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Verità, Post-verità e Fake News

26 Marzo 2018 di Carmelo Vigna Lascia un commento

Si dice e si scrive – contenti – che siamo nell’epoca della ‘post-verità’. Ma poi ci si lamenta delle ‘Fake News’. Questi due modi di sentire non mi paiono, almeno sulle prime, facilmente compatibili. Questo non vuol dire che non siano o non possano essere vissuti nel nostro quotidiano anche appaiati. In fondo, vivere nell’epoca della ‘post-verità’ sembra voler dire vivere in un’epoca in cui si è liberi da un fardello fastidioso. Senza il vincolo della verità, i giochi dell’umana libertà parrebbero meglio garantiti. Ma quando poi si incorre nelle ‘fake news’, ci si infastidisce e anche si grida allo scandalo. A torto, verrebbe da ribattere. Se siamo nella post-verità, perché dovremmo scandalizzarci davanti alle ‘bufale’? Non fanno anch’esse parte della ‘post-verità’? E ancora: se la verità non è più in giro, come accusare qualche notizia di falso? Falso è il non-vero (il contrario del vero). E se il vero è sparito, come capire che qualcosa è l’opposto (contrario) del vero? La scienza dei contrari è unica, ammonivano i filosofi antichi.

Qualcosa non torna, evidentemente. Provo allora a suggerire alcune (poche) indicazioni per tentare di ridurre lo sconcerto. E anche determinare il torto.

L’etichetta della ‘post-verità’, anzitutto, è un’etichetta in qualche modo riciclata. Dopo la post-metafisica e/o la post-modernità, forse non poteva mancare la post-verità. Solo che, oltre (dopo) la verità, non resta nei nostri discorsi che l’opinione e/o la falsità. Propriamente, si opina, quando non si sa se qualcosa è vero o falso. Si è nel falso, quando si dicono cose che non corrispondono alla realtà constatata.

Ma poi, che cos’è la realtà? È da qui, a mio avviso, che prende il volo la pretesa della post-verità. Molti infatti sono convinti che sia impossibile venire a capo della conoscenza della realtà. E poiché la verità è la realtà delle cose resa manifesta al pensiero, la verità appare loro impossibile. Siamo, appunto, nel tempo della post-verità o della non-verità (che è lo stesso). Ma anche questa, a mio avviso, è una convinzione frettolosa e sbagliata. Perché?

Perché a monte di questa convinzione stanno, mi pare, (almeno) un paio di presupposti e (almeno) un grosso fraintendimento.

Primo presupposto. La convinzione dei Moderni che noi conosciamo non le cose come sono in sé (Kant, e prima anche Cartesio), ma come appaiono ai nostri sensi. Cioè conosciamo le sensazioni, ma non il sentito. Poi, congetturiamo soltanto – a partire da quelle. La versione più recente di questo vecchio presupposto può esser considerata la filosofia come ermeneutica. A nulla è valso tutto il lavoro della fenomenologia della prima metà del Novecento (Husserl), che giurava sulla nostra capacità di andare ‘alle cose stesse”.

Secondo presupposto. In un mondo multiculturale o interculturale le ‘comuni evidenze’ della tradizione occidentale non soccorrono più. Ogni sorta di convinzione ha il diritto al rispetto. Che cosa importi veramente ‘l’umano che ci è comune’ è impossibile da sapere

Il grosso fraintendimento. La ragione mediatica come sapere (‘Prima di pensare, chiedi a Google’). Solo che il mondo dei ‘media’ (Internet, i ‘Social’, la TV, il cinema ecc.) è, appunto, un mondo ‘medio’ tra la realtà e la soggettività conoscente, ossia è un prodotto della nostra mente e del nostro immaginario, dove ognuno può introdurre ogni genere di variante rispetto a ciò che dovrebbe fedelmente riportare come immediatamente appreso.

Sì, come immediatamente appreso. Da più di una ventina di secoli, infatti, si sa molto bene che il luogo originario della ‘verità’ è l’immediatezza della relazione conoscitiva, non la mediazione. Può servire anche la mediazione, certo, ma la mediazione (la ‘dimostrazione’) è un luogo fragile e di facile manipolazione (conscia e inconscia). Quindi raramente può essere considerata rigorosa e affidabile (cioè poi, vera).

Ebbene, se noi viviamo oggi in un mondo dove la ‘mediazione’ (conoscitiva), specie tramite la Rete, si è dilatata a dismisura e occupa la gran parte del nostro ‘sapere’ (quello che ha perduto da un pezzo, appunto, la nota dell’immediatezza – Wikipedia!), perché meravigliarci, se ci si trova continuamente di fronte a distorsioni di ogni tipo (‘Fake News’ comprese). Non si sarà per caso smarrito da parte non pochi di noi il senso semplice della verità, che pur sempre ci abita…?

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