istruttoria è stata effettuata da magistrati e Carlo Nordio, il Ministro competente, si è fidato ingenuamente del loro lavoro e comunque non lo ha sottoposto a ulteriori controlli, passando tale e quale la richiesta al Presidente della Repubblica che ha firmato la grazia. Tutto sarebbe finito lì se non fosse che la cosa era un poco sospetta (una condannata per prostituzione che si sarebbe presa cura di un bambino adottato) e così un giornalista (magari bene imbeccato…) ha sollevato il caso e il Presidente della Repubblica, a questo punto, ha chiesto al Ministro competente un supplemento di indagini.
La si può rigirare come si vuole: la polpetta avvelenata è stata abilmente preparata dalla magistratura contro il Ministro (autore di una riforma della giustizia sonoramente bocciata dal referendum) che si trova ora in oggettiva difficoltà, dal momento che la responsabilità politica è sua, che ha proposto e controfirmato l’atto. Lo scaricabarile non funziona.
Che fare ora? Passiamo all’aspetto giuridico. La grazia viene concessa come atto individuale di clemenza dal Presidente della Repubblica a fini umanitari e di equità, se però emergono falsi presupposti di fatto, mantenerla sarebbe un esercizio sviato del potere e dunque Mattarella dovrebbe in questo caso annullarla. Va sottolineato il condizionale, perché un conto sono le ricostruzioni giornalistiche, un altro sono i fatti accertati.
Ma quale sarebbe la via istituzionale corretta per annullare eventualmente la grazia in un caso come questo? Non ci sono esempi a cui fare riferimento, se male non mi appongo. La via ordinaria sarebbe – a mio avviso – la seguente: il Ministro, sulla base di nuovi fatti emersi (se emergono), dovrebbe proporre al Presidente l’annullamento della grazia, assumendosi così pienamente la responsabilità politica dell’atto. A questo punto il Presidente firmerebbe l’atto di annullamento della grazia. La figura istituzionale del Presidente sarebbe salva.
Succederà questo? Lo scopriremo solo vivendo …
Postilla
Quanto scritto non viene modificato da una prassi introdotta dal Presidente Napolitano, la quale prevede che la richiesta di grazia venga presentata direttamente al competente ufficio del Quirinale, ufficio da lui stesso istituito. Responsabile politico del procedimento resta però il Ministro della giustizia che è competente sulla fase istruttoria del procedimento e propone la richiesta, mentre la decisione finale spetta al Presidente della Repubblica. La sentenza n. 200/2006 della Corte costituzionale, oggi spesso richiamata, non modifica le cose, chiarisce solo che il Ministro della giustizia non può impedire un procedimento di grazia che il Presidente della Repubblica intende adottare.

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