Oramai si è capito: il prossimo referendum riguarda la riforma dell’autogoverno della magistratura. L’obiettivo è introdurre il controllo del governo sull’operato dei magistrati, proprio come auspicava Berlusconi.
Lo strumento per questo controllo è la composizione dei nuovi organismi di ‘autogoverno’, che sarebbe esercitato da tre nuovi organismi in sostituzione di quello attuale (il CSM). In questi tre organismi i magistrati sono esclusi dalla scelta dei propri rappresentanti, affidata al caso, a differenza della rappresentanza espressa dalla maggioranza politica, scelta tra una rosa indicata dalla maggioranza parlamentare.
La scaltrezza comunicativa del Governo è stata fare credere alla pubblica opinione che il referendum riguardi un problema tecnico di organizzazione della magistratura, la separazione delle carriere, la cui motivazione è argomento difficilmente comprensibile dal cittadino comune, anche perché attualmente il problema sembra riguardi solo lo 0,3% dei magistrati, e perché sarebbe bastata una legge ordinaria invece che una riforma costituzionale.
La separazione delle carriere è lo strumento, il pretesto, il cavallo di Troia, per modificare l’attuale forma di autogoverno della magistratura in modo da controllarla, non il fine della modifica della costituzione.
Secondo me, il comitato del no è caduto nel tranello comunicativo. Invece di pubblicizzare il referendum come ‘referendum sulla modifica dell’autogoverno della magistratura’ continua a chiamarlo ‘referendum sulla separazione delle carriere’. Buona fortuna!

Gianfranco Pasquino dice
lasciamo parlare Nordio che se ne intende (sic). Prima affermazione, ristabilire il primato della politica; seconda, eddai, Schlein quando (sic) governerai questa riforma servirà anche a te.
Dino Cofrancesco dice
si dice a Genova Che bellu spiritu de patata!
Gioacchino Di Palma dice
Egregio dr Midoro,
non capisco dove sia il “tranello comunicativo”. In base all’art. 104 della Costituzione così come modificato, si prevede che per l’elezione dei membri laici il Parlamento formerà l’elenco da cui poi si estrarranno a sorte gli eletti. Per i componenti togati invece gli eletti verranno estratti a sorte tra tutti i magistrati appartenenti a quella carriera (Giudici o PM). Quindi questi ultimi non li sceglie il Parlamento.
La differenza, rispetto ad oggi, sta nel fatto che come scrive Lei: “… i magistrati sono esclusi dalla scelta dei propri rappresentanti, affidata al caso, a differenza della rappresentanza espressa dalla maggioranza politica, scelta tra una rosa indicata dalla maggioranza parlamentare …”. Non capisco dove sia il controllo della politica sulla Magistratura, laddove gli eletti tra i togati (Giudici o PM) avverrà tra tutti e non tra un gruppo già selezionato.
Da quel che capisco leggendo il testo del nuovo art. 104 cost., questo è il “referendum sulla separazione delle carriere”, e non sulla “modifica dell’autogoverno della magistratura”, perché tutte le competenze specifiche dei due CSM (assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni, organizzazione degli uffici giudiziari, pareri su leggi riguardanti la giustizia, tutela dell’indipendenza della Magistratura) rimarranno invariate. La novità sta nel fatto che gli eletti non saranno stati scelti dalle correnti interne, che tanto male hanno fatto al nostro sistema giustizia (il caso del Dr Palamara altro non è che la punta dell’iceberg). Circa la Corte Disciplinare, sottrarre, a differenza di adesso, il giudizio su questioni disciplinari nel rispetto del principio che il controllato non è giudicato da suoi pari o colleghi, mi sembra che non vi sia niente di strano.
La proposta di riforma, inoltre, non modifica per nulla i principi di “autonomia”, “indipendenza”, “autogoverno” di entrambi gli organi. I principi enunciati sono inattaccabili e nemmeno norme sovranazionali potrebbero limitarli o modificarli.
Dino Cofrancesco dice
Bravo Midoro! Ha capito tutto. Viviamo sotto un governo criptofascista che vuole asservire la Magistratura. La sinistra riformista non se n’è accorta e,ancora un volta, come nel 22, ha scelto il ruolo di fiancheggiatrice.